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Ingorgo in Parlamento dopo il lutto per Berlusconi. E il governo precetta ministri e sottosegretari

Bandiere a mezz'asta a Palazzo Madama dopo la morte di Berlusconi (ansa)
Ci sono sei decreti da convertire entro un mese: per garantire "un ordinato svolgimento dei lavori" viene raccomandata la presenza alle Camere
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ROMA - L'ingorgo, dopo la serrata per l'omaggio senza precedenti a Silvio Berlusconi. Il Parlamento rischia di restare imbottigliato: sono ben sei i decreti da convertire in un mese. Passaggi scivolosi, tra Camera e Senato, perché bisognerà fare tutto di fretta, quindi restringere il dibattito nelle commissioni e in aula. Ma anche ricorrere, e più volte, al voto di fiducia per evitare ulteriori ritardi. Una tabella di marcia marcata dall'affanno, che complica la programmazione abbozzata da Palazzo Chigi qualche settimana fa. E che prevede anche il via libera, a Montecitorio, alla delega fiscale, prima della chiusura per la pausa estiva. Correre, dunque. Con il rischio di andare a sbattere.

Il rischio per l'esecutivo è dare evidenza a un disordine organizzativo che può risultare alquanto controproducente. E che è stato già messo in conto. Come si evince dalla comunicazione inviata ai ministri e ai sottosegretari da Massi…

ROMA - L'ingorgo, dopo la serrata per l'omaggio senza precedenti a Silvio Berlusconi. Il Parlamento rischia di restare imbottigliato: sono ben sei i decreti da convertire in un mese. Passaggi scivolosi, tra Camera e Senato, perché bisognerà fare tutto di fretta, quindi restringere il dibattito nelle commissioni e in aula. Ma anche ricorrere, e più volte, al voto di fiducia per evitare ulteriori ritardi. Una tabella di marcia marcata dall'affanno, che complica la programmazione abbozzata da Palazzo Chigi qualche settimana fa. E che prevede anche il via libera, a Montecitorio, alla delega fiscale, prima della chiusura per la pausa estiva. Correre, dunque. Con il rischio di andare a sbattere.

Il rischio per l'esecutivo è dare evidenza a un disordine organizzativo che può risultare alquanto controproducente. E che è stato già messo in conto. Come si evince dalla comunicazione inviata ai ministri e ai sottosegretari da Massimiliano Lucà, il capo di gabinetto del ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. "Gentili colleghi - si legge nel testo di cui Repubblica è in possesso - vi scrivo per preannunciarvi che il Ministro per i rapporti con il Parlamento invierà a breve a tutti i Ministri una lettera relativa, da un lato, alla necessità di garantire da parte dei rappresentanti del Governo un'assidua e costante presenza nelle Commissioni e nelle Aule parlamentari e, dall'altro, alle modalità e ai tempi di presentazione delle proposte emendative governative".

È qualcosa di più di un invito ai rappresentanti del governo a essere presenti in Parlamento. È una sorta di schedatura, che riguarda sostanzialmente i sottosegretari, a cui i ministri si affidano per i lavori alle Camere. Basta leggere il passaggio successivo della comunicazione: "L'indicazione del Ministro è quella di fornire al Gabinetto e al Dipartimento per i rapporti con il Parlamento un prospetto settimanale il più completo possibile circa la presenza dei rappresentanti del Governo nelle Commissioni e nelle Aule parlamentari in relazione alla discussione dei provvedimenti, degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo di rispettiva competenza". Un prospetto che, si legge ancora, "è da ritenersi vincolante e suscettibile di variazioni solo in casi di assoluta necessità". E che confluirà in un rapporto mensile, pronto a finire sulla scrivania di Giorgia Meloni. È stata lei a chiedere la mappatura in Parlamento.

La comunicazione interviene anche sugli emendamenti. Ciriani vuole individuare, di volta in volta, un termine ultimo per la presentazione delle richieste di modifica ai provvedimenti, per garantire "un ordinato svolgimento dei lavori parlamentari". E tutti gli emendamenti, sempre come richiesto dalla premier, seppure "veicolati tramite i gruppi parlamentari e i relatori", dovranno essere comunque trasmessi al ministro per i Rapporti con il Parlamento. 

Intanto l'attività è ripartita a singhiozzo dopo lo stop di due giorni, il 13 e il 14 giugno, ma le votazioni in Aula sono state sospese per l'intera settimana, accumulando un ritardo difficile da gestire. Ieri le commissioni hanno lavorato sul decreto Lavoro e sul decreto che riguarda gli enti pubblici. A Montecitorio è stata pure convocata una seduta dell'assemblea per discutere alcune mozioni sulle pensioni. Ma l'assenza di votazioni, come capita di consueto, ha indotto la gran parte dei deputati a non presentarsi, lasciare banchi e transatlantico deserti, e così la seduta è stata aperta e chiusa nel giro di un'ora e, oltre alle formalità di rito, si sono registrati gli interventi di solo cinque parlamentari. Una pausa di fatto al calendario, una "sospensione", la definisce il governo. "Dopo una giusta sospensione le attività riprendono con solerzia", ha dichiarato Ciriani. Oggi nuova seduta di appena un'ora a Montecitorio, solo per due interpellanze.

L'imbuto ora è stretto. Sul calendario parlamentare rimangono circa trenta giorni di lavori a disposizione. Ad agosto, infatti, la pausa estiva fermerà le attività di Camera e Senato per almeno un mese (fino ad inizio settembre) e la mole di atti da approvare rischia di ingolfare le agende parlamentari. Numeri alla mano, sono sei in tutto i decreti che, tra Camera e Senato, il parlamento dovrà licenziare nelle prossime settimane. Due di questi dovranno ottenere l'ok già nel giro di pochi giorni. Il 21 giugno scade il decreto sulla Pubblica amministrazione, quello che contiene anche la stretta sull'attività di vigilanza della Corte dei Conti. Per stringere in tempi, sul provvedimento il governo è pronto a porre la fiducia. L'ennesima. Il motivo: serve far spazio ad un altro decreto in arrivo, quello che contiene le misure varate il primo maggio e su cui il governo ha messo la faccia. Il testo dovrà ottenere l'ok del Senato e subito dopo approderà alla Camera per il via libera definitivo. Due passaggi da portare a termini entro inizio luglio.

A Montecitorio sono tre i decreti da convertire: quello sugli enti pubblici con scadenza il 9 luglio, quello sul maltempo con scadenza il primo di agosto e quello che contiene le misure sul rigassificatore. E ancora: da calendarizzare, tra i due rami del Parlamento, ci sono anche i decreti salva-infrazioni e il secondo sulla Pubblica amministrazione. Senza contare i provvedimenti bandiera chiesti dalla maggioranza, come la legge per trasformare la maternità surrogata in "reato universale", su cui l'opposizione ha annunciato battaglia. Lo spazio, per altri provvedimenti simbolo, è poco. Eppure la maggioranza punta anche ad accelerare sull'autonomia differenziata.