Destra all’assalto del reato di tortura dopo il caso dei poliziotti arrestati a Verona. Muro delle opposizioni: “Non si tocca”
di Liana MilellaROMA - Il copione, purtroppo, è sempre quello già visto tante volte quando vengono scoperti gli agenti violenti. La destra si scaglia contro il reato di tortura, inizia la sua battaglia, che stavolta Fratelli d’Italia ha cominciato in anticipo, addirittura al principio della legislatura, quando a novembre ha depositato una proposta di legge alla Camera per sopprimerlo. Ma stavolta, di fronte agli eclatanti e documentati fatti gravissimi di Verona, la partita è molto più difficile. Tant’è che il presidente del Senato Ignazio La Russa definisce "preoccupanti" i fatti, ma tuttavia agli agenti augura "di poter dimostrare la loro innocenza". Subito dopo però è costretto ad aggiungere che "se così non fosse è giusto che paghino".
Eppure ecco che l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi, un tempo leghista e oggi deputato di Forza Italia, si dichiara "garantista" e si schiera s…
ROMA - Il copione, purtroppo, è sempre quello già visto tante volte quando vengono scoperti gli agenti violenti. La destra si scaglia contro il reato di tortura, inizia la sua battaglia, che stavolta Fratelli d’Italia ha cominciato in anticipo, addirittura al principio della legislatura, quando a novembre ha depositato una proposta di legge alla Camera per sopprimerlo. Ma stavolta, di fronte agli eclatanti e documentati fatti gravissimi di Verona, la partita è molto più difficile. Tant’è che il presidente del Senato Ignazio La Russa definisce "preoccupanti" i fatti, ma tuttavia agli agenti augura "di poter dimostrare la loro innocenza". Subito dopo però è costretto ad aggiungere che "se così non fosse è giusto che paghino".
Eppure ecco che l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi, un tempo leghista e oggi deputato di Forza Italia, si dichiara "garantista" e si schiera subito dalla parte delle polizie. Critica il reato di tortura e chiede di cambiarlo perché "per com’è stato codificato lascia troppo adito a strumentalizzazioni di ogni genere e alle interpretazioni estensive di una certa parte della magistratura".
È la stessa storia da anni. La conosce bene un giurista esperto come l’attuale Garante delle persone private della libertà Mauro Palma che annusa subito il clima e vanta proprio "la positività di aver introdotto nel codice penale un reato specifico che permette di indagare in modi e tempi adeguati e risponde pienamente alla previsione dell’articolo 13 della nostra Costituzione, nonché alle convenzioni internazionali di cui l’Italia è parte attiva". Del resto, come dice Palma, quello di Verona è "un quadro gravissimo non solo per le aggressioni e la brutalità, ma anche per la venatura di disprezzo e di odio razziale che rivela".
Eppure la destra ha già provato a cambiare la tortura, anche se il 29 marzo alla Camera il guardasigilli Carlo Nordio ha risposto così all’interrogazione del capogruppo del Pd in commissione Giustizia Federico Gianassi: "Senza se e senza ma posso dire che il governo non ha nessuna intenzione di abrogare il reato di tortura". Anche se poi aggiunge di aver sempre detto che "il reato nasconde delle carenze tecniche a proposito del dolo specifico". Ed è questo il punto che, se venisse toccato, metterebbe l’Italia contro le convenzioni internazionali e comprometterebbe gli accertamenti rendendoli impossibili.
In Parlamento la sinistra è pronta alla battaglia per tener fermo il reato e a chiedere anche di più. Come fa subito Ilaria Cucchi, la senatrice di Alleanza verdi e sinistra che definisce "gravissimi" i fatti di Verona. Cucchi chiede di introdurre subito "il codice identificativo per il personale delle forze di polizia e la bodycam da apporre sui caschi e sulle divise degli agenti per filmare le eventuali violazioni dei diritti che potrebbero verificarsi". Misure che il Pd con Rachele Scarpa ritiene "indispensabili per tutelare la stessa reputazione delle forze di polizia".
L’incubo di una battaglia politica come questa angoscia il Pd e M5S. Andrea Martella, senatore e segretario regionale Dem in Veneto, non nasconde di essere "sgomento" per fatti che "offendono la polizia di Stato". E questa è anche la principale preoccupazione di M5S. Ecco Valentina D’Orso e Ada Lopreiato ribadire, dai banchi di Camera e Senato, "come sia incredibile che in tutto il centrodestra vi sia da anni una diffusa allergia contro il reato di tortura, norma di civiltà necessaria per tutelare l’integrità fisica e psicologica delle persone".
Il portavoce di Europa verde Angelo Bonelli parla di dettagli "agghiacciant" emersi dalle indagini di Verona perché "i fermati sono stati oggetto di violenze fisiche e hanno subito trattamenti inumani e degradanti".
Altro che abolire l’articolo 613bis del codice penale, già costato una durissima battaglia parlamentare vinta solo il 14 luglio del 2017, perché di fronte a tanti episodi, come dice il segretario di +Europa Riccardo Magi, "non regge la retorica delle mele marce, ma è ora di guardare nel cesto e capire perché di episodi simili ce ne sono tanti di cui non sapremo mai nulla".