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Expo, Meloni lancia Roma. A Parigi la sfida con Riad. Mbs lavora nell’ombra

(ansa)
Spot della premier per la candidatura italiana: “Sono qui per convincervi”. Ma in vantaggio c’è la capitale saudita: Macron la sosterrà. La nostra delegazione: “Partita aperta”. Assente Bin Salman
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PARIGI - «Ci vediamo presto a Roma», è la conclusione in italiano di Giorgia Meloni, dopo aver parlato per quasi dieci minuti davanti all’assemblea generale del Bureau des Expositions (Bei). I centosettanta delegati presenti, in rappresentanza delle rispettive nazioni, sono corteggiatissimi, avvicinati in vari modi nelle ultime settimane, e non è ancora finita. Le città candidate sono rimaste tre — Roma, Busan e Riad — dopo che ieri è diventato ufficiale che la candidatura di Odessa non era ricevibile.

In vista dello scrutinio di novembre è battaglia per ogni voto, una sfida tra grandi potenze per l’assegnazione dell’Expo 2030. «Sono qui per convincervi», spiega Meloni, arrivando con il sindaco della capitale Roberto Gualtieri e il neogovernatore del Lazio, Francesco Rocca. «Tutta l’Italia è dietro alla candidatura di Roma», insiste la premier che ha esitato prima di mettersi in gioco, schierandosi di fatto contro il favorito nella corsa, Mohammed bin Salman.

Il principe ereditario sa…

PARIGI - «Ci vediamo presto a Roma», è la conclusione in italiano di Giorgia Meloni, dopo aver parlato per quasi dieci minuti davanti all’assemblea generale del Bureau des Expositions (Bei). I centosettanta delegati presenti, in rappresentanza delle rispettive nazioni, sono corteggiatissimi, avvicinati in vari modi nelle ultime settimane, e non è ancora finita. Le città candidate sono rimaste tre — Roma, Busan e Riad — dopo che ieri è diventato ufficiale che la candidatura di Odessa non era ricevibile.

In vista dello scrutinio di novembre è battaglia per ogni voto, una sfida tra grandi potenze per l’assegnazione dell’Expo 2030. «Sono qui per convincervi», spiega Meloni, arrivando con il sindaco della capitale Roberto Gualtieri e il neogovernatore del Lazio, Francesco Rocca. «Tutta l’Italia è dietro alla candidatura di Roma», insiste la premier che ha esitato prima di mettersi in gioco, schierandosi di fatto contro il favorito nella corsa, Mohammed bin Salman.

Il principe ereditario saudita non è venuto. Nelle ultime ore, proprio la discesa in campo di Meloni all’assemblea del Bie, era circolata voce di un possibile intervento di Mbs. Alla fine è il ministro degli Esteri, Faisal bin Farhan Al Saud, a presentarsi insieme a due architette e all’ambasciatrice saudita a Washington. La petromonarchia non è famosa per la parità di genere ma questa volta si fa eccezione. I numeri sullo schermo fanno girare la testa: 3.300 miliardi di dollari di investimenti previsti per la modernizzazione del regno nei prossimi anni, di cui 7,8 miliardi per l’Expo a Riad, briciole.

«Ha fatto come Nanni Moretti: mi si nota di più se non vengo», ironizza qualcuno nella delegazione italiana a proposito della vistosa assenza di Mbs. Il principe saudita è in città da giorni. Venerdì ha pranzato all’Eliseo e lunedì sera si è mostrato al Grand Palais Ephémère, per lo show della candidatura saudita, passeggiando tra schermi led e una danza delle spade. Roma ha risposto ieri sera con uno spettacolo immersivo di giochi d’acqua e luci nei giardini dell’ambasciata d’Italia dal titolo “Humanlands, toghether for Humanity”, in contrapposizione con la monarchia saudita su cui pende sempre l’accusa di aver pilotato l’omicidio del giornalista americano Jamal Khashoggi.

Davanti a Mbs la premier italiana può presentarsi come paladina dei diritti e dell’inclusività, ed è un calcolo politico che è entrato nella trasferta parigina. Meloni, rivendicando la sua «identità» — parola ripetuta più volte — di romana, insiste sul «connubio tra radici antiche e modernità tecnologica» della candidatura della capitale, mentre qualche minuto prima l’ambasciatrice saudita aveva spiegato che Riad «può costruire il futuro dal nulla». Nel suo spot Roma mette in campo il gladiatore Russell Crowe, la delegazione coreana porta sul palco la star del K-pop Psy. L’Italia insiste con due interventi sulla cooperazione con i paesi in via di sviluppo. Un segnale preciso, forse troppo, per la campagna sui voti dei delegati del continente africano.

«Oggi si è vista la differenza tra realtà virtuale e realtà vera», commenta Roberto Gualtieri, ulteriore frecciata al tecnoregno di Mbs. È un ring, senza esclusione di colpi. All’ultimo conteggio: una settantina di voti per Riad, cinquanta per Roma e una trentina a Busan. Ma lo scrutinio è segreto e non sarebbe la prima volta che nell’urna qualche promessa governativa viene disattesa. «La partita è ancora aperta», ripetono nel comitato per Roma. L’Italia è riuscita a raccogliere molti endorsement europei. Resta lo schiaffo di Emmanuel Macron, che ha ufficializzato il voto della Francia per l’Arabia saudita.

Dopo la missione di ispezione a Riad, alcuni delegati si sono lamentati di aver dovuto fare anticamera per vedere ministri, uno dei tanti segni dell’arroganza saudita. All’uscita dall’assemblea Bie, Gualtieri fa capanello con dirigenti coreani. In caso di ballottaggio tra Roma e Riad, i voti andati a Busan potrebbero essere decisivi. E poi c’è la turnazione geografica, regola non scritta: dopo Dubai e Osaka, l’Expo 2030 dovrebbe tornare in Europa. Ma questo argomento potrebbe svanire. Oggi si vota per l’Expo intermedia del 2027 e tra le città favorite ci sono Malaga e Belgrado.

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