Rai, il Pd invoca l'Agcom sulla presenza di Meloni: "Troppo squilibrio, è ora di intervenire"
di Giovanna Vitale"I dati sono chiari: una tale sovraesposizione del governo nei telegiornali Rai non si era mai verificata. Non vorrei che preludesse al tentativo di costruire una narrazione neo-sovranista della nostra cultura nazionale, da imporre al Paese". Antonio Nicita, senatore del Pd in commissione di Vigilanza ed ex commissario Agcom, ha letto con attenzione i dati dell'Osservatorio di Pavia che mostrano un forte squilibrio a favore dell'esecutivo Meloni nell'informazione del servizio pubblico.
C'è chi dice, senatore, che è sempre stato così: da che mondo e mondo tutti i governi hanno abusato dei telegiornali Rai.
"Ma non è vero. La percentuale riservata al governo in alcuni mesi supera il 40% e con la maggioranza arriva al 70. Possiamo essere d'accordo sul fatto che il dato numerico non sia sufficiente, ma comunque qualcosa dice. Peraltro questi dati sono confermati anche da quelli Agcom, che li racoglie con un altro osser…
"I dati sono chiari: una tale sovraesposizione del governo nei telegiornali Rai non si era mai verificata. Non vorrei che preludesse al tentativo di costruire una narrazione neo-sovranista della nostra cultura nazionale, da imporre al Paese". Antonio Nicita, senatore del Pd in commissione di Vigilanza ed ex commissario Agcom, ha letto con attenzione i dati dell'Osservatorio di Pavia che mostrano un forte squilibrio a favore dell'esecutivo Meloni nell'informazione del servizio pubblico.
C'è chi dice, senatore, che è sempre stato così: da che mondo e mondo tutti i governi hanno abusato dei telegiornali Rai.
"Ma non è vero. La percentuale riservata al governo in alcuni mesi supera il 40% e con la maggioranza arriva al 70. Possiamo essere d'accordo sul fatto che il dato numerico non sia sufficiente, ma comunque qualcosa dice. Peraltro questi dati sono confermati anche da quelli Agcom, che li racoglie con un altro osservatorio, il Geca. E tutti denotano una iper presenza della premier Meloni e della sua squadra".
Oltre ai numeri, cosa la preoccupa?
"Il pensiero unico che intendono trasmettere agli utenti del Servizio pubblico. Il comizio di chiusura dei tre leader del centrodestra a Catania per le amministrative, trasmesso in diretta e in forma integrale, è un episodio molto grave. Contestualmente c'era un comizio analogo, a Siracusa, dove c'erano Conte, Fratoianni e Schlein in collegamento. Potevano fare un po' e un po'. E invece hanno scelto una parte sola, la loro. Una cosa che non ha precedenti. Io sono stato commissario Agcom per sei anni e mezzo, ma un'esposizione del Servizio pubblico sul governo di questa entità io non l'ho davvero mai vista".
Si può fare qualcosa per arginare questa deriva?
"Quando ero in Agcom, se arrivava la segnalazione di una presenza del governo superiore al 35% ci muovevamo in tempi brevi per eliminare questa asimmetria. Sia nei periodi elettorali, sia fuori dalla par condicio. Ricordo in particolare le polemiche scatenate dall'attuale maggioranza nell'estate del 2017 riguardo a una sovraesposizione dell'allora premier Renzi sul referendum costituzionale che si sarebbe votato a dicembre. Noi intervenimmo e il tiro fu corretto rapidamente".
Il Pd ha ripetutamente denunciato la violazione del pluralismo, le risulta che l'Agcom si sia mossa?
"Al momento no. In ogni caso, continueremo a insistere. E siamo pronti a portare in Vigilanza una delibera di regolamento che stabilisca un preciso equilibrio fra maggioranza e opposizione anche per i periodi non strettamente elettorali e di par condicio".
Il governo Meloni pare ossessionato dal controllo dell'informazione, come sembrano dimostrare anche le ultime nomine dei direttori nei Tg, tutti di destra. Perché, secondo lei?
"Io ci vedo un disegno per costruire una nuova narrazione favorevole al governo: sia sotto il profilo delle sue iniziative politiche, sia dei valori e della visione del mondo. Era già cominciato durante il governo gialloverde, che introdusse una serie di programmi, penso ad Anni20, il cui mantra era l'anti-europeismo. Allora, in quel Cda, c'era Giampaolo Rossi, che ieri nella sua nuova veste di direttore generale Rai ha detto in Vigilanza che attraverso il servizio pubblico bisogna costruire una narrazione nazionale della cultura italiana. Possiamo pure essere d'accordo, ma temo che il loro obiettivo sia di azzerare il pluralismo e renderla unidirezionale".
Ma come si declina il pluralismo politico?
"Dando una rappresentazione equilibrata delle diverse forze politiche, quelle che sono in Parlamento, ma anche nella società. Facendo attenzione al contraddittorio: un dibattito fra uno scienziato e un no vax non può essere esempio di pluralismo. Principio che va sempre coniugato col contrasto alla disinformazione prescritto dal Tusma, il testo unico sui media, che obbliga a fare una corretta informazione e a combattere le fake news. Tutto quello che in Rai, negli ultimi mesi, mi sembra sia mancato".