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Lippi e la sindrome del "chiagni e fotti". Quando il troppo zelo porta alla rovina

(ansa)

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Il conduttore dichiara: "Meno gay, ora basta Fazio e Annunziata". E la Rai gli chiude le porte
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Cosa non si fa per un programma in Rai! Se poi sono due l'affaire Lippi insegna che si può perdere non solo la testa, ma anche gli stessi vagheggiatissimi programmi.

Anche per questo, in tutta onestà, è difficile considerare il cupio dissolvi del 78enne conduttore come un riflesso dell'odierna congiuntura. Eppure c'è evidentemente qualcosa che l'ha spinto a sfogarsi. Un'aria di resa dei conti in Rai e una certa voracità fuori controllo. A parte la girandola nei tg e nelle misteriose direzioni, colpisce l'automatismo per cui Claudio Lippi si sentiva investito da una missione purificatrice; così come risalta l'immediato nesso di causa ed effetto che porterà Pino Insegno, presentatore tolkeniano con tanto di baciamano della premier, a scalzare Flavio Insinna dalla agognata L'eredità. Secondo gli stessi codici s'intende che Enrico Montesano, cacciato da Ballando per via della maglietta della Decim…

Cosa non si fa per un programma in Rai! Se poi sono due l'affaire Lippi insegna che si può perdere non solo la testa, ma anche gli stessi vagheggiatissimi programmi.

Anche per questo, in tutta onestà, è difficile considerare il cupio dissolvi del 78enne conduttore come un riflesso dell'odierna congiuntura. Eppure c'è evidentemente qualcosa che l'ha spinto a sfogarsi. Un'aria di resa dei conti in Rai e una certa voracità fuori controllo. A parte la girandola nei tg e nelle misteriose direzioni, colpisce l'automatismo per cui Claudio Lippi si sentiva investito da una missione purificatrice; così come risalta l'immediato nesso di causa ed effetto che porterà Pino Insegno, presentatore tolkeniano con tanto di baciamano della premier, a scalzare Flavio Insinna dalla agognata L'eredità. Secondo gli stessi codici s'intende che Enrico Montesano, cacciato da Ballando per via della maglietta della Decima Mas, dovrà essere prima o poi risarcito; mentre il solo fatto che Arisa abbia riconosciuto delle qualità a Giorgia Meloni le è valsa già una mezza candidatura a Sanremo.

Ora, fra gli aspetti più buffi dell'alternanza di potere in una società post-ideologica e tendenzialmente gossipivora c'è che la Rai resta la terra del latte e del miele, però anche una fogna; la più grande centrale d'intrattenimento, ma al tempo stesso il più antico e scivoloso bottino di guerra. Come tale l'esperienza suggerisce di assegnare la necessaria attenzione all'insistente vocio attorno alla promozione di persone di non eccelsa notorietà e tuttavia presentate come "molto amica di" o "stimatissimo da", rientrando talvolta la fattispecie nel vasto e annoso capitolo "fidanzamenti Rai", a cui fin dai primissimi anni 80 financo i servizi segreti dedicarono tesori di tempo ed energie, pure compilando dossier completi di illustrazioni e mappe.

Così va il mondo da decenni senza troppe distinzioni politiche, anche se tutti fanno finta che prima era peggio o meglio. Per cui, posto che la sinistra ha fatto i suoi comodi in termini di sconsiderato patronage e oltraggiosi amichettismi, l'odierna reconquista si fa notare per un sovrappiù di piagnucolio e famelico revanchismo cui si aggiunge il vasto e ridondante programma di liberare la cultura del pubblico servizio dall'oppressione eccetera eccetera. Declinato sulle carriere di alcuni personaggi tale orientamento ha il guaio di evocare, con tutto il rispetto, l'antico adagio del "chiagni e fotti".

Ciò nondimeno a TeleMeloni hanno avuto l'elegante sensibilità e la pregiata fantasia di intitolare un nuovo programma "Underdog": proprio come la premier ha ritenuto di qualificarsi presentando il suo governo alle Camere. Sennonché, i supposti underdog di oggi, erano fra i dominatori dell'altro ieri; e solo facendo conto sulla mancanza di memoria i martiri e gli esuli della destra possono oggi rivendicare poltrone come se una dozzina d'anni orsono non avessero spinto e ottenuto le solite e costose fiction sulle foibe e i futuristi, così come non avessero assecondato le ambizioni di questo regista o quella conduttrice, di questo o quel cantante a Sanremo. Calato l'oblio sui parenti della nuova compagna del leader che s'erano buttati sulla fiction, o sul ciclo d'intercettazioni piccanti di un suo stretto collaboratore, vale giusto qui ricordare il grido d'autocritica in cui proruppe l'onorevole Luca Barbareschi: "Siamo stati capaci solo di portare in video le zoccole!" - le quali, sia detto senza soverchi moralismi, ci precederanno comunque nel Regno dei Cieli.

Ma sulla terra, intesa negli anni come "TeleCraxi", "TeleNusco", "TeleKabul", "TeleBerlusconi", "TeleRenzi" e quant'altre allietarono il pubblico, bisogna pur campare. Per cui Lippi bene o male è rimasto Lippi, seppure meno garbato; e Pino Insegno diede solenne voce addirittura all'albero di Natale a cinque stelle, Spelacchio, così accogliendo la sindaca tra la folla festante: "Oh Virgin Rays, benvenuta!". Ospite d'onore Beppe Grillo: "Benvenuto anche a lei, voglio vederla, alzi il braccio!" - e non era un saluto romano.