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Il lutto della discordia. Per Berlusconi si fermano i ministri e il Parlamento

La destra chiede e ottiene il rinvio alla prossima settimana delle votazioni in Aula. Congelate le agende di Meloni e alleati. Un ex premier mai celebrato in questo modo
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ROMA - Impietrita, la politica italiana. Ferma a ossequiare il monarca di Arcore. Le agende della presidente del Consiglio e dei suoi ministri per tre giorni svuotate, le votazioni nelle Aule di Camera e Senato rinviate di una settimana, le riunioni di partito riprogrammate. Si blocca l'attività delle istituzioni, mentre si accendono i neon della torre Mediaset, a omaggiare lo scomparso "papà" e si aprono le porte del Duomo di Milano per l'ultimo saluto al magnate e leader Silvio Berlusconi. Mai prima, celebrazioni così. Il copione pesca fuori dai cataloghi del cerimoniale di Stato, riveste d'inusuale protocolli da sempre modellati sulle istituzioni repubblicane, non sulle persone, e spesso osservati con ritrosia o riluttanza.

Giorgia Meloni, che del Cavaliere ha calcato le orme fin dentro Palazzo Chigi, percepisce la fine di una stagione politica, prova a farsi interprete del rapporto viscerale che il fondatore di Forza Italia aveva con una…

ROMA - Impietrita, la politica italiana. Ferma a ossequiare il monarca di Arcore. Le agende della presidente del Consiglio e dei suoi ministri per tre giorni svuotate, le votazioni nelle Aule di Camera e Senato rinviate di una settimana, le riunioni di partito riprogrammate. Si blocca l'attività delle istituzioni, mentre si accendono i neon della torre Mediaset, a omaggiare lo scomparso "papà" e si aprono le porte del Duomo di Milano per l'ultimo saluto al magnate e leader Silvio Berlusconi. Mai prima, celebrazioni così. Il copione pesca fuori dai cataloghi del cerimoniale di Stato, riveste d'inusuale protocolli da sempre modellati sulle istituzioni repubblicane, non sulle persone, e spesso osservati con ritrosia o riluttanza.

Giorgia Meloni, che del Cavaliere ha calcato le orme fin dentro Palazzo Chigi, percepisce la fine di una stagione politica, prova a farsi interprete del rapporto viscerale che il fondatore di Forza Italia aveva con una parte del Paese e si mette in sintonia con l'emozione a reti unificate, consapevole che anche dalla capacità di governare questa fase passa la stabilità della coalizione e dell'esecutivo. E così per prima - preceduta, a dire il vero, dall'alleato-rivale Matteo Salvini - lunedì mattina fa sapere di aver svuotato l'agenda per tre giorni, fino ai funerali di oggi a Milano, lasciando fuori dal portone di Palazzo Chigi pure il presidente iracheno Abdul Rashid Latif per il quale era stato già srotolato il tappeto rosso. Poi dispone oltre alle esequie di Stato, previste per gli ex presidenti del Consiglio e per i vertici di organi costituzionali, anche una giornata di lutto nazionale - una soltanto, come prevede la norma e come sempre in passato - per oggi. Hanno avuto funerali solenni, con sei Carabinieri in alta uniforme, gli onori militari e spese a carico dello Stato, Giovanni Spadolini nel 1994 e Amintore Fanfani nel 1999. Ma per nessun ex presidente del Consiglio era mai stato disposto il lutto nazionale, con bandiere a mezz'asta sulle facciate degli edifici pubblici e due strisce di velo nero per i tricolore disposti all'interno. Con la sola eccezione di due ex premier che erano stati anche presidenti della Repubblica: Giovanni Leone, nel 2001, e Carlo Azeglio Ciampi, nel 2016, che fu onorato - tra le proteste di Salvini - da una giornata di lutto nazionale, ma scelse funerali privati. Così come celebrazioni private furono scelte per Bettino Craxi nel 2000 e Giulio Andreotti nel 2013. Stavolta, è vero, se ne va il leader di un partito ancora in attività. E la memoria va a Enrico Berlinguer e ai funerali oceanici che 39 anni fa, il 13 giugno 1984, commossero il Paese. Ma negli archivi si ritrova poco di paragonabile a quel che va in scena oggi: tanto per iniziare, nessun lutto nazionale.

Lo "shut down" istituzionale di questi giorni, che sembra echeggiare più da vicino quello disposto per i funerali di Elisabetta II, vede fermarsi ministri e parlamentari. Da lunedì fino a stasera (domani un Cdm) sgombre le agende di Adolfo Urso e Giancarlo Giorgetti, Gilberto Pichetto Fratin e Elisabetta Casellati. Sospesa l'attività in Parlamento, come chiesto in prima battuta da FI e rinviata anche la relazione annuale del Garante per la privacy. Ieri mattina le conferenze dei capigruppo della Camera e del Senato hanno deciso di sospendere per oggi, giorno del lutto, ogni attività. Hanno anche rinviato alla prossima settimana tutte le votazioni d'Aula. A Montecitorio domani si discuteranno soltanto alcune mozioni, venerdì sono in calendario interpellanze, a Palazzo Madama riprenderà domani l'esame in commissione del decreto Lavoro, i senatori torneranno invece in Aula lunedì per votare il decreto sulla Pa e martedì per commemorare Berlusconi. Ma il M5S con Vittoria Baldino alza il dito: "Dopo le stragi di Capaci, via d'Amelio e la morte di Aldo Moro, che sconvolsero davvero il Paese, la Camera fu convocata". "Che scelta infelice", commenta Riccardo Magi. "Non è tutto un po' eccessivo?", chiede da SI Nicola Fratoianni. Si unisce a Rosy Bindi e ai dem Benifei e Moretti nel definire "inopportuno" il lutto nazionale.

Colgono l'umore di una parte del Paese che si esprime con post sui social e fischi durante il minuto di silenzio al teatro regio di Torino: "#nonnelmionome". A loro dà voce il rettore dell'università per stranieri di Siena Tomaso Montanari: "Qui niente bandiere a mezz'asta, Berlusconi lascia l'Italia peggiore". In diecimila firmano una petizione a sua difesa. Le celebrazioni proseguono.