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Il viceprocuratore europeo: "Ridurre i controlli sul Pnrr esporrebbe l'Italia a rischi contabili con l'Ue"

Danilo Ceccarelli, viceprocuratore europeo 
Intervista al magistrato Danilo Ceccarelli, che avverte: "Indaghiamo sui fondi, abbiamo riscontrato istruttorie molto superficiali". E sulla cancellazione dell'abuso d'ufficio: "Ho ribadito alla Commissione Giustizia della Camera che sarebbe una palese violazione degli obblighi internazionali"
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La Procura europea, per tutti Eppo (European public prosecutors office), è un'istituzione indipendente della Ue, operativa da giugno 2021, con sede in Lussemburgo, competente a indagare e perseguire reati che ledono gli interessi finanziari dell'Ue. Danilo Ceccarelli, già pm a Savona, Imperia e Milano, è viceprocuratore di Eppo. E mette in guardia sul tema della corretta gestione dei fondi Pnrr, attualmente al centro dell'attenzione in Italia: "La Procura Europea - spiega a Repubblica - è l'unico ufficio di Procura competente a trattare indagini e procedimenti penali su reati che hanno impatto sugli interessi finanziari dell'Unione Europea. Effettivamente, abbiamo già aperto indagini su frodi e altri reati connessi, legati all'erogazione e all'utilizzo dei fondi NextGenEU. In particolare, in Italia, i procuratori europei delegati hanno avviato un numero elevato di indagini penali riguardanti il Pnrr, che sono attualme…

La Procura europea, per tutti Eppo (European public prosecutors office), è un'istituzione indipendente della Ue, operativa da giugno 2021, con sede in Lussemburgo, competente a indagare e perseguire reati che ledono gli interessi finanziari dell'Ue. Danilo Ceccarelli, già pm a Savona, Imperia e Milano, è viceprocuratore di Eppo. E mette in guardia sul tema della corretta gestione dei fondi Pnrr, attualmente al centro dell'attenzione in Italia: "La Procura Europea - spiega a Repubblica - è l'unico ufficio di Procura competente a trattare indagini e procedimenti penali su reati che hanno impatto sugli interessi finanziari dell'Unione Europea. Effettivamente, abbiamo già aperto indagini su frodi e altri reati connessi, legati all'erogazione e all'utilizzo dei fondi NextGenEU. In particolare, in Italia, i procuratori europei delegati hanno avviato un numero elevato di indagini penali riguardanti il Pnrr, che sono attualmente in corso e che in alcuni casi coinvolgono anche la criminalità organizzata". 

Ce ne può parlare? 

"Ovviamente no, ma appare evidente come le stazioni pubbliche erogatrici abbiano in molti casi proceduto all'erogazione dei fondi europei a seguito di un'istruttoria molto superficiale e controlli spesso solo formali, in alcuni casi limitati solo a documenti e informazioni provenienti dagli stessi richiedenti. In particolare, non sembrano essere state svolte istruttorie sulla base di dati incrociati con diverse banche dati, pure disponibili - direttamente o indirettamente - agli enti erogatori". 

Parliamo dunque di verifiche preventive molto sommarie... 

"Nella maggior parte dei casi, gli enti erogatori non hanno la capacità di leggere e comprendere possibili indicatori di rischio che imporrebbero di approfondire l'istruttoria. Non ci risulta infine, allo stato, che gli enti erogatori abbiano svolto, o richiesto lo svolgimento, di controlli effettivi e sul territorio, e non solo formali, sulla sussistenza dei requisiti da parte dei richiedenti e beneficiari. Questo ha certamente comportato, almeno nelle numerose situazioni al nostro esame, un'erogazione dei fondi del Pnrr con molta leggerezza, fondi che peraltro i beneficiari hanno prontamente trasferito altrove, con conseguente difficoltà di recuperare le somme erogate". 

Un controllo in corso d'opera dell'utilizzo dei fondi e degli eventuali ritardi quindi può essere utile?

