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La strategia del leader per allontanare la Lega dall’ombra lunga di Putin

Matteo Salvini  (ansa)
Il riposizionamento del vicepremier in vista delle Europee per inserirsi nell’intesa tra Conservatori e Ppe
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ROMA - La parola d'ordine, nel Carroccio, è gridare al complotto, additare la presunta bufala, sfruttare l'assist offerto da La Verità per scacciare l'ombra lunga del Metropol. Matteo Salvini chiede che lui e il suo partito vengano ripuliti dal "fango". Pretende che la magistratura e il Copasir facciano chiarezza. Mossa che, se da un lato, dimostra la sofferenza con la quale il leader ha vissuto la vicenda, dall'altro sottindende un calcolo tattico: per l'ex Capitano che oggi ha meno della metà dei consensi del 2018 è l'occasione di rifarsi un'immagine in vista delle prossime Europee. Ma soprattutto di ricollocare il Carroccio lontano da Mosca e dall'ingombrante sagoma di Vladimir Putin. Obiettivo necessario, sottolineano fonti parlamentari leghiste, se si vuol restare agganciati a un'alleanza in cantiere - quella fra Conservatori e Ppe - in cui è forte l'ostilità nei confronti dello Zar.

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ROMA - La parola d'ordine, nel Carroccio, è gridare al complotto, additare la presunta bufala, sfruttare l'assist offerto da La Verità per scacciare l'ombra lunga del Metropol. Matteo Salvini chiede che lui e il suo partito vengano ripuliti dal "fango". Pretende che la magistratura e il Copasir facciano chiarezza. Mossa che, se da un lato, dimostra la sofferenza con la quale il leader ha vissuto la vicenda, dall'altro sottindende un calcolo tattico: per l'ex Capitano che oggi ha meno della metà dei consensi del 2018 è l'occasione di rifarsi un'immagine in vista delle prossime Europee. Ma soprattutto di ricollocare il Carroccio lontano da Mosca e dall'ingombrante sagoma di Vladimir Putin. Obiettivo necessario, sottolineano fonti parlamentari leghiste, se si vuol restare agganciati a un'alleanza in cantiere - quella fra Conservatori e Ppe - in cui è forte l'ostilità nei confronti dello Zar.

Gli articoli del giornale diretto da Maurizio Belpietro sul caso Metropol piacciono molto al leader del Carroccio perché arrivano in un momento chiave per la Lega, a un anno dal voto per l'Europarlamento. Salvini è visto, a livello internazionale, come uno dei capi di partito più vicini a Putin. E questo non a caso: ma anche in virtù delle inchieste de L'Espresso sulla trattativa - confermata anche nelle carte giudiziarie - tra esponenti del Carroccio e faccendieri russi.

Un legame che, nello scacchiere del centrodestra europeo, non consente più grandi margini di manovra al segretario. La Lega, peraltro, siede nel gruppo Identità e democrazia assieme ad alcune formazioni filorusse: in primis il Rassemblement national di Marine Le Pen. In Francia la commissione parlamentare d'inchiesta sulle interferenze straniere ha appena approvato una relazione che definisce Le Pen "la cinghia di trasmissione di Putin in Europa". Posizioni inconciliabili con quelle dei Conservatori - dove è rilevante il ruolo dei polacchi di Morawiecki - che del Ppe, che sono saldamente su una posizione di condanna per l'invasione di Mosca e per un richiamo del presidente russo alle proprie responsabilità. Non a caso, Berlusconi (pur amico di Putin) ha chiesto a Salvini di allontanarsi da "estremisti inaffidabili".

Ed ecco che la narrazione offerta da La Verità, e cioè che si sia trattata di una "macchinazione" ai danni "dell'inconsapevole Salvini", serve al ministro anche per dire che lui è una vittima "di un mix di politica, magistratura e giornalismo di sinistra che hanno infangato tutta l'Italia", in modo da non fare da spettatore alle grandi manovre che invece sta portando avanti la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, kingmaker dell'accordo tra Popolari e Conservatori, che dovrebbe ribaltare l'attuale asse di governo europeo Ppe-socialisti. E per provare a riproporsi in Italia, certo non nell'immediato futuro, come alternativa interna della stessa premier.

C'è da sottolineare però che in casa Lega non tutti sono poi molto contenti che si stia ritornando a parlare del caso Metropol e dei rapporti di Salvini e della Lega con la Russia: "Erano argomenti ormai quasi del tutto dimenticati, che invece stano tornando sulle pagine dei giornali e in tv", si sussurra in ambienti leghisti. Al di là del merito della vicenda Metropol, riparlarne comporta il rischio di riaprire pagine poco edificanti della storia recente del leader leghista, dalla figuraccia accanto al sindaco di Przemysl con la maglietta di Putin in mano all'abortita missione personale di pace a Mosca che era stata pianificata con il consulente Antonio Capuano. Il dibattito è aperto, dietro il polverone sollevato da Salvini.