Per il post-Berlusconi in Forza Italia spunta l'idea di affiancare a Tajani un direttorio
a cura della redazione PoliticaTenere assieme un partito sconvolto dalla morte del fondatore: evitare una diaspora dai gruppi parlamentari e mettere al riparo il governo dalle naturali fibrillazioni di questa fase di transizione, destinata a durare fino alle Europee del 2024. Antonio Tajani ci prova. E perciò per governare Forza Italia in un momento di grande instabilità, sta valutando - secondo quanto ricostruisce l'Ansa - di creare un direttorio che faccia sedere attorno allo stesso tavolo le diverse anime del partito. L'idea è quella di dare corpo all'immagine con cui gli azzurri si sono presentati nella prima conferenza stampa dopo la morte di Berlusconi: Tajani, i due capigruppo Licia Ronzulli e Paolo Barelli e Fulvio Martusciello. Un organigramma che servirà a tenere sotto controllo i gruppi parlamentari ed il fronte europeo. Al tavolo di comando potrebbero sedersi anche i due vice coordinatori, Alessandro Cattaneo e Anna Maria Bernini.
La traversata fino a giugno del prossimo anno è lunga e carica di incognite ed è legata alla capacità del leader in pectore di tenere unite le diverse anime, in particolare quella dei cosiddetti ronzulliani presa di mira dalle ultime scelte sul cambio dei vertici del gruppo della Camera e del coordinamento della Lombardia. Sulla carta la volontà di tutti è quella di ripartire e provare a tenere a galla un partito privato del suo fondatore e dipendente economicamente dalla famiglia Berlusconi.
L'appuntamento è quello delle europee con la soglia del 4% di sbarramento che ora, con la scomparsa di Berlusconi, è diventata un incubo nelle conversazioni tra gli azzurri. La prima tappa del nuovo corso è fissata per giovedì quando si riunirà il comitato di presidenza del partito. In quella riunione si deciderà quando fissare la data per il consiglio nazionale. Il parlamentino di Forza Italia sarà chiamato ad ufficializzare la presidenza di Tajani. Che sia l'attuale coordinatore a dover raccogliere l'eredità del Cavaliere nessuno lo mette in dubbio. E il diretto interessato, impegnato in Molise per la campagna elettorale in vista del voto del prossimo weekend (primo test senza il Cavaliere), certo non si tira indietro: "Andiamo avanti, io faccio quello che devo fare", risponde a chi gli chiede dell'idea che possa finire il suo nome (e non più quello di Berlusconi) nel simbolo del partito. Il ministro degli Esteri ribadisce il sostegno della famiglia Berlusconi a Forza Italia, che "ci incoraggia, ci sprona e ci spinge ad andare avanti".