ROMA - "Non sapevo di Grillo in piazza, neanche lo conosco", confida Elly Schlein ai pochi collaboratori con cui parla nel day after dell'abbraccio con Giuseppe Conte. Ma a parte le sortite del fondatore del M5S sulle "brigate di cittadinanza", che comunque nella cerchia della segretaria vengono inquadrate come battute sul ripulire le aiuole, come effettivamente erano, dunque le polemiche sono un trappolone architettato dalla destra, il concetto di base che Schlein ripete in queste ore e che probabilmente dirà oggi alla direzione nazionale è che il Pd, il suo Pd, è nato proprio per questo: per starci, nelle piazze.
Specialmente se il tema attorno a cui mobilitarsi è il lavoro precario, gli stipendi da fame, il sostegno ai disoccupati. Che questa sia la linea lo faceva capire ieri Francesco Boccia, il capogruppo al Senato dei dem: "Schlein sarà in ogni manifestazione a difesa del lavoro e in contrasto alla precariet&agrav…
ROMA - "Non sapevo di Grillo in piazza, neanche lo conosco", confida Elly Schlein ai pochi collaboratori con cui parla nel day after dell'abbraccio con Giuseppe Conte. Ma a parte le sortite del fondatore del M5S sulle "brigate di cittadinanza", che comunque nella cerchia della segretaria vengono inquadrate come battute sul ripulire le aiuole, come effettivamente erano, dunque le polemiche sono un trappolone architettato dalla destra, il concetto di base che Schlein ripete in queste ore e che probabilmente dirà oggi alla direzione nazionale è che il Pd, il suo Pd, è nato proprio per questo: per starci, nelle piazze.
Specialmente se il tema attorno a cui mobilitarsi è il lavoro precario, gli stipendi da fame, il sostegno ai disoccupati. Che questa sia la linea lo faceva capire ieri Francesco Boccia, il capogruppo al Senato dei dem: "Schlein sarà in ogni manifestazione a difesa del lavoro e in contrasto alla precarietà, non si lascia certo intimorire da polemiche sterili e dal chiacchiericcio di chi fatica ad accettare la sua leadership". Ovviamente Schlein non ha intenzione di passare da gregaria, dunque oggi annuncerà nuove mobilitazioni, nuove piazze. Targate Pd. Sul lavoro, il Pnrr, la sanità pubblica, contro l'autonomia differenziata. Chiamando a raccolta quello che Sandro Ruotolo, responsabile Informazione e Cultura nella segreteria, definisce "il popolo delle primarie". Il suo popolo, che l'apprezza molto più dell'apparato.
La direzione nazionale di oggi, ore 15, si annuncia comunque animata. Molto più che se si fosse tenuta, come previsto all'inizio, una settimana fa. Si sarebbe parlato probabilmente solo del flop alle Comunali. Ora invece il menù dei critici è decisamente più ricco: l'abuso d'ufficio, che piace ad alcuni sindaci dem, che difatti ieri sera ragionavano su un possibile ordine del giorno. L'Ucraina, dopo l'intervista anti-armi del nuovo vicecapogruppo Paolo Ciani e le parole di Conte e di Moni Ovadia nella piazza M5S dell'altro ieri. E proprio la piazza stessa, cioè il "saluto" di Schlein alla kermesse stellata, iniziata col baciamano a Conte della sardina Jasmine Cristallo, arruolata in direzione, e conclusasi con le esternazioni di Grillo.
Qualche sommovimento già c'è stato. Ieri Alessio D'Amato, candidato del Pd a presidente del Lazio a febbraio, si è dimesso dall'assemblea nazionale del Pd. "Lascio, le brigate di Grillo anche no - ha annunciato in un'intervista a Repubblica - Un errore di Schlein aderire al corteo M5S, deliranti le parole sull'Ucraina dal palco". Probabilmente approderà nel Terzo Polo. Marianna Madia già si è detta preoccupata per la "grande perdita". Altri, da Lorenzo Guerini a Simona Malpezzi, da Pina Picierno ed Alessandro Alfieri a Piero De Luca (il padre, Vincenzo, governatore della Campania, non si video-collegherà nemmeno) hanno espresso perplessità nelle scorse ore e oggi probabilmente faranno il bis. Così come Graziano Delrio, che potrebbe intervenire sul ruolo dei cattolici nel partito. Molti però difenderanno il nuovo corso. Schleiniani di ferro e non solo. Il presidente del Pd, Stefano Bonaccini, probabilmente rimarrà silente. In queste ore ha parlato con molti dei suoi, chiarendo che "la linea sull'Ucraina non può essere in discussione, ma evitiamo assolutamente polemiche per indebolire Elly". E non sarà un'Opa ostile la nascita della sua area, Energia popolare, a luglio, probabilmente con una convention in una località marittima.
Per Schlein è il primo vero confronto interno. Il dibattito. Non sarà un benvenuto, come la prima direzione. Dovrà saper smussare gli angoli e dettare la linea. Far capire come intende guidare il partito, evitando che le polemiche giornaliere la gettino in un tritacarne che finirebbe per logorarla. Martedì della prossima settimana, il 27, volerà a Bruxelles, dove riunirà la delegazione Pd che finora, su alcuni voti delicati, l'ultimo sull'adesione di Kiev alla Nato, si è mossa in ordine sparso. Vedrà probabilmente anche i commissari Paolo Gentiloni e Frans Timmermans, il 28. E il 29 parteciperà al vertice del Pse. Consapevole che il vero test della sua leadership sarà quello, le elezioni europee fra un anno. Il vero banco di prova, altro che direzione.