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Weber a Roma con Tajani, il Ppe cerca i conservatori. Sfida aperta con la Lega

Il vicepremier Antonio Tajani e il leader del Ppe Manfred Weber  (ansa)
Il coordinatore di FI: "Faremo di tutto". Obiettivo: ribaltare la maggioranza Ursula. Il vicepremier in pole per la Commissione. Metsola si è sfilata
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ROMA -  C'era uno strappo, doloroso, da ricucire. Manfred Weber, il presidente dei popolari europei, a metà febbraio aveva clamorosamente annullato una due giorni a Napoli a causa delle scomposte dichiarazioni di Silvio Berlusconi sul "signor Zelensky".

Quasi quattro mesi dopo Weber è tornato a Roma per dire che "Forza Italia è il pilastro del Ppe in Italia" e per lanciare una lunga campagna elettorale verso il rinnovo dell'Europarlamento che riserva già scintille. L'obiettivo lo spiega Tajani, senza remore: "Forza Italia è centrale all'interno della famiglia del Ppe, in prospettiva anche delle elezioni europee. Faremo di tutto perché possa esserci un cambio di maggioranza, con una maggioranza formata da Popolari, Conservatori e liberali". Faremo di tutto, sottolinea. Mai il coordinatore di FI era stato così netto: ogni sforzo sarà profuso per mettere all'angolo i socialisti…

ROMA -  C'era uno strappo, doloroso, da ricucire. Manfred Weber, il presidente dei popolari europei, a metà febbraio aveva clamorosamente annullato una due giorni a Napoli a causa delle scomposte dichiarazioni di Silvio Berlusconi sul "signor Zelensky".

Quasi quattro mesi dopo Weber è tornato a Roma per dire che "Forza Italia è il pilastro del Ppe in Italia" e per lanciare una lunga campagna elettorale verso il rinnovo dell'Europarlamento che riserva già scintille. L'obiettivo lo spiega Tajani, senza remore: "Forza Italia è centrale all'interno della famiglia del Ppe, in prospettiva anche delle elezioni europee. Faremo di tutto perché possa esserci un cambio di maggioranza, con una maggioranza formata da Popolari, Conservatori e liberali". Faremo di tutto, sottolinea. Mai il coordinatore di FI era stato così netto: ogni sforzo sarà profuso per mettere all'angolo i socialisti e ribaltare l'asse che in questo momento sostiene Ursula von der Leyen. L'abbraccio con i conservatori è un traguardo al quale Weber e Tajani lavorano da tempo, con la sponda istituzionale di Giorgia Meloni. È l'argomento che fa da sfondo alla visita di Weber a Roma: in mattinata, davanti a una platea di almeno un centinaio di europarlamentari del Ppe nella sala dei gruppi della Camera. Di pomeriggio, nel prosieguo dei lavori - a porte chiuse - a Villa Magistrale.

Il cantiere della nuova alleanza è aperto. E Weber pone un solo paletto. Ma significativo: "Il Ppe combatte per un'Europa più forte. Chiunque sarà nostro alleato in futuro dev'essere convinto di voler partecipare a un progetto comune di rafforzamento dell'Europa". No a estremisti e a euroscettici, insomma. Ma il muro di sbarramento diventa ancora più alto nelle parole di Tajani: "La possibile alleanza può essere fatta tra conservatori, liberali e popolari. Non è possibile - scandisce il coordinatore azzurro - fare un'alleanza con il gruppo di Identità e democrazia (cui è iscritto il partito di Salvini, ndr). La Lega è molto diversa da Afd e deciderà cosa fare, se rimanere in quella famiglia politica o meno. Rispetto la volontà di quel partito e toccherà a loro decidere cosa fare. Siamo alleati in Italia, e le questioni europee riguardano le famiglie europee". Sono parole che aprono lo scontro in un centrodestra che si vorrebbe esportare in Europa ma che comincia a litigare all'ombra del Cupolone: Salvini non risponde solo per cortesia istituzionale all'altro vicepremier Tajani. Ma lascia un commento ufficiale ai suoi luogotenenti nel Parlamento europeo, Marco Zanni e Marco Campomenosi: "I Popolari, quelli che da decenni mal governano in Ue a braccetto con socialisti e sinistra? No, grazie. Dobbiamo prendere atto, forse, che il Ppe preferisce continuare il cammino con Macron e le sinistre e la maggioranza Ursula. La Lega è al lavoro per cambiare questa Ue che non funziona, partendo proprio da quelle regole che colpiscono l'Italia che socialisti e popolari hanno promosso e votato in questi anni". Dito puntato sulla contraddizione di un partito che oggi, e per un anno ancora, sta in una maggioranza coi socialisti ma opera per costriuire una coalizione alternativa. In realtà, la strada non è semplice: Weber ha resistenze nella Cdu/Csu tedesca, in Polonia il rapporto fra Ppe e Conservatori è logorato da una durissima campagna elettorale fra il presidente Morawiecki e il suo predecessore (popolare) Donald Tusk.

Ma ci sono segnali significativi che arrivano da Bruxelles: alla conferenza dei capigruppo che stila l'agenda della Plenaria, Verdi e S&d hanno chiesto un dibattito sul "rischio deragliamento del percorso dell'Ue verso la transizione verde". Il Ppe, i liberali, Ecr e Identità e democrazia hanno fatto sbarramento, facendo naufragare la proposta. I socialisti ormai sono convinti che l'atteggiamento del Ppe sul Green Deal è guidato da motivi elettorali. Una maggioranza di segno diverso dall'attuale vedrebbe, inevitabilmente, Antonio Tajani come possibile candidato per la presidenza della commissione. L'alternativa più forte è costituita dall'attuale presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che ieri si è detta però indisponibile al ruolo di spitzenkandidaten per il Ppe. Ma l'ha fatto con l'obiettivo di aprire la via a una possibile riconferma di Ursula von der Leyen, dunque di una maggioranza simile all'attuale. Segno tangibile di un dibattito che, dentro il Ppe, è tutt'altro che chiuso