✕

Caso Uss, Santalucia all'assemblea Anm: "Costituzione a rischio". Sciopero dei magistrati onorari

Il presidente dell'Anm, Giuseppe Santalucia, durante l'assemblea di Roma (ansa)
Toghe riunite a Roma dopo l'azione disciplinare contro i giudici di Milano: "Intervento fuori dal giardino del Guardasigilli". Il messaggio di Nordio: "Autonomia non è mai stata messa in discussione"
6 minuti di lettura

ROMA - "L'indipendenza e l'autonomia della magistratura, patrimonio della nostra democrazia, sono sacre". E sono a rischio. Lo dice il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia che apre con queste parole l'assemblea generale delle toghe italiane. Un'assemblea convocata per l'azione disciplinare sul caso Uss dal ministro della Giustizia Carlo Nordio contro i giudici di Milano. Lo stesso Nordio, invitato all'assemblea, non partecipa ma manda una lettera nella quale afferma che con i magistrati italiani "non c'è mai stata una contrapposizione, ma l'esercizio di una prerogativa nel rispetto dei doveri e delle funzioni attribuite dalla Costituzione". In questo clima scioperano anche, e lo hanno annunciato oggi, le toghe onorarie, dal 27 giugno al 1 luglio, mettendo in crisi l'organizzazione stessa della giustizia italiana vista la mole di lavoro che viene smaltita da loro quotidianamente. Ma vediamo cosa sta succedendo a Piaz…

ROMA - "L'indipendenza e l'autonomia della magistratura, patrimonio della nostra democrazia, sono sacre". E sono a rischio. Lo dice il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia che apre con queste parole l'assemblea generale delle toghe italiane. Un'assemblea convocata per l'azione disciplinare sul caso Uss dal ministro della Giustizia Carlo Nordio contro i giudici di Milano. Lo stesso Nordio, invitato all'assemblea, non partecipa ma manda una lettera nella quale afferma che con i magistrati italiani "non c'è mai stata una contrapposizione, ma l'esercizio di una prerogativa nel rispetto dei doveri e delle funzioni attribuite dalla Costituzione". In questo clima scioperano anche, e lo hanno annunciato oggi, le toghe onorarie, dal 27 giugno al 1 luglio, mettendo in crisi l'organizzazione stessa della giustizia italiana vista la mole di lavoro che viene smaltita da loro quotidianamente. Ma vediamo cosa sta succedendo a Piazza Cavour, nel palazzo della Cassazione, dove, nell'aula magna, sono confluiti i magistrati italiani per l'assemblea.

Santalucia: "A rischio indipendenza toghe"

Il presidente Santalucia parte dalla periferia, dalle tre assemblee che hanno chiesto la discussione generale a Roma, e quella di napoli ha chiesto anche lo sciopero, e dalle "voci preoccupate che hanno espresso tutte il bisogno di una discussione aperta sull'iniziativa ministeriale". Una discussione che oggi vede presenti anche "estranei"all'ordine giudiziario in veste di inviati con diritto di parola. E cioè avvocati e professori di diritto. Innanzitutto Santalucia esprime "personale solidarietà" ai tre giudici di Milano che sono stati colpiti dall'azione disciplinare. E afferma che "in gioco c'è un bene collettivo, di cui al più i magistrati possono essere custodi attenti che avvertono il dovere di lanciare l'allarme ove si accorgano che quel bene viene messo in pericolo". e cioè "l'indipendenza dei magistrati, come singoli e come ordine, dal potere politico, senza disconoscere o voler mettere in discussione le attribuzioni costituzionali che conferiscono al ministro della Giustizia il potere disciplinare nei confronti dei magistrati". Ma, dice Santa Lucia, "la nostra indipendenza vive e si innesta in un quadro di responsabilità a cui nessuno può sottrarsi". Santalucia cita il consigliere togato del Csm, e professore emerito di diritto costituzionale Roberto Romboli, quando afferma che "il problema della responsabilità del giudice è un problema di ordinamento costituzionale perché coinvolge il tema delle garanzie di indipendenza e il ruolo che la costituzione stessa assegna al giudice".

Gli invitati all'assemblea 

Tra gli invitati ci sono la presidente della Camera penale di Milano Valentina Alberta, il giurista e ex docente di diritto Mario Serio, nonché avvocato. Sono stati invitati anche i rappresentanti delle altre magistrature, quella contabile compresa, il Consiglio di Stato e l'avvocatura dello Stato. Perché, dice Santalucia, "ogni discorso di impronta costituzionale non può essere confinato nell'ambito di un confronto tra tecnici per l'insopprimibile matrice politica che lo qualifica con immediata evidenza". È stato invitato anche il ministro della giustizia Carlo Nordio perché l'Anm vuole parlare di "politica costituzionale della giustizia e sarebbe stato un errore non coinvolgere il ministro che ne è protagonista".

