Si erano tanto amati. Da Alfano a Fini, da Urbani a Lupi, la galleria dei "traditori" che sfilerà oggi alle esequie del Cavaliere
di Antonio FraschillaAi funerali solenni oggi al Duomo di Milano ci saranno i componenti del pantheon politico di Silvio Berlusconi fin dalla sua discesa in campo. Un pantheon che però negli anni aveva già abbandonato il leader che adesso i media a destra vogliono far passare per grande statista, ma che in realtà era rimasto negli ultimi anni molto solo con una Forza Italia trasformatasi in una corte ridotta. Certo, oggi sono attesi molti ex forzisti alle esequie di Stato: dal senatore Marcello Pera all'ex ministro degli anni rampanti Giulio Tremonti, dal figliol prodigo senza "quid" Angelino Alfano, ai primi compagni di viaggio nell'avventura politica: come Giuliano Urbani, co-fondatore di Forza Italia, Vittorio Dotti e Carlo Scognamiglio. Tutti attesi, quanto meno, ai funerali.
Di certo c'è, come ha sottolineato il governatore della Liguria Giovanni Toti, giornalista anche di Mediaset: "C'è più di Berlusconi fuori che dentro…
Ai funerali solenni oggi al Duomo di Milano ci saranno i componenti del pantheon politico di Silvio Berlusconi fin dalla sua discesa in campo. Un pantheon che però negli anni aveva già abbandonato il leader che adesso i media a destra vogliono far passare per grande statista, ma che in realtà era rimasto negli ultimi anni molto solo con una Forza Italia trasformatasi in una corte ridotta. Certo, oggi sono attesi molti ex forzisti alle esequie di Stato: dal senatore Marcello Pera all'ex ministro degli anni rampanti Giulio Tremonti, dal figliol prodigo senza "quid" Angelino Alfano, ai primi compagni di viaggio nell'avventura politica: come Giuliano Urbani, co-fondatore di Forza Italia, Vittorio Dotti e Carlo Scognamiglio. Tutti attesi, quanto meno, ai funerali.
Di certo c'è, come ha sottolineato il governatore della Liguria Giovanni Toti, giornalista anche di Mediaset: "C'è più di Berlusconi fuori che dentro Forza Italia". Ma non aggiunge un secondo passaggio: i tanti addii sono il fallimento del Berlusconi politico. E non tanto per gli addii di chi era stato creato da Berlusconi e poi lo ha tradito (e quindi non è stata poi una così grave perdita); ma per gli addii di chi aveva una storia sua personale alle spalle e inizialmente aveva creduto al grande progetto del partito liberal italiano.
A lasciare Berlusconi sono stati soprattutto alcuni professori arruolati in un primo momento che ci avevano creduto a quella "rivoluzione" dopo Tangentopoli e il crollo della Prima Repubblica. Tra questi c'erano Marcello Pera, oggi tornato in Parlamento ma con Fratelli d'Italia come Tremonti tra l'altro, e Giuliano Urbani, che ha definito FI in una intervista a Repubblica "un partito di camerieri". Entrambi hanno mollato anni fa Berlusconi e nel 2013 si erano messi insieme a girare l'Italia alla guida del comitato LiberiSì delusi dal leader. Ad aver lasciato il Berlusconi politico già da anni è stata anche Tiziana Parenti, pubblico ministero nel pool di Mani Pulite con le pratiche però delle coop rosse: "Forza Italia era un'idea che si doveva concretizzare e non si concretizzò. Non è che è fallito il progetto, è che non è mai stato attuato. Lui non vende la Coca-cola, lui vende le bollicine. E mi meraviglio che ci sia ancora qualcuno che non abbia capito", ha detto in una intervista nel 2012. Stesso percorso del professore Carlo Scognamiglio Pasini, il primo presidente del Senato berlusconiano, che ha sostenuto la tesi che "il primo governo Berlusconi rifletteva le origini liberali del movimento e della coalizione" ma che "con il ritorno al governo dopo il 2001 l'ispirazione originaria ai valori e ai programmi del liberalismo fu progressivamente emarginata" .
Ma a mollare Silvio sono stati pure esponenti di quel mondo Fininvest che lui aveva portato in politica: "Silvio è solo una persona che non si arrende al passare del tempo: vuole rimanere a tutti i costi sulla scena e non riesce ad accettare che la parabola sia finita...", ha detto qualche anno fa all'Espresso Vittorio Dotti, avvocato, per molti anni è stato legale della Fininvest e durante la legislatura d'esordio del Cavaliere (1994-'96) capogruppo di Forza Italia alla Camera. E, ancora, a lasciare Berlusconi al suo destino politico il primo ministro del Tesoro dei governi azzurri, Lamberto Dini, oppure il giornalista Ferdinando Adornato, che lasciò il fondatore degli azzurri quanto nacque il Pdl: "Questo non è il progetto unitario a cui lavoravamo e di cui avrebbero dovuto far parte anche An e Udc, ma un partito personalistico, la seconda edizione di Forza Italia. Non si può liquidare un partito e un progetto politico in tre minuti dal predellino di un'auto".
L'elenco è lunghissimo di politici, non peones, che hanno abbandonato il leader: Paolo Guzzanti, Gabriele Albertini, Paolo Bonaiuti, Beppe Pisanu, Mara Carfagna, Maurizio Lupi, Raffaele Fitto. E poi perfino molti peones saliti sul carro del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. Insomma, non molti hanno creduto alla sua eredità politica, lasciandolo al suo destino in Forza Italia ancora in vita per glorificarlo adesso. Ma solo a parole.