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Meloni rinvia il Consiglio dei ministri per “impegni personali”. Saltano la nomina del commissario per l’alluvione e le norme sul codice della strada

Giorgia Meloni e Roberta Metsola 

Giorgia Meloni e Roberta Metsola 

 (ansa)
Slittamento a sorpresa della riunione, in giorni di grande tensione per la maggioranza. Il governo è costretto a convocare una riunione lampo senza la premier per esaminare leggi regionali in scadenza
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Giorgia Meloni rinvia il Consiglio dei ministri che era previsto per oggi alle 17. La notizia arriva nel primo pomeriggio, divulgata da fonti di Palazzo Chigi, che motivano lo slittamento con “impegni personali” della presidente del Consiglio. Di certo si sa solo che la riunione di governo è stata spostata a martedì prossimo alle 18. Oggi ci sarà solo un cdm-lampo, presieduto dal vice Antonio Tajani e con all’ordine del giorno l’esame di alcune leggi regionali. I dossier più importanti saranno oggetto della riunione della prossima settimana, quella che presiederà Meloni. Sul tavolo ci sono le norme sulla ricostruzione post-alluvione in Emilia Romagna e il disegno di legge sulla sicurezza stradale voluto dal ministro e segretario leghista Matteo Salvini.

Meloni, dunque, mette tutti in attesa e delude chi si aspettava per oggi la nomina del commissario per la ricostruzione. Disdice ogni impegno, tranne il faccia a faccia delle 16 nella sede del governo con la presidente del parlamento europeo Roberta Metsola. Il rinvio del Cdm non è però indolore. A causa di leggi regionali in scadenza l’esecutivo è costretto a convocare comunque una riunione senza la premier alle 17.30. E al di là della ragione ufficiale dello slittamento, la decisione stupisce i parlamentari della maggioranza, perché arriva dopo giorni ad alta tensione. A partire dallo scontro, tutto interno al centrodestra, andato in scena sul Mes alla Camera e sul decreto Lavoro in Senato.

Due questioni che hanno creato non pochi malumori. La premier, infatti, insieme ai partiti che supportano l’esecutivo, ha sempre fatto muro contro il fondo salva-Stati europeo (l’Italia è rimasto l’unico paese Ue a non averlo ancora ratificato). E il fatto che il ministero dell’Economia – guidato del leghista Giorgetti – abbia nella sostanza lodato il meccanismo, non ha fatto altro che innervosire la premier e mettere in imbarazzo il Carroccio, fermamente contrario al Mes. Fino alla decisione di oggi di non partecipare al voto in commissione e promuovere un sostanziale rinvio. 

La seconda questione riguarda il pasticcio andato in scena ieri sul decreto Lavoro: a causa della mancanza di due deputati di Forza Italia la maggioranza è andata sotto nel voto in commissione. Un incidente derubricato dalla maggioranza ma che è stato letto dall’opposizione come un segnale di debolezza della compagine di governo.

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