"I controlli, sia nella fase istruttoria che precede l'erogazione dei fondi, sia in corso d'opera, sia a intervento completato, non sono opzionali, gli Stati membri non possono decidere "se" attivare o meni tali controlli. Si tratta di un'attività che gli Stati membri sono obbligati a fare, imposti dal Regolamento EU 241/2021 che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza. In particolare, l'articolo 22, posto a tutela degli interessi finanziari dell'Unione, prevede che tali controlli debbano essere efficaci ed efficienti, e che gli Stati membri provvedano al recupero degli importi erroneamente versati o utilizzati in modo non corretto. In particolari, questi controlli devono mirare a contrastare possibili frodi, casi di corruzione e conflitti di interesse". 

La vostra Procura verifica gli avvenuti controlli o la loro mancanza? 

"Si tratta dei profili che riguardano direttamente, sotto il profilo investigativo e repressivo, proprio l'attività della Procura europea, competente per reati quali la truffa ai danni degli enti pubblici, la corruzione e l'abuso d'ufficio, l'unico reato in relazione al quale viene in rilievo il conflitto di interesse. Non a caso l'articolo 22 cita proprio la Procura europea quale autorità giudiziaria competente alla tutela, in sede penale, degli interessi finanziari dell'Unione con riferimento ai fondi del Pnrr".

Gli amministratori pubblici in Italia chiedono che si abbassino i controlli perché sostengono che ritardano l'attuazione del Pnrr. Questo non aumenta la cattiva gestione?

"I controlli sono assolutamente obbligatori. Lo stesso Regolamento prevede che lo Stato nazionale sia soggetto a una riduzione dei fondi ricevuti dalla Ue, o finanche al recupero di fondi in favore del bilancio dell'Unione, nel caso in cui si verifichino casi di frode, corruzione e conflitto di interessi, o qualora vi sia un sistema di controlli non 'efficace ed efficiente'. La mancata messa in opera, o la mancata esecuzione, di adeguati sistemi di controllo, effettivi e non meramente formali, apre quindi la strada verso una responsabilità contabile dello Stato verso l'Unione potenzialmente molto onerosa in termini finanziari". 

Voi individuate l'assenza di controlli e che cosa succede a quel punto?

"La nostra Procura ha il dovere di informare la Commissione Europea di questi casi, così come prevede il Regolamento che istituisce Eppo. Questo si aggiunge al fatto che oltre 120 miliardi del Pnrr, dei circa 200 allocati all'Italia, sono prestiti e non contributi a fondo perduto, che quindi l'Italia dovrà restituire all'Unione. La necessità di utilizzare effettivamente i fondi del Pnrr è chiara e comprensibile, e le esigenze di celerità ed efficienza nell'effettivo stanziamento sono certamente apprezzabili, ma questo deve essere accompagnato a un sistema di controlli efficace, effettivo e concreto, che non faccia ricorso a inutili verifiche formali o a meri adempimenti burocratici."

La nostra Corte dei conti è contraria alla conferma dello "scudo erariale" in vigore dal luglio 2020, approvato in tempi di Covid, che elimina la colpa grave e mantiene in vigore solo il dolo. C'è il rischio di lasciare mano troppo libera agli amministratori locali?

"I colleghi della magistratura contabile conoscono perfettamente i meccanismi di controllo che sono necessari per controllare l'azione della pubblica amministrazione. La magistratura, contabile e non, non solo ha il diritto, ma ha il dovere di segnalare possibili disfunzioni e rischi di sistema, rischi per la corretta e legittima azione dei poteri pubblici, pericoli per lo Stato di diritto".

Giusto in contemporanea, il Guardasigilli Carlo Nordio presenterà la prossima settimana una proposta di soppressione del reato di abuso d'ufficio. Che un magistrato come Raffaele Cantone, ex capo dell'Anac, promuove invece come importante reato "spia" per scoprire la corruzione. Lei come va valuta questo intervento?

