✕

Il Pd scarica l’Unità: “Alle feste del partito il quotidiano non ci sarà”

Piero Sansonetti, direttore de l'Unità (ansa)

Ascolta l'audio

Dopo la lettera delle figlie di Berlinguer al direttore Sansonetti i dem prendono le distanze dalla testata
2 minuti di lettura

ROMA - Si chiamerà ancora festa dell’Unità. Ma senza L’Unità. Niente stand del giornale, appena rinato. Niente distribuzione delle copie tra gazebo e risto-bar con salamella, come avveniva in passato, anche in tempi relativamente recenti, ogni volta che il Pd, o i Ds, hanno tentato di riportare in edicola il foglio che fu di Gramsci. L’ultimo a provarci fu Matteo Renzi, nel 2015, e durò poco, ma Erasmo De Angelis, che lo dirigeva, fece il tour delle feste di partito. Stavolta no. Il Nazareno di Elly Schlein è sì al lavoro per rilanciare lo storico appuntamento della sinistra, che si terrà probabilmente in Romagna in solidarietà con gli alluvionati, ma si smarca dal quotidiano appena rieditato dall’imprenditore Alfredo Romeo, lo stesso del Riformista di Renzi, con Piero Sansonetti come direttore.


Per capire cosa pensino della nuova Unità nella cerchia di Schlein, basta sentire cosa dice Sandro Ruot…

ROMA - Si chiamerà ancora festa dell’Unità. Ma senza L’Unità. Niente stand del giornale, appena rinato. Niente distribuzione delle copie tra gazebo e risto-bar con salamella, come avveniva in passato, anche in tempi relativamente recenti, ogni volta che il Pd, o i Ds, hanno tentato di riportare in edicola il foglio che fu di Gramsci. L’ultimo a provarci fu Matteo Renzi, nel 2015, e durò poco, ma Erasmo De Angelis, che lo dirigeva, fece il tour delle feste di partito. Stavolta no. Il Nazareno di Elly Schlein è sì al lavoro per rilanciare lo storico appuntamento della sinistra, che si terrà probabilmente in Romagna in solidarietà con gli alluvionati, ma si smarca dal quotidiano appena rieditato dall’imprenditore Alfredo Romeo, lo stesso del Riformista di Renzi, con Piero Sansonetti come direttore.


Per capire cosa pensino della nuova Unità nella cerchia di Schlein, basta sentire cosa dice Sandro Ruotolo, responsabile Informazione e Cultura nella segreteria nazionale: "I figli di Berlinguer hanno ragione". Il riferimento è alla lettera firmata da Bianca, Maria, Laura e Marco Berlinguer, pubblicata ieri su Repubblica. "Papà non è un brand pubblicitario", hanno scritto, attaccando l’operazione di marketing del giornale di Sansonetti, che reclamizza la ripresa delle pubblicazioni sfruttando il nome e una foto del leader comunista più amato. Enrico Berlinguer che sorride in piazza con la prima pagina del 1984, quella con la scritta “Eccoci”. Una pagina di storia: era la manifestazione contro il taglio della scala mobile. "Grande è stato il nostro sconcerto e, ancor più, la nostra amarezza — è la denuncia dei figli dell’ex segretario del Pci — . Per favore, lasciatelo in pace".


Non sono rimasti soli. Sono proprio gli ex direttori dell’Unità a battere un colpo. Nel giorno, ieri, del 39esimo anniversario della morte del leader comunista. Mentre la famiglia e l’Associazione Berlinguer lo ricordano come sempre con una cerimonia al cimitero Flaminio di Roma, la polemica si accende. Sembra essere destinata a non spegnersi. Perché, spiega Andrea Romano (che dell’Unità è stato l’ultimo condirettore insieme con Sergio Staino), "l’Unità è sempre stato un giornale di partito, del Pci, del Pds, dei Ds, del Pd, quindi strutturalmente legato al partito. Ma oggi quel legame non c’è più, è il quotidiano di Sansonetti e Romeo, perciò che venga usata la figura di Berlinguer è veramente bizzarro".

Antonio Padellaro, anche lui ex direttore dell’Unità (2004-2008) invita: "La lettera dei figli di Berlinguer è ineccepibile, Sansonetti ne faccia buon uso". Già gli ex giornalisti dell’Unità — rimasti nel limbo nel passaggio da una proprietà all’altra e ora non riassunti — hanno raccontato l’imbarazzo, il dolore e la rabbia di vedere stravolto un patrimonio politico e d’informazione. Ai figli di Berlinguer, che li hanno ricordati nella lettera, ribadiscono: "Siamo d’accordo e ci sentiamo compresi". Senza contare che sull’Unità di nuovo conio si erano scatenate le proteste per gli articoli dell’ex terrorista nero Giusva Fioravanti.


Molti leader politici della sinistra e diversi ex redattori del quotidiano esclusi dal nuovo progetto hanno mandato messaggi alla famiglia Berlinguer. Ma soprattutto si sono fatti sentire i vecchi militanti del Pci, che ancora ricordano cosa ha significato il giornale, bandiera e simbolo di lotte, e come lo si andava a distribuire per strada a prezzo di qualsiasi sacrificio. La lettera dei figli di Berlinguer a Sansonetti ha fatto il giro dei social, condivisa da tanti con lo slogan “Giù le mani da Enrico”. Un militante, Giampiero, su Facebook ricorda le domeniche passate a distribuire il giornale, e avverte che "certi simboli bisogna usarli per quello che sono".