Giuliano Urbani: “Forza Italia è un partito di maggiordomi senza un successore. Ora non ha un futuro”
di Emanuele LauriaGiuliano Urbani è stato uno dei fondatori di Forza Italia. Ispiratore della prima fase, poi critico inflessibile di Silvio Berlusconi. Da dove si comincia a raccontare?
“Difficile dirlo, vista la grandezza e le contraddizioni della storia di Silvio Berlusconi. Il motivo del suo successo, nel ’94, è chiaro: i cittadini non ne potevano più dei partiti tradizionali. Noi promettemmo una serie di novità legislative e funzionali. Gli italiani ci seguirono”.
Come conobbe il Cavaliere?
“Per puro caso, per merito dell’avvocato Agnelli che seguiva i miei sondaggi per il Sole 24 ore, era interessato alla tesi per me chiara che stava finendo la lunga stagione del compromesso storico, che non c’era futuro per una Dc in agonia e per un Pci che non era all’altezza di porsi come forza laburista occidentale. Partecipai a un seminario, nel ’93, e alla fine l’avvocato mi disse: 'Ma hai parlato con Berlusconi?'. …
Giuliano Urbani è stato uno dei fondatori di Forza Italia. Ispiratore della prima fase, poi critico inflessibile di Silvio Berlusconi. Da dove si comincia a raccontare?
“Difficile dirlo, vista la grandezza e le contraddizioni della storia di Silvio Berlusconi. Il motivo del suo successo, nel ’94, è chiaro: i cittadini non ne potevano più dei partiti tradizionali. Noi promettemmo una serie di novità legislative e funzionali. Gli italiani ci seguirono”.
Come conobbe il Cavaliere?
“Per puro caso, per merito dell’avvocato Agnelli che seguiva i miei sondaggi per il Sole 24 ore, era interessato alla tesi per me chiara che stava finendo la lunga stagione del compromesso storico, che non c’era futuro per una Dc in agonia e per un Pci che non era all’altezza di porsi come forza laburista occidentale. Partecipai a un seminario, nel ’93, e alla fine l’avvocato mi disse: 'Ma hai parlato con Berlusconi?'. Risposi: 'Mai conosciuto'. L’indomani arrivò una telefonata e un invito a cena ad Arcore”.
Che impressione ebbe la prima volta che vide Berlusconi?
“Ottima. Lo dipingevano come un opportunista, invece mi apparve una persona molto coraggiosa, in grado di sostenere i rischi di un’avventura politica che gli veniva sconsigliata da Letta e Confalonieri. Questo mi piacque. E poi mi colpì subito il fatto che, almeno a parole, voleva fare un partito liberale di massa”.
A parole, sottolinea.
“Vede, l‘intuizione fu giusta e io e Martino vi lavorammo con profitto. Solo che il progetto fu subito annacquato, condizionato dalle esigenze degli alleati: Bossi voleva la secessione, Fini era a quei tempi l’espressione di una destra post-fascista. Tutto, secondo me, cominciò a cambiare quando fallì l’esperimento della Bicamerale e con esso lo spirito riformatore di FI. Poi facemmo un errore strategico, non sostenendo Napolitano ma Bonino nel ruolo di commissario europeo. Qualche anno dopo, nel ’96, dissi a Berlusconi: abbiamo perso i tram giusti, difficile che si possa combinare qualcosa. E lasciai governo, parlamento e partito”.
Il partito personale: altra formula politica che, nel bene e nel male, si deve al Cavaliere.
“Il mio giudizio è negativo: FI non è mai stata un partito e solo in parte un movimento politico, è stata poco più di un comitato elettorale. Il Paese aveva bisogno di altro”.
Va considerato che la parabola di Berlusconi, al di là delle sue idee, è stata tracciata anche da vicende extrapolitiche: i processi, le cene eleganti.
“Quelle hanno ulteriormente indebolito il disegno. L’errore strategico è stato quello di non creare un partito contendibile, in democrazia non ha senso. E di non lavorare mai per una successione all’altezza: l’ha tenuta a bagnomaria, affidandosi a persone perbene ma politicamente irrilevanti. E sì che Berlusconi ha avuto figure di primo piano al proprio fianco: penso ad esempio all’ex ministro degli Esteri Renato Ruggiero. Ha spesso preferito maggiordomi a collaboratori in grado di succedergli. Ripeto: il Cavaliere ha avuto giuste intuizioni, ma è stato tradito dal suo solipsismo”.
E ora? Che futuro vede per Forza Italia?
“Auguro a Forza Italia di avere un futuro ma francamente non ne vedo. Ho letto in questi mesi di un ruolo della moglie, mi sono sembrate cose senza consistenza, senza prospettiva. E un po’ penose. Non so cosa farà il personale politico, ma gli elettori di Forza Italia sono già con Giorgia Meloni, abile nel porsi come leader moderata. Oggi è l’unica alternativa al centrosinistra che non ha una guida aggregante”.