Meloni punta su Vox. Il piano per scalare l'Europa
di Emanuele LauriaROMA - Il prossimo tassello potrebbe essere una visita a Varsavia, a casa dell'amico Mateusz Morawiecki, presidente (conservatore, of course) della Polonia. Giorgia Meloni deve trovare il tempo di incastrare il viaggio in un calendario fittissimo: non è facile, anche perché la missione potrebbe turbare una situazione politica interna delicatissima, in vista del test nazionale di novembre. Ma una cosa è certa: la premier non intende risparmiare alcun passo per esportare quello che i suoi chiamano "modello Italia" anche a Bruxelles. Ponendosi come king-maker dell'alleanza europea fra Conservatori e Ppe. E insieme cercando di accrescere il peso del nostro Paese, governato da una destra guardata con diffidenza, sullo scacchiere internazionale. Gli argini sono saltati dopo le amministrative in Spagna: Meloni è convinta che l'esito del test di domenica scorsa, sfavorevole ai socialisti, sia la base per un'alleanza fra il Ppe e Vox (altra…
ROMA - Il prossimo tassello potrebbe essere una visita a Varsavia, a casa dell'amico Mateusz Morawiecki, presidente (conservatore, of course) della Polonia. Giorgia Meloni deve trovare il tempo di incastrare il viaggio in un calendario fittissimo: non è facile, anche perché la missione potrebbe turbare una situazione politica interna delicatissima, in vista del test nazionale di novembre. Ma una cosa è certa: la premier non intende risparmiare alcun passo per esportare quello che i suoi chiamano "modello Italia" anche a Bruxelles. Ponendosi come king-maker dell'alleanza europea fra Conservatori e Ppe. E insieme cercando di accrescere il peso del nostro Paese, governato da una destra guardata con diffidenza, sullo scacchiere internazionale. Gli argini sono saltati dopo le amministrative in Spagna: Meloni è convinta che l'esito del test di domenica scorsa, sfavorevole ai socialisti, sia la base per un'alleanza fra il Ppe e Vox (altra formazione che aderisce all'Edr) per il governo iberico. Dunque una sorta di lasciapassare all'assalto all'Europa. Non a caso, con scarso riguardo per Pedro Sanchez che le stava accanto al vertice moldavo della comunità economica europea, la presidente del Consiglio non ha nascosto che ha "molta attenzione" per il risultato che i Conservatori otterranno alle elezioni politiche indette per luglio.
Il disegno è chiaro: cavalcare l'onda di destra che avanza in diversi Paesi europei per ribaltare fra un anno esatto - quando si voterà per l'Europarlamento - gli assetti consolidati e imperniati sull'intesa fra socialisti e popolari. La premessa è un'intesa che, già dall'inizio dell'anno, esiste con Manfred Weber, capogruppo del Ppe a Bruxelles, con l'intermediazione di Antonio Tajani. Meloni, nel frattempo, ha rafforzato la tela andando ad omaggiare alcuni partner della famiglia dei Conservatori nell'Ue (come il ceco Petr Fiala) e promuovendo se stessa e una sorta di Internazionale conservatrice anche fuori dai confini politici europei: a Londra con Sunak come a Nuova Delhi con Modi. Mentre i suoi scudieri a Bruxelles, Fidanza e Procaccini, stringono le maglie e annotano con soddisfazione l'asse con esponenti popolari e liberali che si è saldato sui voti, nelle commissioni Agricoltura e Pesca, sul Nature restoration law.
Il progetto va avanti: Meloni, riferiscono fonti europee, dà già per assodato che sfonderà nei Paesi dell'Est. Confida nei buoni rapporti con Kyriakos Mitsotakis, il primo ministro conservatore greco che a qualche settimana fa ha vinto le elezioni con il 41 per cento ma che, per avere la maggioranza assoluta, si sottoporrà di nuovo a luglio alle urne.
Ma gli ostacoli sono tanti. Weber, ad esempio, soffre forti contrasti all'interno del Ppe tedesco, e in Polonia i leader dei Conservatori (il presidente Morawiecki) e dei popolari (Donald Tusk) si combattono senza esclusione di colpi: il governo uscente ha voluto una commissione d'inchiesta per verificare le ingerenze russe sulla Polonia ai tempi in cui al timone c'era Tusk. Non esattamente un clima favorevore perché fra le due forze poliche, dopo l'infuocata contrapposizione per il voto nazionale, riparta il dialogo per una coalizione europea. Il Ppe, peraltro, all'inizio del 2024 andrà a congresso: se dovesse rilanciare - come è possibile - il nome di Ursula von der Lyen come candidata presidente della commissione, sarebbe un problema in più perché di certo l'uscente che ha governato con l'appoggio dei socialisti non potrebbe rappresentare un'alleanza diversa.
Poi c'è l'incognita Matteo Salvini. Il leader della Lega, in due interviste ad El Pais e Le Figaro, è tornato a parlare di centrodestra unito in Europa: fallito l'anno scorso il suo progetto di racchiuderlo tutto in un unico gruppo, adesso si propone per dare una spinta al successo alle Europee. Ma resta ancorato a compagni di viaggio ingombranti. Salvini, pur di non restare isolato, è pronto ad abbandonare i tedeschi dell'Afp, accusati di simpatie neonaziste, ma pesa il rapporto a doppio filo con Marine Le Pen, non amata da Meloni (circostanza ricambiata) e ancor meno dal Ppe. Le incognite sono tante come le ambizioni della premier, insomma. Ma la partita è ufficialmente cominciata. E stavolta la prima ministra, che mira a piantare la bandierina della destra anche a Bruxelles, non si dichiara "underdog".