Inchiesta sulle aziende, bufera su Santanchè. L’opposizione chiede le sue dimissioni
di Giovanna VitaleROMA — Dimissioni. La richiesta arriva come una rasoiata in apertura dei lavori alla Camera, subito dopo la commemorazione di Silvio Berlusconi. Nessuno nella maggioranza se l’aspettava. A tre giorni dall’inchiesta di Report sulle attività imprenditoriali di Daniela Santanchè — accolta dal silenzio tombale del centrodestra e della stessa ministra del Turismo, nonostante i pesanti addebiti su fornitori non pagati, dipendenti lasciati senza Tfr e licenziamenti illegittimi a fronte di lauti compensi incassati — si era diffusa la convinzione che il caso si sarebbe sgonfiato come una bolla di sapone.
E invece, al primo varco di calendario utile, il Pd decide di passare al contrattacco in Parlamento. Chiamando in causa la presidente del Consiglio, invitata «a riferire in aula», ed evidenziando «l’inopportunità che la ministra continui a ricoprire l’incarico», scandisce Toni Ricciardi, autore dell’interrogazione depositata all’indomani di Report.
Una strategia studiata per mett…
ROMA — Dimissioni. La richiesta arriva come una rasoiata in apertura dei lavori alla Camera, subito dopo la commemorazione di Silvio Berlusconi. Nessuno nella maggioranza se l’aspettava. A tre giorni dall’inchiesta di Report sulle attività imprenditoriali di Daniela Santanchè — accolta dal silenzio tombale del centrodestra e della stessa ministra del Turismo, nonostante i pesanti addebiti su fornitori non pagati, dipendenti lasciati senza Tfr e licenziamenti illegittimi a fronte di lauti compensi incassati — si era diffusa la convinzione che il caso si sarebbe sgonfiato come una bolla di sapone.
E invece, al primo varco di calendario utile, il Pd decide di passare al contrattacco in Parlamento. Chiamando in causa la presidente del Consiglio, invitata «a riferire in aula», ed evidenziando «l’inopportunità che la ministra continui a ricoprire l’incarico», scandisce Toni Ricciardi, autore dell’interrogazione depositata all’indomani di Report.
Una strategia studiata per mettere in difficoltà la premier, rimasta zitta a dispetto della bufera scatenata dalle opposizioni, e con lei l’intero governo, già tormentato da scontri interni e continue fibrillazioni. In grado di gettare nell’imbarazzo più totale Fratelli d’Italia, che fino a sera preferisce non replicare alle bordate degli avversari. «Daniela ci ha detto che è tutto falso, a breve uscirà una sua nota», prende tempo in Transatlantico Giovanni Donzelli.
Ma stavolta la minoranza non intende fare sconti. «Quello che sta emergendo su Santanchè è incompatibile col suo ruolo di ministra. Non ci sono alternative: dimissioni», attacca su Twitter il dem Peppe Provenzano. «Meloni non taccia, assicuri la credibilità delle istituzioni. Altrimenti è complice del loro discredito». Stessa linea di Enzo Amendola: «Abbiamo una ministra imprenditrice spericolata, accusata di collezionare fallimenti e di non pagare dipendenti e fornitori. Lei intanto glissa e non risponde. In passato abbiamo visto membri del governo dimettersi per molto meno. Come può Meloni far finta di niente?». Un fuoco di fila che contagia anche gli altri partiti di opposizione: «Aspettiamo chiarimenti», intima Carlo Calenda. «L’unica cosa che Santanchè può fare è dimettersi», avverte Nicola Fratoianni di Si. «Da due giorni il M5S chiede alla ministra di spiegare», interviene Chiara Appendino, «però nulla, solo silenzio. A questo punto le dimissioni sono l’unico epilogo possibile, anche Meloni dovrebbe prenderne atto».
Una giornata nera. Che neppure la smentita — arrivata solo a pomeriggio inoltrato — riesce a rischiarare. Per Santanchè, che minaccia querele, le notizie trasmesse in tv e rilanciate anche da Repubblica sono «prive di corrispondenza con la verità storica». Sono state cioè «rappresentate in forma del tutto suggestiva e unilaterale» per «screditare l’immagine e la reputazione della sottoscritta». Nessuna delucidazione nel merito, ma tanto basta a FdI per accennare una timida reazione, mentre gli alleati continuano a tacere. «Solidarietà alla ministra, certi esponenti della sinistra non si sono ancora resi conto che gli unici a essere dimissionati sono loro, dagli elettori», tuona il capogruppo meloniano Tommaso Foti. E però il verde Angelo Bonelli insiste: «Invece di rispondere, Santanchè minaccia azioni giudiziarie. Inaccettabile. Insieme alle altre opposizioni, sarebbe opportuno valutare una mozione di sfiducia verso la ministra». Stavolta potrebbe accadere davvero.