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Expo 2030, effetto Capitale: l’evento vale 50 miliardi di euro. A Roma 30 milioni di visitatori

La Città Eterna sfida la saudita Riad e la sudcoreana Busan: il sindaco Roberto Gualtieri e la premier Giorgia Meloni in prima linea. Il 28 novembre la votazione finale a Parigi
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La sfida è lanciata. E in Campidoglio non vuole perderla per 50 miliardi di motivi. Tanto vale l’opportunità di ospitare l’edizione 2030 di Expo: subito 9 miliardi da investire soprattutto in mobilità green e riqualificazione urbana, poi un indotto monstre. Per questo, dalle parti di palazzo Senatorio, tanto il sindaco Roberto Gualtieri che il Comitato promotore si apprestano a vivere con una certa apprensione i prossimi mesi.

Le settimane che dividono la resa dei conti parigina di ieri dalle urne di novembre si preannunciano concitatissime: il primo cittadino dem e il presidente di Roma Expo 2030, l’ambasciatore Giampiero Massolo, devono andare a caccia degli ultimi voti per battere la saudita Riad e la coreana Busan. Fuori dai giochi, devastata dalla guerra, l’ucraina Odessa. L’obiettivo, nel mini-tabellone a eliminazione, è arrivare come minimo al primo ballottaggio per poi vedere come si riassesterà (in diretta e in segreto) il sistema di alleanze tra i 179 Stati membri del Bure…

La sfida è lanciata. E in Campidoglio non vuole perderla per 50 miliardi di motivi. Tanto vale l’opportunità di ospitare l’edizione 2030 di Expo: subito 9 miliardi da investire soprattutto in mobilità green e riqualificazione urbana, poi un indotto monstre. Per questo, dalle parti di palazzo Senatorio, tanto il sindaco Roberto Gualtieri che il Comitato promotore si apprestano a vivere con una certa apprensione i prossimi mesi.

Le settimane che dividono la resa dei conti parigina di ieri dalle urne di novembre si preannunciano concitatissime: il primo cittadino dem e il presidente di Roma Expo 2030, l’ambasciatore Giampiero Massolo, devono andare a caccia degli ultimi voti per battere la saudita Riad e la coreana Busan. Fuori dai giochi, devastata dalla guerra, l’ucraina Odessa. L’obiettivo, nel mini-tabellone a eliminazione, è arrivare come minimo al primo ballottaggio per poi vedere come si riassesterà (in diretta e in segreto) il sistema di alleanze tra i 179 Stati membri del Bureau international des expositions.

Servirà tutta la diplomazia del mondo per raggiungere un successo che avrebbe ripercussioni globali: ecco Roma di nuovo al centro dello scacchiere internazionale, con la speranza di potersi finalmente rigenerare. Come detto, in ballo ci sono 9 miliardi. Un investimento che da qui al 2030 si sommerebbe ai 2,8 miliardi del Pnrr, agli 1,3 del Giubileo del 2025 a investimenti pubblici (7 miliardi) e privati (2,4) destinati a piovere sulla città nei prossimi 6 anni e mezzo.

A dare un peso del valore di Expo sono i numeri che accompagnano i 21 capitoli del dossier consegnato al Bie: l’evento può produrre un impatto da 50,6 miliardi, di cui 18,2 a ridosso dell’assegnazione. Il Comitato promotore stima 30 milioni di visitatori e l’attrazione di 11 mila nuove aziende per 300 mila posti di lavoro.

“Humanlands”, titolo del maxi-fascicolo firmato dall’archistar Carlo Ratti, ha l’obiettivo di proiettare Tor Vergata in un futuro più verde. Addio alle Vele di Calatrava così come le conosce il mondo, scheletri di un polo sportivo incompiuto e set per i traffici criminali dei protagonisti di Suburra. La speranza — sponsorizzata prima da Pierfrancesco Favino e poi da Russel Crowe, il Gladiatore — è di tracciare la prossima linea di sviluppo della Capitale lungo il quadrante Est con una comunità energetica di ultima generazione e una distesa di padiglioni destinati da una parte a diventare laboratori universitari o incubatori di start up a fine evento e dall’altra a essere rimossi senza lasciare troppe tracce.

Parole d’ordine: “Rigenerazione, inclusione e innovazione”. A ripeterle al Bureau, prima della festa in ambasciata, ieri è stata anche Giorgia Meloni, premier romana in trasferta a Parigi per parlare della Capitale e dell’opportunità Expo.

Gualtieri non ha usato troppi giri di parole: “Il nostro progetto ha riscosso un grandissimo successo, l’ispezione del Bie è andata benissimo, abbiamo avuto il massimo dei voti. Ora c’è una partita diplomatica in cui i Paesi stanno investendo anche pesantemente. Ma noi pensiamo che il nostro metodo non è quello di un Expo che si compra ma che si motiva sul fatto che Roma sarà una città al servizio di tutti i Paesi”. Il riferimento è alla campagna acquisti di Mohammed bin Salman, il principe saudita da una settimana a Parigi a stringere mani e assicurarsi preferenze.

Ognuno se la gioca come può. Chi mettendo sul piatto un portafogli di possibili investimenti militari da 60 miliardi di dollari, chi con la vecchia cara diplomazia: in Campidoglio oggi si vedrà Lula, il voto del Brasile è assicurato. Ma ne servono tanti di più se Roma vuole assicurarsi un colpo da 50 miliardi di euro.

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