✕

Nel Molise che vuole rompere l’isolamento la politica studia le alleanze del futuro

Un incontro della campagna elettorale in Molise

 

Ascolta l'audio

Reportage. Tra domenica e lunedì le prime elezioni senza Berlusconi: Renzi va col centrodestra e il Pd corre col M5S nella regione da 290mila abitanti dove la gente invoca una nuova classe dirigente e «un’idea per svoltare»
3 minuti di lettura

CAMPOBASSO – Sono le prime elezioni senza Berlusconi. «Mi ha chiamato un mese fa», racconta Francesco Roberti, 56 anni, il candidato del centrodestra in Molise. «Vuoi che ci vediamo ad Arcore, così ti diamo una mano?». Non c’è stato tempo. Sfrontato e diretto, sogna il triplete: è già sindaco di Termoli, presidente della Provincia, e ora punta alla Regione. Ingegnere, figlio di un emigrato in Germania, forzista della prima ora, «nel mio garage fondammo uno dei primi club», si percepisce come uomo del fare, cita don Milani e il suo amico Carlo Giovanardi «che è venuto a darmi una mano. E non è vero che difendere i poveri e gli operai è una prerogativa di sinistra».

Tra un mese Campobasso ospiterà il Gay pride. Roberti si accalora d’improvviso. «Non ne vedo la necessità». Perché? «Non servono le coreografie per ottenere i diritti, e poi non mi piace che mettano in ridicolo i simboli della fede». È lui il favorito, e infatti da Roma è un gran accorrere di ministri. Lo sostiene, sotto le …

CAMPOBASSO – Sono le prime elezioni senza Berlusconi. «Mi ha chiamato un mese fa», racconta Francesco Roberti, 56 anni, il candidato del centrodestra in Molise. «Vuoi che ci vediamo ad Arcore, così ti diamo una mano?». Non c’è stato tempo. Sfrontato e diretto, sogna il triplete: è già sindaco di Termoli, presidente della Provincia, e ora punta alla Regione. Ingegnere, figlio di un emigrato in Germania, forzista della prima ora, «nel mio garage fondammo uno dei primi club», si percepisce come uomo del fare, cita don Milani e il suo amico Carlo Giovanardi «che è venuto a darmi una mano. E non è vero che difendere i poveri e gli operai è una prerogativa di sinistra».

Tra un mese Campobasso ospiterà il Gay pride. Roberti si accalora d’improvviso. «Non ne vedo la necessità». Perché? «Non servono le coreografie per ottenere i diritti, e poi non mi piace che mettano in ridicolo i simboli della fede». È lui il favorito, e infatti da Roma è un gran accorrere di ministri. Lo sostiene, sotto le insegne di nove liste, un piccolo esercito di 140 candidati, in una Regione che ha meno abitanti (290mila), di un quartiere di Roma. Al voto, domenica e lunedì, sono attesi in 150mila.

Francesco Roberti, candidato del centrodestra

 

Nel Molise piccolo e solo si prefigura però il futuro: tra i nove partiti a sostegno di Roberti appare anche Italia viva. Oddio, era già successo in Calabria, a Palermo e a Genova, ma dopo gli applausi incamerati l’altro giorno dai banchi di Forza Italia al Senato da Matteo Renzi forse stavolta è l’inizio di un’intesa più strutturale. Dall’altra parte Pd e M5S corrono insieme, a sostegno del candidato cinquestelle Roberto Gravina, avvocato di 45 anni, l’attuale sindaco di Campobasso, che ha messo in guardia contro avversari zeppi di riciclati e «soliti noti». Ma è un matrimonio obbligato. In consiglio comunale i democratici fanno l’opposizione a Gravina. Potrà mai funzionare? Gravina non voleva i terzopolisti. «E mai abbiamo avuto alcun dubbio su dove schierarci», replica ora il deputato renziano Ettore Rosato.

