L’abbraccio Conte-Schlein poi l’avvocato attacca gli Usa. Guerini: “Distanza siderale”
di Lorenzo De CiccoROMA - Chi conosce bene Elly Schlein racconta che aveva previsto tutto. Ma proprio tutto. Cioè gli attacchi esterni (Calenda & Renzi) per l'abbraccio con Conte. Quelli interni, meno diretti ma comunque rumorosi, perché dal palco stellato sono arrivati strali anti-Usa sulla guerra. Perfino le resistenze di Giuseppe Conte, che al telefono l'aveva sconsigliata, della serie: vorrei evitarti qualche fischio (che poi non c'è stato). Forse per questo sulle prime aveva deciso di non esserci. Invece alla fine, col bilancino di vantaggi e danni, ha fermato il pendolo sui primi. Andare. Esserci, anche se per cinque minuti. Dare il segnale che il campo largo si può rammendare. Lo dice al telefono a Conte venerdì notte. L'ex premier fa buon viso a cattivo gioco e poi anticipa la notizia con una dichiarazione di prima mattina. In piazza, Schlein resta lo stretto necessario. Un bacio sulla guancia a Conte nella tonnara di telecamere e taccuini. …
ROMA - Chi conosce bene Elly Schlein racconta che aveva previsto tutto. Ma proprio tutto. Cioè gli attacchi esterni (Calenda & Renzi) per l'abbraccio con Conte. Quelli interni, meno diretti ma comunque rumorosi, perché dal palco stellato sono arrivati strali anti-Usa sulla guerra. Perfino le resistenze di Giuseppe Conte, che al telefono l'aveva sconsigliata, della serie: vorrei evitarti qualche fischio (che poi non c'è stato). Forse per questo sulle prime aveva deciso di non esserci. Invece alla fine, col bilancino di vantaggi e danni, ha fermato il pendolo sui primi. Andare. Esserci, anche se per cinque minuti. Dare il segnale che il campo largo si può rammendare. Lo dice al telefono a Conte venerdì notte. L'ex premier fa buon viso a cattivo gioco e poi anticipa la notizia con una dichiarazione di prima mattina. In piazza, Schlein resta lo stretto necessario. Un bacio sulla guancia a Conte nella tonnara di telecamere e taccuini. Per dire che "ci tenevo a portare un segnale di volontà, a unire le nostre forze sui temi su cui oggi il Movimento si mobilita, dal salario minimo al Pnrr". Postilla: "Su questi temi non c'è solo il M5S, ma anche Calenda e l'alleanza Verdi-Sinistra", rappresentata ieri da Nicola Fratoianni. Come a dire: non è un consegnarsi a Conte, ma l'avvio di un dialogo che deve innestarsi anche con altri. Il popolo dei 5 Stelle comunque non la fischia. Anzi, parte pure un timido coretto: "Elly! Elly!". Le chiedono selfie. Solo un'anziana militante fa sentire la voce della vecchia guardia: "Sei come Letta!". Ma è un sottofondo.
Conte sorride. Le bisbiglia all'orecchio: "Grazie per essere passata, di percorso ne abbiamo da fare, ma questo è un buon passaggio". Roberto Fico è raggiante: "Da Elly un bel segnale". Perfino Paola Taverna benedice: "Ha fatto bene Schlein a venire".
Tutto fila liscio fino a quando dal palco si parla di guerra. Il primo a chiamare in causa gli Usa è Conte: "Meloni è prona alle indicazioni di Washington, a questa furia bellicista". Il carico ce lo mette Moni Ovadia, che dà la colpa della guerra in Ucraina agli Stati Uniti, anziché a Putin: il conflitto, dice, "è nato anni fa, col tentativo di espandere la Nato, vogliono distruggere la Federazione russa". Tutto da programma. Di Ovadia sul palco si sapeva. Nel Pd però queste frasi danno il là a reazioni della minoranza interna, che si sommano al fatto che non ci sia stata una discussione vera, negli organi del partito, sulla presenza in piazza. Il primo a parlare è Lorenzo Guerini: "Giusto unire le opposizioni, giusto incalzare il governo sui temi del lavoro precario - dice l'ex ministro della Difesa - Non polemizzo sul fatto che si sia deciso di partecipare senza averne discusso. Non posso però non rimarcare la mia distanza siderale da ciò che è stato detto sulla guerra di Putin all'Ucraina". Lo seguono a ruota altri, da Simona Malpezzi a Piero De Luca, alla vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno: "Unire le opposizioni è fondamentale. Ma intorno a cosa ci uniamo? Alle parole aberranti di Ovadia sull'Ucraina o alle farneticazioni di Grillo sui passamontagna?". Si muovono i pontieri, come Debora Serracchiani: "Andiamo in piazza senza timidezza e con la nostra identità dove le persone si mobilitano contro la precarietà. Il Pd ha la struttura politica per dialogare a largo raggio, dal centro alla sinistra".
Dal Nazareno ribadiscono che "la linea sull'Ucraina non è in discussione" e che l'adesione era chiaramente legata al titolo della manifestazione, cioè la lotta al precariato. Per il resto, se ne parlerà domani. In direzione.