Ai funerali gli onori di Stato e i cori degli ultrà: in piazza i tanti mondi di Berlusconi
di Brunella GiovaraInfine se ne è andato in gloria, il mago che è stato Silvio Berlusconi, capace di così tanti incantesimi, fino all’ultimo. Il suo funerale, show mai visto, mai più ce ne sarà uno così, trasmesso in diretta come una finale di Champions. Il presidente della Repubblica e gli ultrà del calcio, chi sarebbe stato capace di metterli assieme sulla piazza del Duomo, i picchetti militari e le vecchie glorie delle sue televisioni, le sue presentatrici già famose, e anche i suoi ex vip della politica, oltre ai potenti e ai rampanti di oggi, al loro primo funerale di Stato. I molti mondi variopinti che ha gestito in questi anni, giocando su più tavoli e sempre risultando vincente o quasi, uno stile di vita aggressivo, esagerato, molto milanese. Uno capace di fondare un partito e vincere le elezioni, così. Che grande magia è stata. E poi fare le corna alle spalle di qualcuno - ridendo - e così farsi immortalar…
Infine se ne è andato in gloria, il mago che è stato Silvio Berlusconi, capace di così tanti incantesimi, fino all’ultimo. Il suo funerale, show mai visto, mai più ce ne sarà uno così, trasmesso in diretta come una finale di Champions. Il presidente della Repubblica e gli ultrà del calcio, chi sarebbe stato capace di metterli assieme sulla piazza del Duomo, i picchetti militari e le vecchie glorie delle sue televisioni, le sue presentatrici già famose, e anche i suoi ex vip della politica, oltre ai potenti e ai rampanti di oggi, al loro primo funerale di Stato. I molti mondi variopinti che ha gestito in questi anni, giocando su più tavoli e sempre risultando vincente o quasi, uno stile di vita aggressivo, esagerato, molto milanese. Uno capace di fondare un partito e vincere le elezioni, così. Che grande magia è stata. E poi fare le corna alle spalle di qualcuno - ridendo - e così farsi immortalare, per i secoli a venire.
Ieri a Milano non mancava nessuno. E certo il parterre de rois, il governo tutto, con la premier che fissava l’altissima volta gotica della cattedrale come se ne temesse il crollo, e l’austero Mattarella, silente. Al suo fianco l’emiro del Qatar, Al Thani. Appena dietro, il premier ungherese Orban, subito molto omaggiato da Salvini, e quello albanese Edi Rama. Assenti i pezzi da novanta internazionali, molti gli ambasciatori. E gli ex primi ministri italiani, Renzi, Gentiloni, Monti, e il severo Mario Draghi. Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, in nero, nessuna dichiarazione. L’ex ministro Franceschini, in silenzio. Dall’altra parte, la famiglia, in evidente sofferenza. La quasi moglie Marta Fascina, una vestale umile, vestita di blu, con lo sguardo struccato fisso alla bara.
La figlia maggiore Marina, l’erede, la nuova patriarca dei Berlusconi (tutti a dire che è gelida, appariva molto provata). E Pier Silvio, stesso sguardo del padre, in giacca blu e jeans, come se fossimo allo stadio. Eleonora, vestita d’antan, con la veletta. Barbara, con un cerchietto nero a trattenere i capelli biondi. Luigi, anche lui ha lo sguardo del padre, sembra sempre un ragazzo. Gianni Letta, in lacrime, sembrava più vecchio. E Paolo, il fratello di Silvio, abbastanza distrutto. Più in disparte, le altre vedove. Veronica già Berlusconi, indicata sulla sedia come Bartolini, l’attrice vista una volta al teatro Manzoni, reclusa consenziente e per anni nella villa di via Rovani, infine sposata dopo il divorzio dalla prima moglie, Carla Dall’Oglio, ieri assente. Veronica, quella che a un certo punto disse che c’erano "delle vergini in pasto al drago", fu l’inizio dello scandalo. Molti banchi indietro, Francesca Pascale, la compagna per anni del mago, era l’epoca del cane Dudù.
