ROMA - "Più collegialità" le chiedono intorno, perfino nella cerchia semi-stretta di chi l'ha sostenuta e che un po' si sente messo da parte, dalle primarie in poi. "Più collegialità", ha detto soprattutto ieri il presidente del Pd, Stefano Bonaccini, che ha riunito a Roma i big del partito che l'avevano appoggiato al congresso e che a luglio lancerà la sua area, "strutturata". E ora Elly Schlein sembra disposta a concederla, almeno un po', questa collegialità. Fare a modo suo, insomma, ma non da sola. In questi giorni, tra la Camera e il Senato, ha spedito alcuni emissari a tastare il terreno, dopo due settimane oggettivamente complicate, più del previsto: la batosta alle amministrative, il caso De Luca (con i mugugni però ampiamente messi in conto) e poi ieri le parole sull'Ucraina del nuovo vice-capogruppo del Pd, Paolo Ciani, a cui Schlein ha chiesto una precisazione, per stop…
ROMA - "Più collegialità" le chiedono intorno, perfino nella cerchia semi-stretta di chi l'ha sostenuta e che un po' si sente messo da parte, dalle primarie in poi. "Più collegialità", ha detto soprattutto ieri il presidente del Pd, Stefano Bonaccini, che ha riunito a Roma i big del partito che l'avevano appoggiato al congresso e che a luglio lancerà la sua area, "strutturata". E ora Elly Schlein sembra disposta a concederla, almeno un po', questa collegialità. Fare a modo suo, insomma, ma non da sola. In questi giorni, tra la Camera e il Senato, ha spedito alcuni emissari a tastare il terreno, dopo due settimane oggettivamente complicate, più del previsto: la batosta alle amministrative, il caso De Luca (con i mugugni però ampiamente messi in conto) e poi ieri le parole sull'Ucraina del nuovo vice-capogruppo del Pd, Paolo Ciani, a cui Schlein ha chiesto una precisazione, per stoppare i mal di pancia montanti e ribadire il pieno sostegno a Kiev dei dem. Il senso di questi abboccamenti dei fedelissimi è: fare da ponte, dialogare, riportare rimostranze e suggerimenti alla leader. Non dare insomma l'impressione che voglia chiudersi a riccio, anche perché sennò l'effetto collaterale è l'assedio. La linea Schlein sembra questa: ascoltare tutti "ma senza tornare ai caminetti fra capi corrente".
È il tentativo di tenere a bada pressioni che la segretaria, al momento dell'elezione, aveva preventivato ma non così, non subito, a tre mesi dai gazebo. Al primo inciampo, le elezioni comunali, in una manciata di capoluoghi. Ora Schlein vuole spezzare questa narrazione. Rilanciare il Pd, che nei sondaggi tiene. Per domattina, ore 9.30, ha chiamato a rapporto tutta la segreteria. Si parlerà ancora delle elezioni (non sono bastate le 5 ore, a caldo, del 29 maggio) in vista della direzione nazionale di lunedì, quando qualche malumore affiorerà. E poi si parlerà di temi. Salario minimo, sanità, autonomia differenziata, giustizia. Insomma, meno beghe interne, più piazze. Più proposte. Oggi, per dire, Schlein presenterà un pacchetto di contro-misure del Pd sui femminicidi, sabato andrà al Gay Pride, domenica sarà nell'ex fabbrica Whirlpool di Napoli, per il congresso finale di Articolo 1, e poi ci saranno altre fabbriche ancora, tra cui l'Ilva di Taranto. In attesa di qualche viaggio internazionale: Bruxelles, ma anche gli Stati Uniti, più in là. Non a caso ieri Schlein ha incontrato l'ex sindaco di New York, Bill de Blasio, che ha chiamato sempre "Bill".
Anche la minoranza però si sta attrezzando. Ieri Bonaccini ha riunito tutti i big della sua mozione: Lorenzo Guerini, Graziano Delrio, Alessandro Alfieri, Matteo Orfini, Debora Serracchiani, Piero Fassino, Enzo Amendola. E Piero De Luca. "È stato un errore non riconfermarti, Piero", le parole di Bonaccini all'ex vice-capogruppo. "Ora dobbiamo dare una mano a Elly, se fallisce lei fallisce il Pd", il messaggio. Ma con "più collegialità", tenendo "la barra dritta sul sostegno all'Ucraina". E continuando "a dialogare con le imprese", senza "derive minoritarie". Nella riunione, Bonaccini ha anche definitivamente annunciato che la sua "area", guai a chiamarla corrente ovviamente, si farà: lancio a luglio, a Roma, una due giorni. A cui potrebbe essere invitata pure Schlein, come segnale distensivo. "Perché il nostro - è il mantra - sarà un contributo d'idee". Ma in genere si dice così. Qualcuno però, come Orfini, sull'ipotesi di una nuova fazione pare scettico.
La riunione ha preso i contorni dello sfogatoio, non tanto contro Schlein, ma contro alcuni dei suoi collaboratori, come la fedelissima Marta Bonafoni, promossa coordinatrice nazionale. "Il congresso è finito e nessuno deve escludere l'altro, pensando di star meglio da soli", ha detto Serracchiani. Guerini ha ribadito che le parole di Ciani non possono mettere in discussione la linea del partito sull'Ucraina; Delrio si è augurato che Elly accetti che "le si dia una mano, consapevoli di alcuni limiti"; "Lo spero, ma non credo che voglia farsi aiutare", è stato il ragionamento, schietto, di Fassino. Antipasti della direzione di lunedì, mentre anche alcuni sindaci, da Giorgio Gori di Bergamo a Giacomo Possamai appena eletto a Vicenza, pizzicano il Nazareno da lontano: "Non si parli di deriva orbaniana".