✕

Rischio Vietnam post-Berlusconi per Meloni in Parlamento. FdI non accoglierà transfughi forzisti ma Renzi apre le porte

Antonio Tajani e Giorgia Meloni 
In discussione il futuro di Forza Italia dopo la morte del Cavaliere. Il leader di Iv farà entrare nei suoi gruppi senatori e deputati forzisti se escono dalla maggioranza, Rosato: "Pronto ad allargare il progetto terzopolista". Salvini punta ad attrarre gli azzurri nella Lega. L'accordo tra Tajani e la premier per arginare la diaspora
2 minuti di lettura

"Possono darci per morti, certo. Ma se Giorgia Meloni non governa la transizione del mio partito al dopo Berlusconi, in Parlamento rischia di trovarsi il Vietnam: non solo in aula ma anche nelle commissioni". Un deputato forzista della prima ora, uno che dal 1994 è tra gli azzurri, martedì scorso ragionava in Transatlantico sul futuro di Forza Italia adesso che non c'è più il leader unico. E notava come già i capogruppo al Senato e alla Camera, Licia Ronzulli e Paolo Barelli, non siano proprio sulla stessa lunghezza d'onda appartenendo a correnti diverse nel partito. Per non parlare della balcanizzazione in corso tra fasciniani (la corrente della compagna di Berlusconi), governisti, ribelli e chi proprio per motivi personali non gradisce ad esempio che il ministro Antonio Tajani prenda le redini del partito. E in questo scenario si fanno avanti fin da subito le sirene di Matteo Renzi da una parte e Matteo Salvini dall'altra per …

"Possono darci per morti, certo. Ma se Giorgia Meloni non governa la transizione del mio partito al dopo Berlusconi, in Parlamento rischia di trovarsi il Vietnam: non solo in aula ma anche nelle commissioni". Un deputato forzista della prima ora, uno che dal 1994 è tra gli azzurri, martedì scorso ragionava in Transatlantico sul futuro di Forza Italia adesso che non c'è più il leader unico. E notava come già i capogruppo al Senato e alla Camera, Licia Ronzulli e Paolo Barelli, non siano proprio sulla stessa lunghezza d'onda appartenendo a correnti diverse nel partito. Per non parlare della balcanizzazione in corso tra fasciniani (la corrente della compagna di Berlusconi), governisti, ribelli e chi proprio per motivi personali non gradisce ad esempio che il ministro Antonio Tajani prenda le redini del partito. E in questo scenario si fanno avanti fin da subito le sirene di Matteo Renzi da una parte e Matteo Salvini dall'altra per rinforzare i rispettivi gruppi e progetti politici che pur su campi diversi, opposizione (almeno formalmente) l'uno e maggioranza l'altra, hanno un comune obiettivo: ridurre i margini di azione di Fratelli d'Italia e della presidente Giorgia Meloni.

L'accordo tra Meloni, Tajani e Marina Berlusconi

In queste ore si rincorre la voce di un accordo tra Meloni, Tajani e Marina Berlusconi, che al momento sta prendendo il ruolo di riferimento della famiglia per le questioni politiche: e l'accordo prevede che Fratelli d'Italia al momento non accoglierà deputati e senatori che lasceranno Forza Italia. Ma Renzi non ha certo firmato patti. Ed Ettore Rosato, un suo fedelissimo, parlottando con i colleghi nei giorni scorsi, avvertiva: "Tutti parlano di noi come di un possibile nuovo contenitore per riprendere le fila politiche di Forza Italia, ma dimenticando un particolare, che Renzi non andrà a fare il leader di un partito di maggioranza, semmai è pronto ad allargare il progetto terzopolista". Tradotto: Renzi si prende senatori e deputati forzisti ma se questi escono dalla maggioranza chiaramente. E in questo senso l'ex segretario dem lancia segnali di grande apertura ideologica ai temi cari agli azzurri, a partire dai "magistrati che hanno perseguitato Berlusconi", come ha detto in tv da Bruno Vespa.

Salvini punta a diventare l'erede di Berlusconi

Sul versante maggioranza, Salvini gradirebbe invece di diventare lui l'erede di Berlusconi per fare da contraltare a Meloni: in casa Lega sta tornando di attualità il progetto di lista unica con i forzisti, a esempio, in vista delle Europee. In questo scenario, i deputati e i senatori di Forza Italia rischiano di sbandare e di non essere più compatti nel sostegno in Parlamento al governo Meloni. "A chi ci dà per morti ricordo che senza di noi né al Senato né alla Camera Meloni ha la maggioranza", dicono in casa forzista. Alla Camera il gruppo azzurro conta 44 deputati, determinanti per superare quota 200 voti e avere la maggioranza. I senatori berlusconiani sono invece 17 e anche qui sono fondamentali per avere i 103 voti che garantiscono il governo Meloni.

I lavori nelle commissioni

Ma il problema è anche la gestione dei lavori nelle commissioni: dove rischiano di andare per le lunghe le discussioni dei disegni di legge cari al governo, per non dire che gli stessi ddl rischiano di subire modifiche con la presentazione di emendamenti non concordati con la maggioranza o il governo. Un bel caos, insomma. Meloni lo sa è sta cercando, come raccontato da Repubblica, di porsi lei come leader moderata ed erede di Berlusconi. Ma il problema vero ce l'ha al momento dentro il Parlamento, non fuori. Tajani, che sembra il designato per la guida del partito, riuscirà a tenere a bada tutti i forzisti tra Camera e Senato? Questa domanda avrà una risposta alla prova dei fatti non appena arriveranno in aula provvedimenti delicati per il governo Meloni. A partire dal decreto sulla pubblica amministrazione al Senato.