Il bavaglio di Nordio. Dalle violenze dei poliziotti veronesi alla foto dell'aggressore di Termini: ecco cosa non sarà più pubblicabile
di Giuliano Foschini , Salvo PalazzoloLe fotografie delle violenze nella questura di Verona. Le conversazioni degli europarlamentari indagati in Belgio nella vicenda del Qatargate. E ancora: i provvedimenti di fermo giudiziario riguardanti i padrini della nuova mafia che si infiltrano nella politica e nell'economia, la fotografia dell'aggressore della turista israeliana a Termini, necessaria tra l'altro per riconoscerlo e arrestarlo. La riforma della giustizia voluta dal governo Meloni rischia, per restare soltanto a quanto accaduto negli ultimi mesi, di non farci sapere queste cose. E molte altre ancora, visto che per esempio non è ancora chiaro se potranno essere pubblicati gli atti allegati all'ordinanza di custodia cautelare. Ma tant'è. Al momento la legislazione è chiara: tutto ciò che è noto alle parti (e dunque depositato e a disposizione degli avvocati difensore) è pubblicabile (chiaramente in presenza di un interesse pubblico e nel rispetto del princip…
Le fotografie delle violenze nella questura di Verona. Le conversazioni degli europarlamentari indagati in Belgio nella vicenda del Qatargate. E ancora: i provvedimenti di fermo giudiziario riguardanti i padrini della nuova mafia che si infiltrano nella politica e nell'economia, la fotografia dell'aggressore della turista israeliana a Termini, necessaria tra l'altro per riconoscerlo e arrestarlo. La riforma della giustizia voluta dal governo Meloni rischia, per restare soltanto a quanto accaduto negli ultimi mesi, di non farci sapere queste cose. E molte altre ancora, visto che per esempio non è ancora chiaro se potranno essere pubblicati gli atti allegati all'ordinanza di custodia cautelare. Ma tant'è. Al momento la legislazione è chiara: tutto ciò che è noto alle parti (e dunque depositato e a disposizione degli avvocati difensore) è pubblicabile (chiaramente in presenza di un interesse pubblico e nel rispetto del principio di continenza). La nuova norma prevedrebbe invece che possano essere pubblicati soltanto gli atti, e in particolare le intercettazioni telefoniche, che sono passati sotto il vaglio di un giudice. Quindi: quelli contenuti in un'ordinanza di custodia o in un provvedimento del tribunale del Riesame.
E non quelle nelle richieste della Procura, nei provvedimenti di fermo, nelle informative della polizia giudiziaria o direttamente nei brogliacci. Il punto è che, da un punto di vista della cronaca, non sempre tutto è contenuto nelle ordinanze (il giudice pesa i fatti e non sempre tutto ciò che è rilevante per l'opinione pubblica lo è, nella stessa misura, per il codice penale). Ma c'è di più: negli atti del giudice vengono ripresi degli stralci che spesso alterano il senso delle parole. La pubblicazione degli integrali è anche una garanzia per gli indagati.
Per restare a quanto accaduto nelle ultime settimane, emblematico è il caso delle torture alla questura di Verona: le immagini delle violenze in Questura non erano nell'ordinanza. Così come non erano in ordinanza molte delle conversazioni delle torture alla caserma dei carabinieri Levante di Piacenza.
In uno dei recenti provvedimenti di fermo disposto dalla procura di Palermo, nei confronti del boss rampante Giuseppe Calvaruso, bloccato dai carabinieri il giorno del rientro dal Sud America, sono fondamentali le intercettazioni che hanno sorpreso uno dei mafiosi più autorevoli di Cosa nostra a colloquio con un imprenditore: "Giuseppe ci sei mancato, gente come te manca", diceva il titolare di un noto ristorante del centro città. E ancora: "Tu sei una persona educata, di certi principi... quello che vogliamo fare insieme a te casomai è creare veramente un impero. E poi consolidarlo, e campare di rendita". Intercettazioni importanti, che raccontano l'infiltrazione dei mafiosi nel sistema economico, con la riforma Nordio non si sarebbero potute pubblicare.
Ma in realtà in questo momento è difficile avere un elenco preciso di quello che non potremo più leggere perché il testo è poco chiaro: anche da quello che spiegano i tecnici vicini al Governo, molto sarà deciso praticamente in una seconda fase nei decreti attuativi. Un rischio forte perché, è vero, ci potrebbero essere delle interpretazioni restrittive. Ma potrebbe anche accadere il contrario. Il ministro Carlo Nordio ieri ha detto che la norma è stata pensata per tutelare i “terzi non indagati”. Ma è anche vero che l’opinione pubblica ha diritto di conoscere il contenuto di alcune di quelle conversazioni, sempre nel rispetto delle regole sul diritto di cronaca. Per esempio: non avremmo mai saputo che il figlio dell’ex ministro Maurizio Lupi (non indagato) aveva ricevuto un Rolex da un imprenditore. Che l’ex attaccante del Palermo aveva definito, al telefono con un boss, “fango” Giovanni Falcone. Non avremmo mai letto, e dunque fatti un’idea, sulle feste a casa di Silvio Berlusconi con le ragazze pagate dagli imprenditori (Gianpaolo Tarantini) che speravano di fare affari con la pubblica amministrazione.
Non avremmo potuto raccontare neanche la maxi inchiesta che ha avuto come protagonista uno dei paladini dell’antimafia, Antonello Montante, il leader di Confindustria che andava a braccetto con politici e uomini delle istituzioni. Le intercettazioni della squadra mobile di Caltanissetta hanno tracciato uno spaccato inquietante di relazioni, ma naturalmente non tutti gli interlocutori dell’imprenditore nisseno assurto alla ribalta nazionale sono finiti indagati. Eppure quei dialoghi sono importanti per comprendere cosa era il potere dell'uomo che aveva creato diversi cerchi magici, nella politica, nelle forze dell’ordine, per orientare il governo siciliano, per pilotare investimenti, per tenere sotto controllo le indagini della magistratura e anche per fare dossieraggi contro i suoi nemici.