Fratelli d'Italia ha presentato un disegno di legge per limitare la possibilità di creare luoghi di culto islamico in ambienti che non hanno una precisa destinazione d'uso e all'interno di piani regolatori che non prevedano centri adibiti a preghiera: ma da questo divieto vengono escluse le religioni che hanno intese con lo Stato. In soldoni, la norma di FdI non vale per parrocchie e oratori, ma solo per immobili che sono utilizzati come moschee o luoghi di preghiera di religioni che non hanno mai firmato accordi con lo Stato.
L'obiettivo, nemmeno mascherato, è quello di limitare l'uso dei cosiddetti "garage" adibiti a luoghi di preghiera islamica. Il tema della mancata intesa tra Stato e comunità islamiche è stato più volte affrontato in passato ma non si è mai arrivati a una conclusione per divisioni interne alla stessa comunità. Già nel 2012, grazie all’attivismo in tal senso dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si era arrivati a un passo dall’intesa, e anche nel 2016 sembrava imminente un accordo. Ma tutti i tentativi sono saltati per l’opposizione interna in particolare dell'ala del cosiddetto Islam degli Stati e della Moschea di Roma.
E ora, partendo da questo aspetto, le moschee potrebbero rientrare nello stop previsto dal disegno di legge. Primo firmatario della proposta è il capogruppo alla Camera Tommaso Foti seguito da altri dieci componenti meloniani a testimonianza dell'importanza, per il partito di governo, di questa norma che inizierà il suo iter adesso nelle commissioni di merito e in via accelerata.
Oggi, in base a una vecchia norma del 1968 richiamata nella recente normativa del 2017, "le sedi degli enti del terzo settore e i locali in cui si svolgono le relative attività purché di uso non produttivo sono compatibili con tutte le destinazioni d'uso, indipendentemente dalla destinazione urbanistica". La proposta di Foti e Fratelli d'Italia aggiunge solo un comma a questa legge: "Le disposizioni del presente comma non si applicano alle associazioni di promozione sociale che svolgono, anche occasionalmente, attività di culto di confessioni religiose i cui rapporti con lo Stato non sono regolati sulla base di intese, ai sensi dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione".
Ma è nella relazione allegata al testo che Fratelli d'Italia esplicita l'obiettivo vero. Si legge nel testo: "Nell'ultimo decennio si è registrata nel nostro Paese una diffusa proliferazione di associazioni di promozione sociale che, di fatto, però, hanno come funzione esclusiva o prevalente quella di gestire luoghi di culto per le comunità islamiche in immobili privi dei requisiti urbanistici, strutturali e di sicurezza, necessari per tale destinazione d'uso. In particolare, la prassi, ormai invalsa in tutto il territorio nazionale, è quella di presentare una richiesta all'amministrazione comunale per poter usufruire di locali pubblici da adibire a centro culturale. Una volta ottenuta la concessione, senza che sia necessario il cambio di destinazione d'uso e in assenza di modifiche ai piani urbanistici, i locali sono adibiti a luoghi di culto, conformemente alle norme vigenti. Si tratta, in sostanza, di un escamotage che sfrutta le maglie di una normativa pensata per tutt'altro scopo. Insomma, la legge è diventata ben presto il grimaldello utilizzato dalle comunità islamiche per insediarsi nel territorio italiano creando moschee e madrasse nella completa indifferenza delle istituzioni, in spregio alla legge e nella sostanziale impossibilità a intervenire da parte delle Forze dell'ordine".
Il caso è esploso in commissione Ambiente quando nella relazione sui lavori imminenti e prioritari si faceva riferimento alla "legge Foti". Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli ha subito scritto al presidente della Camera Lorenzo Fontana una lettera segnalando l'incostituzionalità della norma che pone un discrimine tra religioni e libertà di culto nel Paese: "È un provvedimento chiaramente incostituzionale - dice - se la norma fosse approvata le confessioni religiose che si dovessero trovare ad esercitare il culto in ambienti non conformi con gli strumenti urbanistici andrebbero chiusi ma questo verrebbe applicato secondo FdI solo ai musulmani e a quelle confessioni non riconosciute. In Italia ci sono molte parrocchie e oratori che si trovano in ambienti non conformi con gli strumenti urbanistici che giustamente non vengono chiusi. Foti però vuole chiudere i luoghi dove si esercitano culti diversi. È una discriminazione inaccettabile. La destra al governo ha queste priorità: il decreto rave, il decreto contro i permessi umanitari, ora contro i luoghi di culto".
Un caso analogo era accaduto in Lombardia a trazione Lega-centrodestra nel 2016. Ma la Corte costituzionale bocciò la norma scrivendo: "È incostituzionale la normativa della Regione Lombardia che pone condizioni e limiti alla realizzazione di luoghi di culto per confessioni religiose che non abbiano stipulato l'intesa con lo Stato (fra queste la confessione musulmana). La Consulta ricorda che l'ordinamento repubblicano è contraddistinto dal principio di laicità, inteso non come indifferenza di fronte all'esperienza religiosa ma come 'salvaguardia della libertà di religione in regime di pluralismo confessionale e culturale'". Adesso FdI al governo ci riprova e allarga l'orizzonte a tutto il Paese.