Azione disciplinare fuori "dal giardino del Guardasigilli"

Santalucia sottolinea "che la giurisdizione non rema contro, ma semplicemente segue un'altra direzione, quella di non comporre interessi ma di rendere giustizia". E in questo modo "realizza la sua missione nell'interesse dello Stato, della sua comunità, degli individui che la compongono o che con essa vengono in contatto". E qui Santalucia ribadisce che "l'autonomia e l'indipendenza della giurisdizione devono essere affermate a parole e nei fatti, nelle dichiarazioni ufficiali e negli atti che traducono l'esercizio di un qualsivoglia potere". Il presidente della Anm chiarisce che l'assemblea di oggi non è stata convocata "per imbastire un processo al processo disciplinare, che ha il suo giudice naturale nella sezione disciplinare del Csm, per cui non è il merito di questa vicenda che sarà affrontato, ma la diffusa preoccupazione tra i magistrati e l'impossibilità di collocare l'azione disciplinare "entro i confini che le sono propri". 

Santalucia chiarisce che le toghe italiane sono in allarme perché l'azione disciplinare di Nordio si colloca "nel giardino proibito della valutazione delle prove e della interpretazione delle norme". Un giardino, dice ancora il presidente dell'Anm, "inibito al ministro perché errori di interpretazione ed errori di valutazione dei fatti e delle parole, ammesso in ipotesi che ci siano, sono sì censurabili, ma dentro il processo e nei suoi gradi di giudizio". Quindi non in sede disciplinare, salvo che "attingano la soglia della macroscopicità conseguente a grave negligenza, sciatteria, trascuratezza grossolana o si avventurino lungo interpretazioni strampalate, talmente strampalate da essere abnormi". In questo caso invece i giudici hanno sostituito la misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Lo stesso ministro del resto, ricorda Santalucia, "ha avuto occasione di affermare di recente che la politica non può sindacare il merito dei provvedimenti giudiziari aggiungendo che allo stesso modo i magistrati non possono sindacare il merito delle leggi".

"Costituzione a rischio"

E qui Santalucia allarga il suo discorso alle preoccupazioni delle toghe per i prossimi interventi di Nordio sulla giustizia, ricordando che già un anno fa se ne discusse in un'assemblea che poi portò allo sciopero. "Il timore di allora, come quello di oggi - dice Santalucia - e che si creino spazi per penetrare con la leva disciplinare negli ambiti delle valutazioni soggettive soltanto alla legge e al riparo dalla minaccia della punizione disciplinare". Ma soprattutto crea allarme "la direzione in cui da anni si incamminano le riforme della giustizia che ci sta allontanando progressivamente dal disegno della Costituzione con la prospettiva che prende sempre più consistenza e che la successiva tappa segni un ulteriore distacco da quella complessiva essenziale architettura della Costituzione". Santalucia fa riferimento con allarme all'annuncio per fine anno di una poderosa riforma costituzionale, fatto dallo stesso ministro, con "la separazione delle carriere e l'estromissione del pubblico ministero dal nostro unico ordine".

Nordio: "Mai in discussione autonomia toghe"

Il guardasigilli Carlo Nordio, che non manca mai un convegno nella sua Treviso dove vive e nella sua Venezia dove è stato pm e procuratore aggiunto, invia alle toghe che lo hanno invitato una lettera di tre pagine nella quale afferma "che gli è impossibile partecipare di persona all'assemblea". E cerca di garantire il suo rispetto della Carta. "Chi come il sottoscritto ha avuto per quarant'anni il privilegio di indossare la toga conserva le parole nitide della Costituzione, la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere". Aggiunge Nordio: "Anche io come tutti voi considero sacri e inviolabili questi principi, e affinché le mie parole non appaiano un esercizio di retorica desidero rispondere subito alle preoccupazioni di questa assemblea: non c'è stato e non ci potrà mai essere alcun atto ministeriale che possa mettere in discussione l'indipendenza e l'autonomia della magistratura patrimonio irrinunciabile della nostra democrazia". 

