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Scontro nel governo sul dopo alluvione. E Salvini si arrabbia davanti ai sindaci

(ansa)
Dispetti e colpi bassi tra FdI e Lega. Il vicepremier irritato per la nomina di Musumeci. Meloni stronca così il pressing dei sindaci per Bonaccini commissario e i leghisti pro Molteni
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È una battaglia durissima. Sotterranea. Per controllare il dossier dell'alluvione in Emilia Romagna. Sta spaccando il governo. Fa litigare Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Dispetti, colpi bassi, nomine usate come una clava. Ieri, però, il duello è finito sotto gli occhi dei sindaci convocati a Palazzo Chigi. Esterrefatti, hanno osservato il vicepremier leghista mostrarsi prima stupito, poi irritato, infine ostentatamente gelido sulla nomina del ministro Nello Musumeci a coordinatore del tavolo con gli enti locali, imposta dalla leader. "Quindi ci vedremo a questo tavolo settimanale... che quindi sarà coordinato da Musumeci... E quindi faremo riferimento anche noi a Musumeci...". Il tutto pronunciato con faccia perplessa, di chi non era a conoscenza della scelta. Con tanto di scrollata di spalle, riferita dai molti presenti.

A sera, lo staff di Salvini smentisce la freddezza verso il ministro del Sud e si dice "sbigottito" dall…

È una battaglia durissima. Sotterranea. Per controllare il dossier dell'alluvione in Emilia Romagna. Sta spaccando il governo. Fa litigare Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Dispetti, colpi bassi, nomine usate come una clava. Ieri, però, il duello è finito sotto gli occhi dei sindaci convocati a Palazzo Chigi. Esterrefatti, hanno osservato il vicepremier leghista mostrarsi prima stupito, poi irritato, infine ostentatamente gelido sulla nomina del ministro Nello Musumeci a coordinatore del tavolo con gli enti locali, imposta dalla leader. "Quindi ci vedremo a questo tavolo settimanale... che quindi sarà coordinato da Musumeci... E quindi faremo riferimento anche noi a Musumeci...". Il tutto pronunciato con faccia perplessa, di chi non era a conoscenza della scelta. Con tanto di scrollata di spalle, riferita dai molti presenti.

A sera, lo staff di Salvini smentisce la freddezza verso il ministro del Sud e si dice "sbigottito" dalla ricostruzione. In realtà, la scelta di Musumeci da parte della leader è l'ultima di una serie di decisioni di Meloni che ha lasciato - quelle sì - sbigottito il vicepresidente del Consiglio. E che è bene mettere in fila, per descrivere una dinamica esplosiva.

Subito dopo l'alluvione, Salvini sceglie di avvalersi della conoscenza del territorio di Jacopo Morrone, deputato romagnolo del Carroccio ed ex sottosegretario alla Giustizia. Con lui, il leghista muove i primi passi per gestire l'emergenza. Alla fine, il ministero delle Infrastrutture individua le priorità e la destinazione delle prime risorse da stanziare per sgombrare da frane e detriti le strade danneggiate. L'elenco viene pubblicato dettagliatamente sul sito del dicastero. Dall'operazione viene tagliato fuori Galeazzo Bignami. Non è un nome qualunque, ma il leader di FdI in Emilia Romagna, candidato in pectore alle prossime regionali. Ed è, soprattutto, il viceministro alle Infrastrutture. Il vice di Salvini.

Bignami, escluso, si infuria (al pari dei sindaci di sinistra, che fanno notare come - ad eccezione dei Comuni di Modigliana e Mercato Saraceno - le reti viarie scelte per i primi interventi interessano aree amministrate dal centrodestra). Il parlamentare meloniano si lamenta con Palazzo Chigi. Si sfoga con i colleghi di partito, in privato. A loro, riferiscono, confida di sperare che i dem prendano posizione per contestare il suo mancato coinvolgimento dei territori da parte di Salvini.

La reazione di Meloni non si fa attendere. I sindaci convocati a Roma da Alfredo Mantovano apprendono che alla riunione sarà presente Salvini, non Meloni. E invece si presenta la premier. Scavalca di fatto il leader del Carroccio. E annuncia: le riunioni del tavolo saranno settimanali e saranno gestite da Musumeci. A quel punto Salvini reagisce. E lo fa anche con un passaggio in cui ricorda gli interventi già effettuati dall'Anas e quelli che invece spettano a comuni e province. "Certo - dice - vanno trovate le risorse e date a chi deve intervenire". I sindaci osservano stupiti la dinamica, perché capiscono che è tutta interna all'esecutivo.

A guidare la delegazione di amministratori c'è il governatore Stefano Bonaccini. Assieme a lui, il primo cittadino di Bologna Matteo Lepore, il presidente della Provincia di Ravenna Michele de Pascale, il sindaco di Cesena Enzo Lattuca, il presidente della Provincia di Modena Giorgio Zanni. E ancora, il sindaco di Forlì Gianluca Zattini e i presidenti delle Province di Modena e Rimini, Fabio Braglia e Jamil Sadegholvaad. Tutti chiedono di identificare in fretta il commissario alla ricostruzione. Altrimenti, dice de Pascale, sarà "la paralisi". Meloni però li stronca: "Ora c'è Musumeci, non è il caso di parlarne adesso, decideremo in seguito". Blocca il pressing dei sindaci, che vorrebbero Bonaccini. Ma stronca anche le aspirazioni della Lega, che punta su Nicola Molteni. Interviene anche Lattuca, spiegando alla premier che non deve dubitare di come gli enti locali distribuiranno le risorse: "Stiamo facendo un lavoro capillare, tutto sarà gestito al meglio".

Mentre è in corso un braccio di ferro politico, però, agli alluvionati non arrivano nemmeno i soldi promessi. Dalla scheda allegata al decreto per l'emergenza salta fuori che sono previsti soltanto 1,6 dei 2,2 miliardi di euro annunciati. E che per la ricostruzione vera e propria del territorio sono stati stanziati concretamente 245 milioni. Il resto riguarda somme in parte già destinate ad alcuni obiettivi che poco hanno a che fare con il rifacimento delle infrastrutture necessarie alla ripresa economica del territorio: ad esempio, ben 900 milioni sono destinati ad "ammortizzatori sociali" e "contributi a imprese esportatrici", mentre un pacchetto di 65 milioni è stato vincolato alla riduzione delle tasse universitarie e - genericamente - a "istruzione e università". Insomma, il denaro per interventi urgenti e concreti sembra poco. Così almeno lamentano i sindaci, che ieri hanno lasciato Palazzo Chigi senza avere certezze neanche sui tempi di erogazione dei soldi.