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Berlusconi “caro leader”. E il peana del Senato coinvolge anche Renzi

Il ministro delle infrastrutture, Matteo Salvini, e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante la commemorazione di Silvio Berlusconi al Senato

 (ansa)
Piangono le fedelissime. La Russa assolve l’ex premier: “Un perseguitato”. Il ritorno di Gianni Letta. La destra acclama il capo di Iv. Silenzio dai 5S
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Roma — Licia Ronzulli piange: «Silvio Berlusconi era un genio». Michaela Biancofiore inconsolabile: «Infinito presidente, si è aperto un vuoto abissale». Gianni Letta dalle tribune benedice l’intero centrodestra stringendo i pugni. Matteo Renzi parla occhieggiando ai banchi di Forza Italia, ricambiato da una standing ovation.

La commemorazione al Senato di Berlusconi è fatta di leggende rosa, eredi contriti e “vedove” affrante. Un’ora e mezza di peana, anche da chi lo soppiantò a Palazzo Chigi: «Mi ha cambiato la vita», rivela Mario Monti. Il tutto intervallato solo dai flebili distinguo del Pd e della sinistra. I cinquestelle restano per tutto il tempo silenziosi, mai plaudenti. L’unica guastafeste è una senatrice altoatesina, Julia Unterberger, del gruppo delle Autonomie. Dopo aver snocciolato la sua personale lettura del curriculum del Cavaliere («Un conflitto di interessi manifesto, leggi ad personam: in Germania o in Austria non avrebbe avuto nessuna chance di sopravvivere») dice…

Roma — Licia Ronzulli piange: «Silvio Berlusconi era un genio». Michaela Biancofiore inconsolabile: «Infinito presidente, si è aperto un vuoto abissale». Gianni Letta dalle tribune benedice l’intero centrodestra stringendo i pugni. Matteo Renzi parla occhieggiando ai banchi di Forza Italia, ricambiato da una standing ovation.

La commemorazione al Senato di Berlusconi è fatta di leggende rosa, eredi contriti e “vedove” affrante. Un’ora e mezza di peana, anche da chi lo soppiantò a Palazzo Chigi: «Mi ha cambiato la vita», rivela Mario Monti. Il tutto intervallato solo dai flebili distinguo del Pd e della sinistra. I cinquestelle restano per tutto il tempo silenziosi, mai plaudenti. L’unica guastafeste è una senatrice altoatesina, Julia Unterberger, del gruppo delle Autonomie. Dopo aver snocciolato la sua personale lettura del curriculum del Cavaliere («Un conflitto di interessi manifesto, leggi ad personam: in Germania o in Austria non avrebbe avuto nessuna chance di sopravvivere») dice che il leader defunto «ha fortemente danneggiato l’immagine della donna italiana: lo dico da femminista». È subissata dai borbottii e dai fischi del centrodestra. E quando aggiunge: «Io il Cavaliere non l’ho mai conosciuto», Biancofiore le urla: «E meno male!».

Insomma, la commemorazione non si distacca dal clima che ha spinto Palazzo Chigi a proclamare il lutto nazionale. Un inno ai suoi meriti, una pesante coltre sui tratti quantomeno controversi del suo cammino. Il presidente Ignazio La Russa lo assolve subito: «Ha avuto il problema delle persecuzione non solo giudiziaria ma anche mediatica: ma Berlusconi un giudice a Berlino lo ha trovato sempre, le accuse sono cadute nel nulla, tranne una». Antonio Tajani è al centesimo ricordo e si sofferma sull’aspetto umano: «Ricordo che incontrò il comitato di fabbrica della Gilera nello stesso salone in cui ospitava i capi di Stato». Tajani è il successore in pectore di Berlusconi. Ha in tasca un accordo con altri dirigenti di partito per fare il presidente pro-tempore. Gianni Letta viene indicato da La Russa come «il rappresentante dei figli di Berlusconi, del fratello Paolo, di Marta Fascina». Tessitore di lunga data, il link fra azienda e partito, quando viene citato dal banco della presidenza scatta un applauso e lui contraccambia in piedi e con le mani giunte. Poi, all’uscita, scapperà via a testa bassa davanti alle domande dei giornalisti.

(fotogramma)

Sullo scranno che è stato di Berlusconi c’è un mazzo di rose e tulipani bianchi. Accanto Licia Ronzulli, la capogruppo dei senatori che fra le lacrime ricorda il patriarca con cui è stata al fianco ad Arcore per diversi lustri, prima dell’estromissione dal cerchio magico ordito da Fascina. Non può che prorompere in una lunga dedica commossa che di politico ha poco. Berlusconi, per Ronzulli, è «un leader politico straordinario», «un uomo generoso che non conosceva odio, né invidia, né rancore o senso di vendetta». La condanna per frode fiscale che l’ha fatto decadere diventa, nelle sue parole, «una decisione ingiusta dopo la quale il dottore è tornato in quest’aula da vincitore». Il triplice «buon vento» finale, al «dottore», al «presidente», a «Silvio Berlusconi», è condito dai singhiozzi, Stefania Craxi le passa una caramella, Elisabetta Casellati va a baciarla.

Poi tocca a Renzi. Dice: «L’eredità politica togliamocela dalla testa. È un dibattito che non ha senso di esistere». Un’orazione piena di affetto: «Non è vero che aveva un sorriso di plastica. Era un fuoriclasse perché credeva nelle bugie che raccontava». Indica anche una rotta: «Fate una legge di bilancio che abbatta le tasse, come lui avrebbe voluto». E quindi invita a farsi moderati alle prossime elezioni europee: «Berlusconi scelse la strada del popolarismo europeo. Questo, lo dico a Salvini e Meloni, è un punto politico su cui dovreste riflettere in vista del 2024».

Le tribune sono affollate di vecchi sodali. C’è anche Renato Schifani. E Geronimo La Russa, il figlio del presidente del Senato. Mario Monti — visto come l’usurpatore dal centrodestra — ricorda che deve al Cavaliere la nomina a Commissario europeo. Salvini dice che a casa della sua prima compagna campeggiava un poster di Silvio. «È stato un grande alibi per tutti», ammonisce Pier Ferdinando Casini: «Gli faremmo un torto se non lo ricordassimo per ciò che realmente è stato: un uomo che voleva piacere ma che in molti passaggi della vita repubblicana è stato assai divisivo. Proprio per questo la sua figura ha plasmato il bipolarismo italiano». Difficile qui mettere in fila la quantità di iperboli usate da Michaela Biancofiore. Valga questa per tutte: «Dal caos della sua energia creatrice è scaturita la stella danzante».

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