Prosegue Nordio: "Nel mio servizio in via Arenula non potrà trovare un varco alcuna tentazione di sottoporre il pubblico ministero all'esecutivo: i magistrati, tutti i magistrati, rispondono solo alla legge, nell'ambito degli equilibri costituzionali che reggono la separazione dei poteri. Altro caposaldo di uno Stato di diritto, che in quanto tale vive di continui bilanciamenti". Nordio rivendica però il suo diritto di proporre un'azione disciplinare. "Il punto non è mai stata l'interpretazione delle norme o la valutazione del fatto e delle prove che non possono dar luogo a responsabilità disciplinare. Lo sappiamo tutti benissimo. Il punto non è mai il merito di un provvedimento. Sarà il procuratore generale della Cassazione, ed eventualmente il Csm, a verificare il rispetto delle regole di deontologia giudiziaria". E, dice ancora Nordio, "come ho già detto a Milano non c'è e non c'è mai stata una contrapposizione, da parte del ministro della Giustizia, C'è l'esercizio di una prerogativa, nel rispetto dei doveri e delle funzioni attribuite dalla Costituzione". Cita Mattarella quando a Napoli, alla Scuola della magistratura, ha detto: "È bene avere presente che lo stesso rispetto che deve essere assolutamente assicurato alla piena, irrinunciabile indipendenza della funzione giudiziaria deve essere sempre assicurato anche alle altre funzioni dello Stato".

In sciopero tutta la magistratura onoraria 

Proprio nelle stessi minuti in cui Santalucia apre la sua relazione ecco giungere la durissima protesta di tutte le sigle della magistratura onoraria. Che indicono lo sciopero dalle udienze civili e penali e da ogni o l'altra attività da martedì 27 giugno a sabato 1 luglio. Sono ben nove le associazioni di questi giudici, di fatto i "paria" della giustizia in Italia, 4.600 magistrati che di fatto reggono non solo le controversie di minore entità, ma consentono anche lo svolgimento delle udienze come nel caso dei vice procuratori onorari. Non sono assunti regolarmente, non hanno copertura assicurativa, né nei casi di malattia, non godono di una pensione, non hanno tutto quello che un lavoratore ha il diritto di avere, come ha detto più volte l'Europa all'Italia, anche con sentenze e decisioni della Corte di giustizia del Lussemburgo, nonché della stessa nostra Corte costituzionale. L'Europa ha bacchettato anche in tempi recentissimi i nostri legislatori proprio per il trattamento illegale nei confronti dei magistrati onorari, compresi i giudici di pace. Ma nonostante le promesse, in particolare di Fratelli d'Italia e del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, siamo ancora ai tavoli preliminari. 

Ma ecco le sigle che firmano il documento: Olga Rossella Barone, presidente del Coordinamento magistratura giustizia di pace, che ricorda come mentre prima i suoi colleghi smaltivano il contenzioso in un anno, adesso sono costretti a rinviare le cause di due o tre anni con la sicura perdita dei fondi europei perché non sarà raggiunta la promessa di azzerare e diminuire fortemente il contenzioso entro il 2025. E ancora le altre firme, Paola Bellone del Movimento 6 luglio, Silvio Balloli, dell'Associazione nazionale magistrati onorari, Barbara Cerminara del Coordinamento nazionale giudici onorari di tribunale, Vincenzo Crasto per l'Associazione italiana magistratura onoraria, Tiziana D'Ecclesia per la Libera associazione nazionale giudici e procuratori di prossimità, Pino Finanore per i Magistrati onorari uniti, Valeria Anna Pappalardo per AssoGot, non possiamo più tacere, Nadia Scucugia per l'Associazione nazionale giudici onorari di tribunale. Una compattezza che altre volte non c'era stata in una galassia così composi tra come quella delle toghe onorarie. 

Nel documento diffuso di domenica mattina le toghe lamentano che "malgrado la promessa di riconoscere in tempi strettissimi le legittime pretese di noi magistrati onorari, nessun atto concreto è stato posto in essere per porre fine alla barbarie giuridica alla quale da troppi anni questi lavoratori sono sottoposti". Il documento critica - come già tante volte - la legge Cartabia che li riguarda e che "nulla stabilisce sullo status dei magistrati onorari, sull'inquadramento previdenziale, sui diritti fondamentali di lavoratori subordinati che, caso unico nella legislazione di uno Stato di diritto, riconosce un acconto sui compensi in attesa di chiarimenti senza indicare un termine per l'intervento legislativo". Scrivono ancora le toghe: "L'inerzia del legislatore nel conformarsi alle direttive europee attribuendo alla magistratura onoraria il giusto inquadramento e gli elementari diritti dei lavoratori lede non solo la dignità di questi servitori dello Stato, ma anche il decoro e la credibilità delle istituzioni, minando il fondamentale rapporto di fiducia che deve sussistere tra cittadino e istituzioni".