Occhetto: "A Berlusconi rifiutai un patto segreto per le tv. Meloni sua unica erede"
di Lorenzo De CiccoROMA - "Mi sono emozionato - dice l'ultimo leader dei comunisti italiani - in queste ore rivedo il film di tanti anni di politica. Il suo avvento ha segnato anche la mia vita personale, in modo indelebile".
Chi era Berlusconi per Achille Occhetto?
"Per me Berlusconi è stato un avversario politico, che ho sempre trattato con rispetto, anche durante il famoso braccio di ferro in tv del '94".
Con Mentana.
"Mi ricordo che in un intervallo per la pubblicità lo vedevo preoccupato guardare i suoi appunti, allora gli ho toccato il braccio e gli ho detto: 'Ma guarda che vai bene così'. Malgrado nel corso di quel dibattito l'attacco più feroce fosse venuto da lui, affermando che noi avremmo portato il comunismo in Italia un anno dopo che il comunismo era crollato a Mosca e non si poteva certo pensare ai cavalli cosacchi che si abbeveravano nelle fontane di Roma. Quindi una menzogna, all'origine della sua attivit&ag…
ROMA - "Mi sono emozionato - dice l'ultimo leader dei comunisti italiani - in queste ore rivedo il film di tanti anni di politica. Il suo avvento ha segnato anche la mia vita personale, in modo indelebile".
Chi era Berlusconi per Achille Occhetto?
"Per me Berlusconi è stato un avversario politico, che ho sempre trattato con rispetto, anche durante il famoso braccio di ferro in tv del '94".
Con Mentana.
"Mi ricordo che in un intervallo per la pubblicità lo vedevo preoccupato guardare i suoi appunti, allora gli ho toccato il braccio e gli ho detto: 'Ma guarda che vai bene così'. Malgrado nel corso di quel dibattito l'attacco più feroce fosse venuto da lui, affermando che noi avremmo portato il comunismo in Italia un anno dopo che il comunismo era crollato a Mosca e non si poteva certo pensare ai cavalli cosacchi che si abbeveravano nelle fontane di Roma. Quindi una menzogna, all'origine della sua attività politica. Certo, Berlusconi ha segnato un'epoca".
Che epoca è stata?
"Non quella del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, bensì dalla Repubblica dei partiti al populismo, di cui è stato un inventore, antesignano di Trump. Il suo capolavoro è stato quello di avere interpretato lo spartito del bipolarismo, che non fu inventato da lui, bensì dal movimento referendario di Segni di cui mi onoro di essere stato comprimario, ma il suo capolavoro è di averlo interpretato in modo originale, mettendo assieme ciò che rimaneva del quadripartito, un partito ultranazionalista di destra e uno separatista anti-nazionalista. Un'epoca, preparata a partire dalle stragi del '93 che non furono di sola mafia, e favorita dall'impoverimento culturale propagato dalle sue televisioni".
Le tv private che cambiarono la cultura di massa.
"La sua grande innovazione, che per me non è un merito, è aver confuso libertà con arbitrio, gettando nell'animo degli italiani lo spregio per le regole e per le tasse, con la sua famosa frase dello Stato che mette le mani nelle tasche dei cittadini, da cui ora nasce la reinvenzione del 'pizzo di Stato'. Negli anni ha messo in ombra i pochi liberali di grande prestigio che l'avevano seguito, come Martino, e ha impiantato nel centro i germi della destra. Ha fatto l'apprendista stregone, lasciando come unica eredità Giorgia Meloni e molti miliardi ai figli, con l'aiuto dell'odiato Stato".
Quali sono state le colpe della sinistra?
"Ci sono. La sinistra ha rinunciato fin dall'inizio a un'analisi alta, sistemica. Pensiamo al ridicolo: avere usato una mia frase scherzosa, la gioiosa macchina da guerra, per dire che aveva spaventato gli italiani, come unica analisi del risultato elettorale, invece di concentrarsi sul conflitto d'interessi. Si è aperta la strada degli inciuci. Berlusconi è stato più volte graziato dalla sinistra".
Quando avete capito che Berlusconi faceva sul serio, con la politica?
"Al momento dell'annuncio. Prima si pensava volesse fare qualcosa, ma per interposta persona".
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Berlusconi quando l'ha conosciuto?
"Qualche anno prima del '94. Si presentò a me e Veltroni in un luogo neutro, una casa signorile di Roma. Mi chiese l'appoggio per le sue reti televisive, dato che aveva già quello dei socialisti. Veniva col cappello in mano, mi disse: se lei, onorevole, mi dà un elenco dei giornalisti che sono a lei fedeli, le prometto di metterli in Mediaset. Dissi: no, lo scambio non lo voglio fare. Auguri".
L'ultima volta che l'ha visto?
"A un ricevimento, quando era premier ed era arrivato in Italia Clinton. Gli dissi: sarà dura fare politica in prima persona. Poi non ci siamo sentiti più".
Se l'avesse sconfitto nel '94, Berlusconi avrebbe avuto la forza di ritentare?
"Probabilmente ci avrebbe provato, ma non so se avrebbe avuto lo stesso successo. Poi non l'ho mai detto, ma io non pensavo che avremmo vinto come progressisti, infatti avevo già un accordo con i popolari di Martinazzoli: avremmo richiamato Ciampi come presidente del Consiglio. Per quello non mi candidai premier dell'alleanza. Come Pds guadagnammo il 4% e l'insieme dei voti del Pds e di Rifondazione sopravanzava di poco i voti del Pci. Voleva dire che l'ondata berlusconiana non aveva scalfito in quelle elezioni la sinistra, invece fu considerata una sconfitta storica".
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Cosa non funzionò?
"Che gli altri, i popolari, persero persino le mutande e il partito socialista fu ridotto al 2%. Gran parte della Dc era passata al berlusconismo e anche gran parte dei socialisti".
Torniamo al duello tv col suo famoso completo marrone. Circolano tante leggende: che ci fosse dietro un trabocchetto di Mediaset, che le avessero macchiato il vestito grigio per farle cambiare abito...
"C'è un elemento di verità, ma nessun complotto: venivo da un comizio a Bologna, indossavo un completo grigio, ma lo macchiai io. Allora presi all'ultimo momento il primo vestito che trovai e apparve marrone, anche se non era proprio così. E fu giudicato come uno degli elementi della sconfitta. È diventato il simbolo del burocrate, anche se tutti sapevano che io vestivo casual. Col senno di poi, sceglierei un vestito diverso. Ma non avremmo vinto lo stesso".