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Malinconia milanista ai funerali di Berlusconi. E Galliani porta Sacchi e Allegri a bere insieme

Alla funzione in Duomo si ritrovano i protagonisti dei trionfi rossoneri. L'ex amministratore delegato: "Dopo Silvio tutto finito? Non lo so, ma non ho parole per dire quello che vivo oggi". E insieme a Braida invita i due allenatori sul minivan per una serata in cui ricordare gli scudetti e le coppe. E per asciugare i rancori tra i profeti delle opposte filosofie calcistiche
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MILANO - Si allontanano in fila indiana costeggiando il Duomo dopo i funerali di Silvio Berlusconi, tutti dietro ad Adriano Galliani. Un passo e c'è Arrigo Sacchi, quello dopo Massimiliano Allegri. In mezzo Ariedo Braida, per una vita direttore sportivo dei rossoneri. Con discrezione, perché è una rimpatriata nel nome di Silvio aperta solo a chi ha respirato un mondo. "Se dopo Silvio è tutto finito non lo so - allarga le braccia l'ex amministratore delegato e vicepresidente milanista - so che non ho parole per dire quello che sento, quello che vivo". Salgono assieme sul mini-van che li attende vicino alla cattedrale, in piazza Fontana. Vogliono ritrovarsi attorno a un bicchiere, ricordare gli scudetti e le coppe, asciugare il veleno e i rancori, "dai - sussurra Galliani per scacciare la malinconia - andiamo via insieme, così parliamo un po'". Di calcio, di coppe, di vita. "Di Silvio".

A bordo del pulmi…

MILANO - Si allontanano in fila indiana costeggiando il Duomo dopo i funerali di Silvio Berlusconi, tutti dietro ad Adriano Galliani. Un passo e c'è Arrigo Sacchi, quello dopo Massimiliano Allegri. In mezzo Ariedo Braida, per una vita direttore sportivo dei rossoneri. Con discrezione, perché è una rimpatriata nel nome di Silvio aperta solo a chi ha respirato un mondo. "Se dopo Silvio è tutto finito non lo so - allarga le braccia l'ex amministratore delegato e vicepresidente milanista - so che non ho parole per dire quello che sento, quello che vivo". Salgono assieme sul mini-van che li attende vicino alla cattedrale, in piazza Fontana. Vogliono ritrovarsi attorno a un bicchiere, ricordare gli scudetti e le coppe, asciugare il veleno e i rancori, "dai - sussurra Galliani per scacciare la malinconia - andiamo via insieme, così parliamo un po'". Di calcio, di coppe, di vita. "Di Silvio".

A bordo del pulmino siedono, uno dietro all'altro, Sacchi e Allegri. Non è scontato. In passato hanno litigato, e neanche poco. In tv, davanti a milioni di tifosi. Perché il demiurgo dei tre olandesi ogni tanto aveva criticato il mister bianconero e Allegri una sera aveva detto: "Neanche oggi siamo d'accordo". "Non ti fa onore, Max, vista la mia e la tua storia", "vabbé, Arrigo, se sei permaloso...", "con te non parlo, lo farò quando avrai imparato il rispetto", "ora sto perdendo la calma!".

Sacchi e Allegri sul minivan dopo la funzione 

Oggi però è diverso. È morto Berlusconi, incombe il tempo che scorre, c'è da onorare chi - il Cavaliere - ha condotto entrambi nel club dei mister vincenti. E c'è Galliani, con la compagna brasiliana Helga Costa, che non vuole cedere alla malinconia. Incontrano Aurelio De Laurentiis, il presidente del Napoli scherza, gioca un po' con la scaramanzia. Galliani ride, Sacchi ha gli occhi lucidi: "Negli anni non ci siamo mai persi, abbiamo mantenuto un rapporto".

Il mini-van chiude le porte, diretto verso un posto dove ricordare, parlare di calcio, bere e brindare. Con Sacchi e il sacchismo, che fece del collettivo e di un metodo regola e ossessione. Con lo juventino, che è insieme figlio calcistico di Galeone e teorico del pragmatismo. Non c'è più Berlusconi, che voleva decidere anche per i suoi mister. Sarà un pomeriggio strano. Allegri ha già iniziato: "Il modulo di gioco, gli schemi...Per giocare al bel calcio ci vogliono i giocatori buoni".