Pnrr, tregua con la Ue ma Bruxelles insiste: "Controlli necessari"
di Emanuele LauriaROMA - È il giorno della tregua. C'è una schiarita dopo lo scontro fra Bruxelles e Roma sui controlli al Pnrr. Il confronto prosegue, con toni più concilianti. Ma senza sconti: la Commissione continua a battere sul tasto di un monitoraggio rigoroso e negli ambienti di FdI c'è chi, come il capodelegazione al parlamento europeo Carlo Fidanza, non si esime dall'additare "il fastidioso pregiudizio" verso il governo di destra.
Veloce recap: venerdì un portavoce della Commissione aveva sollevato perplessità sul limite che l'esecutivo Meloni intende mettere al controllo della Corte dei conti sul Pnrr. Palazzo Chigi aveva replicato con una nota in otto punti definendo le polemiche "strumentali". La risposta della presidenza del Consiglio aveva indotto Bruxelles, in serata, a fare un parziale dietrofront.
Ieri ulteriori precisazioni da parte della commissione: sul Pnrr, è la posizione che viene fatta t…
ROMA - È il giorno della tregua. C'è una schiarita dopo lo scontro fra Bruxelles e Roma sui controlli al Pnrr. Il confronto prosegue, con toni più concilianti. Ma senza sconti: la Commissione continua a battere sul tasto di un monitoraggio rigoroso e negli ambienti di FdI c'è chi, come il capodelegazione al parlamento europeo Carlo Fidanza, non si esime dall'additare "il fastidioso pregiudizio" verso il governo di destra.
Veloce recap: venerdì un portavoce della Commissione aveva sollevato perplessità sul limite che l'esecutivo Meloni intende mettere al controllo della Corte dei conti sul Pnrr. Palazzo Chigi aveva replicato con una nota in otto punti definendo le polemiche "strumentali". La risposta della presidenza del Consiglio aveva indotto Bruxelles, in serata, a fare un parziale dietrofront.
Ieri ulteriori precisazioni da parte della commissione: sul Pnrr, è la posizione che viene fatta trapelare, "sono in corso scambi costruttivi" con l'Italia e "le autorità italiane forniscono ulteriori informazioni ove necessario". Parole che, in realtà, si riferiscono allo stato delle trattative con Roma per lo sblocco della terza rata e alle modifiche al piano italiano. E i controlli? "Come regola generale, non commentiamo i disegni di legge". Ma si ricorda che il regolamento sul Recovery fund "richiede un quadro di controllo su misura e proporzionato alla sua natura unica di programma di spesa dell'Ue". Un quadro che comunque viene definito "solido".
In questo dedalo di critiche più o meno velate della Ue, reazioni a tono e ulteriori precisazioni, il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto - dopo aver sentito Giorgia Meloni - decise di stemperare il clima. E, intervenendo al Tg1 dice che "il caso è chiuso": "Bruxelles ha precisato che c'è stato un fraintedimento, per noi ciò risolve la questione. Il lavoro che il governo porta avanti con la commissione europea è in perfetta collaborazione e i rapporti, a partire da quelli di vertice tra Meloni e von der Leyen, sono di proficuo e positivo lavoro comune".
Sono due le certezze, alla fine (per ora) della contesa. Prima: le parti in causa rimangono guardinghe. E non viene meno, da parte di Fratelli d'Italia, il sospetto che ci siano resistenze politiche da parte dell'Ue: "Penso che da parte di alcuni alti funzionari - dice Fidanza - ci sia una sorta di doppio standard: quello che a Draghi veniva ampiamente consentito, senza che qualcuno gli chiedesse conto di alcunché, con noi diventa oggetto di attenzioni occhiute". E ancora: "È chiaro che siamo in campagna per le Europee. Che ci sia un po' di preoccupazione nei palazzi perché stiamo lavorando a un cambio di maggioranza e di paradigma a livello Ue è comprensibile. Ma questo non deve inficiare la correttezza dei rapporti: i funzionari non devono fare politica e devono astenersi da dichiarazioni orientate politicamente, che possono essere strumentalizzate".
La seconda certezza: il governo non rinuncia a portare avanti gli emendamenti al decreto sulla pubblica amministrazione che abolisce il controllo concomitante della Corte dei conti sul Pnrr. Domani l'esecutivo dovrebbe porre la questione di fiducia alla Camera. Fiducia che sarà votata martedì mentre il voto finale si dovrebbe svolgere entro mercoledì. Poi corsa contro il tempo per il sì del Senato, perché il decreto scade il 21 giugno.