Tutto è passato, infine, come dice il nome della società Panta Rei di Valenza Po, che a breve cremerà il cadavere di Berlusconi, che pure si credeva immortale. E quando tutti sono finalmente seduti, si assiste all’ultimo miglio dell’arrivo della salma famosa, partita dalla residenza di Arcore in orario perfetto, su una grandiosa auto funebre Mercedes extralusso, che fatica a girare dal viale padronale fino alla strada normale, tanta è l’imponenza del mezzo. In Duomo, si guardano gli schermi posizionati tra i banchi - il viaggio del feretro lungo il percorso stabilito dalla prefettura, fino a Milano centro, dalla direttrice nord, infine si arriva su corso di Porta Vittoria, e si oltrepassa il Palazzo di Giustizia di Milano, ma la regia non lo inquadra. Non è il momento per ricordare le battaglie legali con la procura di Milano, la nemica numero uno.
Così, il grande spettacolo che va in scena mostra in diretta la bara che avanza verso Milano. La sua Milano, come se fosse una tappa del Giro d’Italia, gli svincoli vuoti, le auto ferme a veder passare il corteo. Milano da bere, essenzialmente. Un attimo prima che venisse giù Mani Pulite, come un fulmine, come se davvero qualcuno dall’alto cercasse di incenerire quel mondo di tangenti, avvisi di garanzia, infiltrazioni mafiose. Dopo, bunga bunga, e altre miserie.
Poi, parla l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e tutti si risvegliano dal torpore della diretta, dalla lunghezza dell’attesa, dall’ipnotico viaggio della salma, dall’inquadratura della corona di fiori tricolore posata sulla bara di vero mogano. Il prelato parla chiaro. "Amare e desiderare di essere amato. Amare e cercare l’amore, come una promessa di vita, una storia complicata, una fedeltà compromessa". Non sembra un’omelia, veramente. Sembra un ritratto, fatto da un arcivescovo che di solito se la tira da prete semplice. "Essere contento e amare le feste. Godere il bello della vita", e parla anche dell’uomo politico, «che allora cerca di vincere. Ha sostenitori e oppositori. C’è chi lo esalta e chi non lo può sopportare». Un brivido lungo la schiena di molti, tra politici e soubrette varie. E l’uomo d’affari? "Cerca di fare affari. Ha clienti e concorrenti. Momenti di successo e insuccesso. Si arrischia in imprese spericolate, guarda ai numeri, forse si dimentica dei criteri". Eh, l’arcivescovo Delpini è molto diretto, la voce squillante, di certo molti stanno pensando che è fin troppo audace, a dettare un ritratto così scabro di Berlusconi ormai morto. Ma prevale la retorica. Nuvole di incenso. Benedizioni, canti gregoriani, squilli di tromba sulle note del silenzio.
Fuori, i cori anche contro i "comunisti" delle curve del Milan e del Monza, che è stata l’ultima avventura del Presidente di molte cose, del Consiglio, delle squadre di calcio, di molti consigli di amministrazione. Fininvest, Mediaset, e ancora prima Edilnord. Ma era solo un uomo, ricorda a tutti l’arcivescovo. E così se ne va. Si vede l’erede di tutto Marina, che tiene per mano la devota Marta. I figli si abbracciano, la Mercedes parte per tornare ad Arcore, la reggia del patriarca ora defunto. Visto e fotografato poche ore prima di essere ricoverato al San Raffaele, nel suo ultimo viaggio a Milano 2, dove tutto è cominciato. L’impresa edilizia, la new town per la borghesia che tanto gli piaceva e da cui arrivava. Venerdì al bar ha chiesto dei ghiaccioli. Come un uomo qualunque e malato come era, aveva sempre sete. Ultimo desiderio, un ghiacciolo da 1 euro. Il mago se ne è andato così, senza trucco, senza cerone, abbracciando il figlio del barista, ultima foto da vivo.