Pnrr, dai cimiteri ai musei locali quei 150mila piccoli progetti che il governo giudica inutili
di Giuseppe ColomboA San Sebastiano Curone, 571 anime in provincia di Alessandria, il cimitero è troppo piccolo. Almeno così ha pensato l'amministrazione locale, che esattamente un anno fa ha presentato un progetto per ampliarlo. Con i soldi del Pnrr. E la domanda ha avuto fortuna: è finita dentro la graduatoria degli investimenti ammessi e idonei, stilata dall'Agenzia per la Coesione territoriale, la struttura che per conto del governo ha raccolto, nei mesi scorsi, le proposte arrivate dai Comuni. L'investimento vale 175 mila euro. E altri 125 mila euro sono stati richiesti per ristrutturare il parcheggio vicino al centro storico. Nella graduatoria figurano altri 2.175 progetti che dovrebbero "promuovere soluzioni a problemi di disagio e fragilità sociale, mediante la creazione di nuovi servizi e infrastrutture sociali o il miglioramento di quelli esistenti". Ma parecchi sindaci si sono fatti prendere la mano: come quello di Exilles, sempre in Piemonte,…
A San Sebastiano Curone, 571 anime in provincia di Alessandria, il cimitero è troppo piccolo. Almeno così ha pensato l'amministrazione locale, che esattamente un anno fa ha presentato un progetto per ampliarlo. Con i soldi del Pnrr. E la domanda ha avuto fortuna: è finita dentro la graduatoria degli investimenti ammessi e idonei, stilata dall'Agenzia per la Coesione territoriale, la struttura che per conto del governo ha raccolto, nei mesi scorsi, le proposte arrivate dai Comuni. L'investimento vale 175 mila euro. E altri 125 mila euro sono stati richiesti per ristrutturare il parcheggio vicino al centro storico. Nella graduatoria figurano altri 2.175 progetti che dovrebbero "promuovere soluzioni a problemi di disagio e fragilità sociale, mediante la creazione di nuovi servizi e infrastrutture sociali o il miglioramento di quelli esistenti". Ma parecchi sindaci si sono fatti prendere la mano: come quello di Exilles, sempre in Piemonte, che ai suoi 254 concittadini ha promesso di portare a casa 199 mila euro, per dare un tocco multimediale al museo dedicato alla grappa. Intanto, però, è sorto un problema: questi progetti, definiti piccoli interventi, sono in bilico. Nati con il governo Draghi, ora sono attenzionati dall'esecutivo di destra.
Il ministro con la delega al Pnrr Raffaele Fitto non ha ancora deciso quale sarà il loro destino, ma ha ben chiaro una cosa: rappresentano un problema. Perché sono contrari allo spirito del Piano di ripresa e resilienza. E perché rallentano il passo della spesa complessiva: molti Comuni - è il ragionamento collegato ai dati - non riescono a gestire gli investimenti. Per questo un paragrafo della relazione semestrale sul Piano, che Fitto invierà in Parlamento la settimana prossima, è dedicato alla "frammentazione degli interventi".
Una tabella riassume la polverizzazione: se si prende in considerazione il 68% del Pnrr (circa 130 miliardi), riferito agli interventi messi a bando, viene fuori che l'87% dei progetti ha un importo inferiore o uguale a un milione di euro, la soglia che individua i "piccoli". In tutto sono circa 152 mila: quasi la metà ha un importo fino a 70 mila euro. E altri 28 mila tra 71 e 180 mila euro.
"Una simile frammentazione - si legge nella relazione - rappresenta un punto di debolezza dell'attuale formulazione del Piano in quanto contribuisce alla dispersione delle risorse, monetarie e non". Poi vengono elencate le criticità legate ai Comuni, che si trovano a gestire un numero elevato di progetti differenti, "il che - aggiunge il governo - amplifica i costi". L'impatto accresce il problema: si riduce la possibilità di concentrare il personale sulla gestione dei progetti che hanno importi maggiori e un impatto più significativo sul territorio.
L'esecutivo dovrà scegliere se escludere questi progetti dal Pnrr. I tempi stringono, la decisione è delicata. Anche quella più soft, rispetto alla cancellazione, e cioè il travaso sui fondi della Coesione. Alla fine i progetti cambierebbero la fonte di finanziamento, ma molti sindaci potrebbero viverlo come uno sgarbo, un segnale di sfiducia.
E per Giorgia Meloni significherebbe aprire un altro fronte sul Pnrr.