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Provenzano: "È fuga dai controlli, la destra porta l’Italia alla deriva ungherese"

Peppe Provenzano  
Il responsabile esteri del Pd: "Noi siamo per sostenere Kiev anche con aiuti militari. Serve più coraggio sulla difesa europea"
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ROMA - Peppe Provenzano ha appena lasciato la Segreteria di Stato vaticana e la prima cosa che vuole fare, di slancio, è inviare gli auguri al cardinal Zuppi per la sua missione a Kiev: "Ha un valore simbolico straordinario. Il presidente della Cei sa ascoltare e dare valore a parole come speranza, giustizia, pace". Ennesima tappa del giro di ambasciate che il responsabile Esteri del Pd sta facendo per spiegare il posizionamento internazionale del partito a guida Schlein.

Ma lei cosa è andato a fare in Vaticano, onorevole?
"Tra i miei nuovi compiti c'è quello di incontrare le diplomazie".

Tornando all'Italia, non c'è giorno che il governo non attacchi le istituzioni di garanzia: Corte dei Conti, Rai, Bankitalia, Commissione Ue. C'è da preoccuparsi?
"È un governo di estrema destra che sta mostrando il suo vero volto, quello che si vede in Ungheria o nella Polonia condannata proprio ieri dalla Corte di …

ROMA - Peppe Provenzano ha appena lasciato la Segreteria di Stato vaticana e la prima cosa che vuole fare, di slancio, è inviare gli auguri al cardinal Zuppi per la sua missione a Kiev: "Ha un valore simbolico straordinario. Il presidente della Cei sa ascoltare e dare valore a parole come speranza, giustizia, pace". Ennesima tappa del giro di ambasciate che il responsabile Esteri del Pd sta facendo per spiegare il posizionamento internazionale del partito a guida Schlein.

Ma lei cosa è andato a fare in Vaticano, onorevole?
"Tra i miei nuovi compiti c'è quello di incontrare le diplomazie".

Tornando all'Italia, non c'è giorno che il governo non attacchi le istituzioni di garanzia: Corte dei Conti, Rai, Bankitalia, Commissione Ue. C'è da preoccuparsi?
"È un governo di estrema destra che sta mostrando il suo vero volto, quello che si vede in Ungheria o nella Polonia condannata proprio ieri dalla Corte di giustizia europea sulla indipendenza della magistratura. Fa impressione l'attacco al procuratore nazionale Antimafia che peraltro avanzava osservazioni in uno spirito di collaborazione istituzionale. Non hanno capito che c'è una differenza tra governare e comandare. Non pensano di aver vinto le elezioni, ma di essere diventati i padroni dell'Italia".

Ha ragione Prodi a parlare di rischio autoritarismo?
"Tra democrazie e autoritarismo c'è una scala di grigi in mezzo. E noi non possiamo accettare che anche l'Italia si colori sempre più di grigio. Compressione degli spazi democratici e di informazione, insofferenza ai controlli e aggressioni alla magistratura, discriminazioni sui diritti. Il disegno è chiaro".

E quale sarebbe?
"Vogliono coprire i fallimenti sul piano sociale ed economico e precostituirsi un alibi. "Se non riesco a fare le cose è perché mi serve più potere, mi serve il presidenzialismo". Ma tutto questo accentramento ha sin qui prodotto solo paralisi, come sul Pnrr".

Sulla Corte dei Conti il governo ha posto un'altra fiducia e stavolta ha l'ok di Calenda.
"In quanto a voti di fiducia hanno battuto ogni record, malgrado la maggioranza schiacciante e il richiamo inascoltato di Mattarella. Mi auguro che Calenda non la voti".

Intanto però le opposizioni in Parlamento marciano divise. In queste condizioni come pensate di costruire l'alternativa alla destra?
"Alle ultime politiche è mancato un centrosinistra unito e credibile. Va ricostruito innanzitutto nella società. Partendo dai salari, che sono da sempre la nostra priorità. Anche Bankitalia ha parlato di salario minimo. Il lavoro troppo spesso non è dignitoso o appagante. Le persone non ce la fanno. Da lì discende tutto il resto, un welfare che funzioni contro l'autonomia differenziata, nuove politiche industriali per la transizione ecologica".

Non mi ha detto come farete a mettervi insieme. Anzi, l'idea è che siccome alle Europee si vota con il proporzionale, parlare di alleanze ora è inutile. Lo crede anche lei?
"Non dipende solo da noi. Certo non possiamo avvitare il Pd in una discussione sulle alleanze prima di aver rilanciato la nostra azione. Ma costruirle è necessario, perché se non sei competitivo anche i tuoi elettori restano a casa, come alle ultime amministrative. Ed è necessario anche in chiave europea, per sventare il tentativo di un pezzo dei popolari di stringere un accordo con Meloni e l'estrema destra. L'Italia è uno snodo di questa possibile svolta reazionaria, contraria agli interessi nazionali, le Europee sono decisive".

Intanto l'area riformista e moderata è in subbuglio: il Pd di Schlein è ancora casa loro?
"La casa del riformismo progressista è il Pd, con ispirazioni plurali. Ricordo sempre che un cattolico democratico come David Sassoli negli ultimi anni era diventato un riferimento di tutti i socialisti europei. Il moderatismo è invece altra cosa".

Non c'è il rischio di lasciarli alla destra?
"Non dico che non bisogna costruire un rapporto con loro, non esulto per i fallimenti del Terzo polo, anzi, fuori dalla cavalleria rusticana tra Renzi e Calenda spero si affermino figure che diano rappresentanza a quel mondo: penso a Sala, a Mara Carfagna".

La sconfitta alle comunali, unita al voto disomogeneo sul regolamento europeo che aumenta la produzione di munizioni per Kiev ha scatenato malumori dentro il Pd. Non avete più una linea né sulle alleanze né in politica estera?
"Non direi, semmai è irresponsabile che per ragioni di posizionamento interno qualcuno abbia adombrato l'idea di un indebolimento del nostro sostegno all'Ucraina. Noi siamo per sostenere Kiev, anche con aiuti militari. E siamo per una difesa europea, avremmo anzi voluto più coraggio su questo".

E allora perché mezzo partito si è rivoltato?
"Un'inutile drammatizzazione. Siamo contrari a che si usi il Pnrr o i fondi strutturali per produrre munizioni, e faremo questa battaglia nel Parlamento italiano. Ma vogliamo che l'Europa sia protagonista anche sul fronte diplomatico per costruire le condizioni per una pace giusta. Mi preoccupa una certa freddezza su ogni tentativo in questa direzione, da ultimo quello del Vaticano".

Tanti accusano Schlein di evanescenza, di non dire mai parole chiare. Sostengono che non ascolti, che si confronta solo con la sua cerchia ristretta di fedelissimi e ha azzerato i luoghi di discussione.
"Per la verità ha vinto su una linea chiara, ma la segretaria non basta da sola, è lei la prima a dirlo. La segreteria è stata varata da poco più di un mese e la direzione si riunirà lunedì prossimo. Dobbiamo rilanciare il Pd, non tornare a una discussione autoreferenziale. Questo governo fa male all'Italia, evitiamo di farci male da soli. Mettiamoci tutti a lavoro per guadagnare il consenso degli italiani su un'alternativa".