✕

Schlein avvisa la minoranza dem: “Basta logorarmi, serve rispetto”. E sull'Ucraina: "Supporto anche con le armi"

La leader in segreteria sferza i critici: “Basta alimentare le divisioni”. Poi cita il cantante Daniele Silvestri: “Le cose che abbiamo in comune sono 4.850”. Sui 5S: “Non siamo d’accordo su tutto”.
2 minuti di lettura

Elly unchained. Scatenata. Arcistufa di ingoiare rospi. Che pretende «un’orchestra capace di suonare lo stesso spartito» e infatti, a quel partito che è convinta le remi contro, gliele suona. Al Nazareno raccontano che per la direzione nazionale Schlein avesse pronte più versioni del discorso. E che alla fine abbia optato per la numero “1”. Elly in purezza. Verbosa all’inizio, programmatica, e poi via di rasoiate. «Bene le critiche tra noi ma serve rispetto al partito». Una Schlein che rabbonisce molto poco. Cioè sì, promette che riunirà la segreteria più spesso, «una volta a settimana», giura di non voler essere una leader «sola al comando», che vuole un partito non «gassoso», ma «plurale». E che però poi un po’ sbotta: «A me tocca tenervi insieme…».

Messaggio nemmeno troppo in codice: datevi una calmata. Sono qui da «poco più di 100 giorni» e «in tre mesi abbiamo riportato il Pd dal 15% al 21% nei sondaggi, abbiamo recuperato due milioni di voti». Dunque niente «psicodramm…

Elly unchained. Scatenata. Arcistufa di ingoiare rospi. Che pretende «un’orchestra capace di suonare lo stesso spartito» e infatti, a quel partito che è convinta le remi contro, gliele suona. Al Nazareno raccontano che per la direzione nazionale Schlein avesse pronte più versioni del discorso. E che alla fine abbia optato per la numero “1”. Elly in purezza. Verbosa all’inizio, programmatica, e poi via di rasoiate. «Bene le critiche tra noi ma serve rispetto al partito». Una Schlein che rabbonisce molto poco. Cioè sì, promette che riunirà la segreteria più spesso, «una volta a settimana», giura di non voler essere una leader «sola al comando», che vuole un partito non «gassoso», ma «plurale». E che però poi un po’ sbotta: «A me tocca tenervi insieme…».

Messaggio nemmeno troppo in codice: datevi una calmata. Sono qui da «poco più di 100 giorni» e «in tre mesi abbiamo riportato il Pd dal 15% al 21% nei sondaggi, abbiamo recuperato due milioni di voti». Dunque niente «psicodramma collettivo» per la sconfitta alle Comunali. Basta polemiche. «Le cose che abbiamo in comune sono 4.850, ma si alimenta il filone letterario delle divisioni del Pd». Ma la gente, cioè il suo popolo, quello delle primarie, «è stufa dei dibattiti autoreferenziali». L’orchestra che ha in mente non suonerà «Fai rumore di Diodato. Anziché canto e controcanto tra noi, vi prego, andiamo su ciò che ci unisce».

Un passaggio è sottolineato, negli appunti: «Quando sento che non ci sarebbe una linea politica sorrido, forse il problema è che a qualcuno questa linea non piace, ma è più onesto ammetterlo». Sembra quasi che metta in conto uno strappo. «Lo dico a chi gioca al logoramento dei segretari: non funzionerà. Mettetevi comodi, siamo qui per restare». Un chissene alle «resistenze esterne e interne».

Cita Gramsci e De Gasperi, ma soprattutto Niccolò Fabi, quando canta che «tra la partenza e il traguardo, in mezzo c’è tutto il resto». Cioè il tragitto che sogna dalle primarie a Chigi. Mettendo in conto «vittorie e fischi». Con la tormentata ricerca di compagni di viaggio, perché «non siamo autosufficienti, c’è bisogno di alleanze». Da battezzare anche «prima delle Europee, sui territori». Rivendica la presenza nella piazza 5S: «Siamo alleati con loro in Molise, lo eravamo anche prima della manifestazione. Siamo d’accordo su tutto? No. Sul supporto all’Ucraina permangono distanze forti, ma sulla precarietà possiamo unire gli sforzi. Se mi invitasse Calenda porterei un saluto anche lì». È il tentativo di disegnare un nuovo perimetro, da Fratoianni a Conte a Calenda, tagliando fuori Renzi. «Non dia lezioni, appena arrivato al Nazareno ci ha invitato Berlusconi», punge. Renzi naturalmente reagisce, «non usi il mio nome per compattare i suoi», ma anche Calenda non coglie (o non vuole cogliere) l’assist e difende l’ex sodale.

Certo l’asse coi 5S è indigeribile per un pezzo di partito per via della linea di Conte sull’Ucraina. Schlein risponde dritta, a maggior ragione dopo il caso Ciani. «Specifico ancora la posizione del Pd: pieno supporto a Kiev, anche fornendo aiuti militari, al fianco dei nostri alleati». Senza rinunciare «alla parola pace», con citazioni in sequenza del presidente Mattarella, del Papa e del cardinale Zuppi. L’altra questione spinosa è la giustizia, con un pezzo di sindaci dem a favore dell’abolizione dell’abuso d’ufficio. Qui Schlein è diplomatica: «Siamo per una riforma, ma non per l’abrogazione».

Il resto del discorso di Schlein rischia di diventare un sottofondo, anche se annuncia «un’estate militante» su 7 punti. Sulla sanità pubblica, sulla casa, sul Pnrr, su cui «il governo deve svegliarsi», sull’autonomia differenziata, con «una grande iniziativa il 14 e 15 luglio», a Napoli, a cui sta lavorando Marco Sarracino; sul lavoro, riaprendo i circoli di fabbrica, e difendendo la progressività fiscale, perché «è una vergogna che Meloni parli di pizzo di Stato»; va in pressing sul governo per l’alluvione, «subito il commissario», cioè Bonaccini, con la festa dell’Unità che si terrà a Ravenna; annuncia un suo «piano industriale» e difende il Green deal.

Un’agenda europea, la definisce Schlein, che a fine mese tornerà a Bruxelles e che terrà una segreteria simbolica a Ventotene. Un’agenda che sfidi l’esecutivo che per esempio sui migranti cerca la sponda della Tunisia «per replicare l’orrore cinico dell’accordo con Erdogan per evitare le partenze». Ma appunto, almeno ieri, era un sottofondo. L’orchestra Pd suonava ancora altri e diversi spartiti.

Leggi i commenti