Affare Metropol, nessun complotto. Salvini smentito da incontri e mail
di Giuliano Foschini , Fabio TonacciSostiene dunque la Lega che la vicenda del Metropol - la trattativa per una compravendita milionaria di petrolio russo con la previsione di una percentuale per finanziare il partito, oggetto di un'indagine dei pm di Milano conclusasi con l'archiviazione - non sia solo "una sòla", bensì il frutto di un complotto ordito contro Salvini dall'avvocato cosentino Gianluca Meranda. Di più: una "macchinazione" per affondare il leader leghista e il suo ex portavoce Gianluca Savoini, con la complicità del settimanale l'Espresso che, per primo, svelò nel febbraio del 2019 la negoziazione. I magistrati, che per mesi hanno indagato ipotizzando la corruzione internazionale e il finanziamento illecito, scontrandosi col muro di gomma di Mosca, non parlano però mai di trappola, né tantomeno nelle carte viene evocato il complotto. Tuttavia, la pubblicazione degli atti è lo spunto per Salvini per portare la questi…
Sostiene dunque la Lega che la vicenda del Metropol - la trattativa per una compravendita milionaria di petrolio russo con la previsione di una percentuale per finanziare il partito, oggetto di un'indagine dei pm di Milano conclusasi con l'archiviazione - non sia solo "una sòla", bensì il frutto di un complotto ordito contro Salvini dall'avvocato cosentino Gianluca Meranda. Di più: una "macchinazione" per affondare il leader leghista e il suo ex portavoce Gianluca Savoini, con la complicità del settimanale l'Espresso che, per primo, svelò nel febbraio del 2019 la negoziazione. I magistrati, che per mesi hanno indagato ipotizzando la corruzione internazionale e il finanziamento illecito, scontrandosi col muro di gomma di Mosca, non parlano però mai di trappola, né tantomeno nelle carte viene evocato il complotto. Tuttavia, la pubblicazione degli atti è lo spunto per Salvini per portare la questione al Copasir questa mattina.
La trattativa c'è stata
La strategia degli esponenti della Lega è fin troppo chiara: ribaltare la prospettiva, accusare chi ha raccontato la storia e allontanare Savoini da quel tavolo dell'hotel Metropol di Mosca dove il 18 ottobre 2018 sedeva con Meranda, con l'altro italiano Francesco Vannucci e con tre russi, due dei quali identificati in Andrey Karchenko (direttore del Middle East Departement del movimento politico dell'ideologo di Putin Alexander Dugin, ma anche agente dei servizi segreti) e Ilya Yakunin, vice direttore della North Caucasus Development corporation, controllata dal Cremlino. Il tentativo leghista produce rumore ma zero sostanza. Anche perché è provato che a cavallo tra il 2018 e il 2019 Savoini è stato protagonista attivo in più di una trattativa di acquisto di petrolio russo.
Scrive il gip nel decreto di archiviazione che l'affare del Metropol non si è concretizzato "probabilmente per il rifiuto da parte di Rosneft (la società russa venditrice, ndr) dovuto all'eccessivo sconto richiesto dal potenziale acquirente". E che un successivo tentativo è sfumato perché l'Espresso pubblicò degli articoli. Ma a che titolo Savoini andava in cerca di greggio russo? E perché, quando al tavolo del Metropol si parlò di sconti e di provvigioni, non fece una piega? Lui non lo ha mai spiegato.
L'affare pilota
Quello che appare evidente è il tipo di affare sul tavolo. Era nei patti che il venditore russo dovesse praticare a Euro Ib (banca intermediaria di cui risultava general manager l'avvocato Meranda) lo sconto del 4 per cento sul prezzo del petrolio, e che poi Euro Ib avrebbe rivenduto il quantitativo a un prezzo maggiore. La differenza poteva essere la provvigione, anche per la Lega. I pm fanno notare una stranezza. Un mese e mezzo prima del Metropol, si perfeziona quello che ha l'aspetto di essere un "affare pilota". "Il 25 agosto la Ets (società inglese del gruppo Eni, ndr) ha acquistato dalla Rosneft una singola fornitura che spiccava per essere rimasta isolata e per essere caratterizzata dalla percentuale di sconto più elevata, -8,22 per cento, rispetto alla tariffa di riferimento".
L'ipotesi corruttiva non è stata provata perché il governo russo non ha mai risposto alle rogatorie internazionali della procura di Milano, rendendo così impossibile identificare chi fossero i pubblici ufficiali da corrompere. L'inchiesta è stata archiviata.
Le date smentiscono il complotto
Secondo la Lega, l'avvocato Meranda, che ha un trascorso nella massoneria, si è accordato con Giovanni Tizian dell'Espresso per confezionare la trappola in cui doveva cadere Savoini prima e Salvini poi. Sostengono i pm che fu proprio Meranda a registrare la conversazione al tavolo del Metropol, di cui il settimanale riportò il contenuto. È un fatto che Tizian fosse presente nella hall dell'hotel, a un tavolo accanto. E tuttavia, le date della presunta macchinazione non tornano: Meranda, Savoini e Vannucci cominciano a trattare il petrolio russo già dall'aprile del 2018, ben prima che l'avvocato si incontrasse col giornalista (a luglio, riportano i tabulati).
Il primo meeting dei tre intermediari italiani risale al 19 aprile, a Milano. Il secondo il 4 maggio, a Roma. Dopodiché iniziano i viaggi del gruppo verso Mosca. "L'indagine - scrivono i pubblici ministeri - è stata in grado di ricostruire 40 riunioni degli indagati con esponenti della controparte russa tra il 19 aprile 2018 e l'8 luglio 2019, sia in Italia che a Mosca. Se è stata soltanto una "sòla", perché le 40 riunioni? Resta però oscuro il vero gioco di Meranda, contemporaneamente attore della trattativa e della fuga di notizie.
Il nuovo tentativo
D'altronde che Savoini non mollasse l'affare del petrolio lo dimostrano le mail. Quando lui, Vannucci e Meranda capiscono che con Rosneft è finita, inviano nuove richieste di fornitura il 27 e il 28 dicembre 2018, "perfettamente sovrapponibili a quella inviata a ottobre a Rosneft, se non per il meno elevato valore degli sconti". A quel punto, però, non è più solo una questione di prezzo. Il primo febbraio del 2019 il vice direttore del reparto Logistica di Gazprom scrive che non erano più interessati al un rapporto commerciale con Euro Ib "per perplessità sull'esperienza e la competenza operativa dell'azienda nel settore petrolifero". Anche l'ultimo approccio sta per saltare quando, siamo a metà febbraio, la notizia viene pubblicata sull'Espresso. Più che la causa del fallimento della trattativa, una conseguenza. "La divulgazione a mezzo stampa avvenuta due settimane dopo sortiva l'effetto di interrompere ogni sostanziale sviluppo".