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Le mani di Meloni sull’eredità politica di Berlusconi. La Russa: “È l’inizio”

Giorgia Meloni saluta Marta Fascina e Marina Berlusconi in piazza Duomo a Milano (ansa)

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L’abbraccio e i contatti continui con Marina, la figlia del Cavaliere. Il presidente del Senato: “Come alle esequie di Almirante sembrava la fine e fu una partenza”
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MILANO - Manda un bacio a Marina, battendo la mano sul cuore. Asciuga una lacrima. Le fa segno, "ci vediamo dopo, ti chiamo". Il portellone dell’auto si chiude con dentro il feretro di Silvio Berlusconi. La premier è al centro del piazzale del Duomo, ha gli occhi lucidi. Con lei c’è Ignazio La Russa. Oggi si chiude anche una Repubblica, la seconda. Si apre la terza, presidente? Giorgia Meloni è ferma, al suo fianco la segretaria Patrizia Scurti. Allarga le braccia, sta per rispondere, sembra voler dire: si apre una nuova Repubblica e però in continuità, con me. Sembra annuire e invece si blocca: "Non vorrei parlare di politica, almeno oggi". Ci pensa il presidente del Senato, dopo averle stretto il braccio per salutarla, a rendere omaggio all’ambizione della destra dopo Silvio: "Finita la seconda Repubblica, dice lei… Posso dire che è già capitato un funerale che a noi sembrava la fine d…

MILANO - Manda un bacio a Marina, battendo la mano sul cuore. Asciuga una lacrima. Le fa segno, "ci vediamo dopo, ti chiamo". Il portellone dell’auto si chiude con dentro il feretro di Silvio Berlusconi. La premier è al centro del piazzale del Duomo, ha gli occhi lucidi. Con lei c’è Ignazio La Russa. Oggi si chiude anche una Repubblica, la seconda. Si apre la terza, presidente? Giorgia Meloni è ferma, al suo fianco la segretaria Patrizia Scurti. Allarga le braccia, sta per rispondere, sembra voler dire: si apre una nuova Repubblica e però in continuità, con me. Sembra annuire e invece si blocca: "Non vorrei parlare di politica, almeno oggi". Ci pensa il presidente del Senato, dopo averle stretto il braccio per salutarla, a rendere omaggio all’ambizione della destra dopo Silvio: "Finita la seconda Repubblica, dice lei… Posso dire che è già capitato un funerale che a noi sembrava la fine di tutto, quello del nostro capo Giorgio Almirante. Sembrava la fine e invece era l’inizio di tutto".

Era l’inizio del ventennio berlusconiano a Palazzo Chigi, ricorda l’ex An più vicino al Cavaliere e oggi alla guida di Palazzo Madama. Era l’inizio di una Repubblica e oggi sembra aprirsene un’altra in cui davvero comanda Giorgia.
Un funerale come immagine plastica dei nuovi assetti di potere del Paese. Ecco, di fronte ai mille volti da reduci sfiancati dal caldo umido, Meloni si aggrappa ai segni del destino e a quelli che invece con il caso non hanno nulla a che vedere, perché sono studiati a tavolino anche nel lutto. Il destino l’ha portata alle elezioni prima di quando avrebbe voluto, e invece a ripensarci tutto sarebbe stato diverso in una campagna elettorale nel 2023 senza il Cavaliere.

Il destino (e il cerimoniale impeccabile) fa sedere una fila dietro alla presidente del Consiglio, uno accanto all’altro, tre ex premier con cui la leader dovrà fare i conti, se vorrà mantenere il potere: Paolo Gentiloni, Matteo Renzi e Mario Draghi. Il primo pesa a Bruxelles e decide sul Pnrr - mannaia e opportunità, va ripetendo la premier - l’altro fa e disfa maggioranze in Parlamento e ora ha puntato Forza Italia, l’ultimo è evocato ogni volta che si ragiona di un fallimento di Meloni.


Il segnale per nulla casuale lanciato in queste ore, invece, è marcare un vuoto, riempirlo in fretta, prendersi tutto. Lo dice il video che la presidente del Consiglio posta su Twitter a funerali appena conclusi. "Grazie Silvio, non ti dimenticheremo", e partono le immagini. Quella della discesa in campo nel 1994, "combattente coraggioso e determinato", le coppe e gli spogliatoi, mamma Rosa, Berlusconi imprenditore e la tv con Mike Bongiorno, "capace di costruire e innovar", la spilletta luminosa di FI, "sempre pronto a difendere l’interesse nazionale", Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti e al G8 (chi ha montato le immagini dimentica invece gli abbracci con Putin e le spalle voltate a Zelensky), il 25 aprile a Onna, "orgoglio e autorevolezza".

E poi fermi tutti, il segnale: Meloni che da giovane ministra siede in conferenza stampa accanto al fondatore di FI, lei illustra un provvedimento, lui le sorride e quasi la sfiora con una carezza sulla mano, poi, certo, nasce Fratelli d’Italia, "strade diverse, ma l’obiettivo era comune", infine di nuovo assieme su un palco, "grazie Silvio, ti renderemo orgoglioso". Non c’è spazio per le liti e il bigliettino dedicato da Berlusconi all’alleata soltanto qualche mese fa – quello sì a squarciare un velo sul rapporto - "supponente, prepotente, arrogante e ridicola", né per la frase della premier che è forse l’embrione della nuova Repubblica che non prevede vice-capi: "Ha dimenticato una cosa, che non sono ricattabile".


Vuole prendersi Forza Italia, comunque. Vuole annetterla dopo le Europee, se possibile, come fosse una resa soft e indolore, osmosi inevitabile, una legge della fisica. Ma se la frantumazione di FI imporrà altro, allora lo farà anche prima. E sparpaglia indizi, uno è di ieri con la lettera al Corriere della Sera in cui parla di "anticomunismo" come fosse Berlusconi, ricorda l’uomo di Arcore come l’underdog dell’imprenditoria - un altro underdog, addirittura prima di lei - che ha sgominato i salotti buoni entrando senza essere in lista, quello contro cui "gli avversari hanno sempre perso". E poi conclude: "È questa la grande eredità che lascia all’Italia. Ne sapremo fare buon uso".


Un altro segnale di un progetto egemonico, ma anche dell’unica strada per evitare che l’implosione di FI travolga il suo governo. Proverà ad appoggiarsi a Tajani, che cammina in mezzo alla navata del Duomo e sembra sentire tutto il peso del momento. Va a salutare Claudio Scajola, che intanto confida nel capannello: "Silvio mi aveva chiamato invitandomi ad Arcore, voleva riorganizzare il partito…". Il ministro degli Esteri lo bacia, abbraccia molti altri e intanto piange. Dovrà appoggiarsi a Meloni, a Gianni Letta che sembra provato dal dolore, con gli occhi rossi e la forza per dire soltanto all’ingresso: "Letta, sono Letta". Ma soprattutto, dovrà appoggiarsi a Marina. Ha già iniziato, lo farà ancora nelle prossime ore.