ROMA - Solo. Peggio: isolato. Con un rapporto sempre meno sereno con Palazzo Chigi. Chi ha avuto modo di parlare con Carlo Nordio lo descrive così, amareggiato sul piano politico e personale. Attendeva da giorni una difesa pubblica, un sussulto, anche solo un cenno di Giorgia Meloni, o almeno dei ministri a lei più vicini. E invece è arrivata solo un'aspra telefonata con la premier. Si sente sotto attacco da parte dell'Anm, nell'indifferenza collettiva: "Nessuna solidarietà pubblica mi è stata riservata", il senso del suo sfogo.
Si sente nel mirino di un'associazione con cui spesso è entrato in rotta di collissione. Per questo, ha in mente di giocare di sponda con FI e Terzo Polo per limitare l'uso del trojan. Per questo progetta un nuovo pacchetto che tagli il budget per le intercettazioni. E sempre per questa ragione, sabato pomeriggio ha deciso di reagire pubblicamente, convinto di poter compattare la galassia…
ROMA - Solo. Peggio: isolato. Con un rapporto sempre meno sereno con Palazzo Chigi. Chi ha avuto modo di parlare con Carlo Nordio lo descrive così, amareggiato sul piano politico e personale. Attendeva da giorni una difesa pubblica, un sussulto, anche solo un cenno di Giorgia Meloni, o almeno dei ministri a lei più vicini. E invece è arrivata solo un'aspra telefonata con la premier. Si sente sotto attacco da parte dell'Anm, nell'indifferenza collettiva: "Nessuna solidarietà pubblica mi è stata riservata", il senso del suo sfogo.
Si sente nel mirino di un'associazione con cui spesso è entrato in rotta di collissione. Per questo, ha in mente di giocare di sponda con FI e Terzo Polo per limitare l'uso del trojan. Per questo progetta un nuovo pacchetto che tagli il budget per le intercettazioni. E sempre per questa ragione, sabato pomeriggio ha deciso di reagire pubblicamente, convinto di poter compattare la galassia meloniana. Ha raccolto soltanto gelo. E silenzio. "I giornali descrivono Meloni irritata per le parole di Nordio verso l'Anm, anziché per gli attacchi dell'Anm contro di lui - scrive su Twitter il calendiano Enrico Costa, che del Guardasigilli è estimatore e amico - Da giorni vari magistrati lo contestano, nel silenzio di Palazzo Chigi. Occhio che se Nordio si scoccia vi saluta".
È un segnale da tenere in conto, anche se ufficialmente non c'è nulla di concordato tra i due. È l'ennesimo indizio che racconta la storia di un rapporto complicato - quello tra il ministro della Giustizia e la sua premier - che si alimenta di pubbliche lodi e private tensioni. A metterli in fila, fa effetto: il primo scontro sulle intercettazioni, il caso Uss e quello Delmastro, i ripetuti conflitti con i giudici che hanno spinto infine la presidente del Consiglio a convocarlo, consegnandoli un ultimatum camuffato da cortese invito alla ragionevolezza: "Meno dichiarazioni pubbliche, meno conflitti con la magistratura, concentriamoci sui provvedimenti".
La calma è durata poco. Poi qualcosa si è di nuovo rotto. Sono state le critiche alla riforma del presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia e di alcuni tra i principali procuratori e giudici d'Italia a incrinare la tregua. L'ha spiegato Nordio a chi ne ha raccolto gli sfoghi: "Nessuno sembra accorgersi di quanto sta accadendo". Nessuno nell'esecutivo, intende. Nessuno a Palazzo Chigi. E anche le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano a Tempi sono sembrate una copertura politica alla riforma dell'esecutivo, non certo uno scudo per il Guardasigilli. Proprio Mantovano, d'altra parte, lavorava da tempo per Meloni al dialogo con le correnti più moderate delle toghe: tutto da rifare, dopo lo scontro acceso da Nordio.
Il ministro non è comunque tipo da arretrare, né da cambiare traiettoria. E anzi, in queste ore prepara due mosse che finiranno inevitabilmente per acuire lo scontro con Palazzo Chigi. Alla prima lavora proprio alla vigilia dell'approdo in Parlamento della riforma, giocando di sponda con i parlamentari di Forza Italia e del Terzo Polo in commissione Giustizia. Si tratta degli azzurri Pietro Pittalis e Tommaso Calderone, oltre a Costa (Azione). Sono favorevoli a limitare l'utilizzo dello strumento trojan nelle intercettazioni. E intendono tornare alla carica, emendando il testo per stringere le maglie dell'utilizzo. Ma c'è di più. Nordio lavora anche a un nuovo pacchetto sulle intercettazioni, da presentare nei prossimi mesi. E ha in mente una riduzione del budget destinato agli investigatori per gli ascolti. È questa la traduzione di una frase consegnata sabato dal palco di Taormina: "Noi interverremo sulle intercettazioni molto più radicalmente. Che sia una barbarie che costa 200 milioni di euro l'anno per raggiungere risultati minimi è sotto gli occhi di tutti". Meno soldi, dirottandoli alla lotta al crimine organizzato: ma, ovviamente, meno intercettazioni. E c'è di più: Nordio intende limitare l'uso degli ascolti soltanto a indagini su reati gravissimi, anche se i critici sostengono che spesso le indagini sulla criminalità organizzata nascono da intercettazioni per inchieste che nulla hanno a che fare con mafia e terrorismo.
Sono idee che Meloni aveva chiesto di accantonare. Sono i nodi che dovranno essere sciolti, per evitare che il silenzio di Palazzo Chigi diventi pubblica scomunica. E per far sì che la profezia di Costa - "occhio che se Nordio si scoccia vi saluta" - non diventi qualcosa di più concreto di un tweet.