"Come rappresentante di Eppo sono già stato sentito dalla Commissione giustizia della Camera e, come tutti gli altri colleghi magistrati, ho chiaramente detto che l'abolizione del reato di abuso d'ufficio tout court sarebbe una palese violazione degli obblighi internazionali derivanti dall'adesione dell'Italia alla Convenzione Onu del 2024 sul contrasto alla corruzione, e agli obblighi istituzionali e costituzionali che derivano dall'essere parte dell'Unione".

Come ha motivato il suo no a cancellare l'abuso d'ufficio?

"In particolare, quando la condotta del pubblico ufficiale può avere un impatto sugli interessi finanziari dell'Unione, la criminalizzazione è imposta dalla Direttiva sulla Protezione degli interessi finanziari della Ue, che è la base normativa sostanziale dell'azione della Procura europea. Anche il Procuratore generale della Cassazione ha preso posizione sul punto, con un intervento scritto che condivido pienamente". 

Negli altri Stati europei l'abuso d'ufficio è punito?

"Certo, le condotte riconducibili a questo reato, sia pure con diverse sfumature, sono criminalizzate in tutti e 22 gli Stati membri dell'Unione che fanno parte di Eppo, e l'Italia rappresenterebbe una vera anomalia se procedesse ad abolire il reato. Che l'abuso d'ufficio sia strettamente collegato a ipotesi di corruzione è di tutta evidenza, tanto che la sua previsione come illecito penale è prevista dalla citata Convenzione Onu sull'azione di contrasto alla corruzione".

Tra gli interventi di Nordio c'è anche quello sul reato di traffico di influenze, che l'Europa ritiene fondamentale, e che invece il nostro governo attuale definisce confuso e contraddittorio. Il suo ridimensionamento cosa comporterebbe?

"Ho affrontato anche questo tema alla Camera. Il reato di traffico di influenze, nella sua attuale formulazione, non solo è imposto dalla Convenzione Onu e dalla Direttiva PIF dell'a Ue, ma anche dalla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla corruzione del 1999, con una formula che non lascia spazio, a mio parere, a ridimensionamenti della fattispecie nella sua formula attuale. Anche in questo caso, si tratta di un reato previsto in tutti gli Stati membri dell'Unione e in molti altri paesi democratici". 

E questo è un vincolo per lo Stato che invece vuole cancellarlo?

"Ogni paese, in linea di principi, è libero di gestire la propria politica normativa in materia di diritto penale come crede, con strumenti democratici e trasparenti, ma nel momento in cui si è scelto di appartenere a comunità sovranazionali più ampie si devono rispettare i vincoli che questo impone, in particolar modo quando si tratta di tutelare la legalità, lo Stato di diritto, la correttezza dell'azione amministrativa e la corretta competizione sul libero mercato, che viene profondamente alterata quando si ottengono vantaggi illeciti che derivano dalla possibilità di influenzare indebitamente e illecitamente la pubblica amministrazione. Reati come l'abuso d'ufficio e il traffico di influenze illecite mirano a tutelare proprio questi valori, che sono essenziali in tutti i paesi democratici".

Eppo è nata con l'obiettivo di garantire una legalità transnazionale per evitare le frodi. Gli interventi italiani rischiano di essere letti come un messaggio negativo? Da un lato voi indagate, ma dall'altro si allentano le maglie della legislazione.

"La Procura europea è un organo con poteri giurisdizionali, che è incaricata di svolgere indagini, portare a giudizio i responsabili dei reati di propria competenza e attivarsi per recuperare il danno finanziario che l'attività criminosa cagiona alle comunità dei cittadini europei, che svolgono onestamente il loro lavoro e pagano le tasse. Si tratta di un mandato che portiamo avanti e porteremo sempre avanti con dedizione, convinzione e in piena indipendenza, senza farci influenzare dalle scelte e dai messaggi politici che il potere esecutivo di questo o quello Stato membro vorranno portare avanti".