Roberto Gravina, candidato del centrosinistra, tra Conte, Schlein e Fratoianni in un bar di Campobasso

 (ansa)

«Nemmeno io», racconta Donato D’Ambrosio, l’architetto dell’accordo. Ha 39 anni, coordinatore regionale di Italia viva, laurea in ingegneria. Divenne sindaco del suo paese Santa Croce di Magliano quando Renzi scalò palazzo Chigi, «ero stato alla Leopolda, attratto dalla retorica sulla rottamazione, poi sono entrato in Provincia con Futuro e Libertà». Il partito di Gianfranco Fini? «Sì», risponde, «poi nel 2018 ho aderito a Italia viva. Non ho mai avuto dubbi: Roberti è persona ragionevole, pragmatica, ha fatto bene come sindaco, è un’alleanza molto naturale». Da esportare? «Per me sì, ma non sono Renzi io».

Per le strade di Campobasso, nella canicola estiva, tutti si salutano dandosi del tu. Si percepisce il senso di un luogo antico e familiare, ma anche pieno di un’energia inespressa. Certo i suoi abitanti meriterebbero collegamenti migliori. Arrivarci con i mezzi pubblici da Roma è un’avventura. I Flixbus da piazzale Tiburtina vanno esauriti con giorni di anticipo, e allora eccoci sul treno che da Termini arriva a Roccaravindola, tra bigliettai e passeggeri che si approcciano con cordialità paesana; a Roccaravindola, due ore dopo ci sono due autobus: uno va a Isernia e l’altro a Campobasso. Noi andiamo a Campobasso (altri 64 chilometri), dove arriviamo, attraversando paesaggi verdi, dopo un’altra ora mezza. Una volta in albergo ci avvertono subito che «i taxi circolano fino alle 21 e i bus qui non arrivano». Possibile? Telefoniamo. «Eh, siamo solo in tre, tutti anziani», confermano.

Donato D'Ambrosio di Italia viva

 

«Il Molise va aperto», scuote la testa Pasquale Marino, archeologo quarantenne. «I giovani scappano, i vecchi soffrono di solitudine». «Siamo la regione con più anziani, dopo la Liguria», sospira anche Roberti. Qui, come in tutto il Sud, lo spopolamento è lo specchio della crisi. Negli ultimi vent’anni si sono persi per strada 30mila abitanti. «Il mio paese in dieci anni ne ha persi 400», dice D’Ambrosio. Dal Molise si è sempre emigrato, ci sono più molisani all’estero che in patria. Come rompere l’inerzia? «Basterebbe una grande idea per svoltare», ragiona Marino, «ma servirebbe una classe dirigente totalmente rinnovata, il consiglio regionale è pieno di sessantenni che tirano a campare». «E collegamenti. Un giovane dell’interno è lontano anche dagli stimoli culturali», ragiona D’Ambrosio. Cinque anni fa il Molise affidò il suo grido di dolore ai Cinquestelle, che alle politiche presero il 45 per cento. «Era una protesta giusta», dice D’Ambrosio. «La gente era incazzata». «Sì, ma io a Termoli li ho riportati al 15 per cento», taglia corto Roberti. Marino ti racconta dei giovani col reddito di cittadinanza, «non vogliono cercarsi un lavoro, sto pagato, dicono». E alza gli occhi al cielo.

Ci sono qua e là forme di resistenza. Giacimenti di cultura che potrebbero offrire spunti per un turismo alternativo, perché il piccolo Molise ha il fascino dell’inedito. L’ha capito un giovanissimo cineasta romano, Luigi Grispello, 24 anni, che ha appena girato un documentario Molise tropico felice, appena presentato al Biografilm di Bologna. Grispello racconta la resistenza di quattro paesini: Lucito, Roccamandolfi, Portocannone, Civitacampomarano. «Ho scoperto un mondo collettivo, identitario, chiuso e duro, ma molto ricco antropologicamente, che non viene sostenuto come dovrebbe».

Vedremo allora come evolverà il laboratorio del nuovo mondo italiano. Oggi sono attesi a Campobasso Elly Schlein e Giuseppe Conte. Ieri c’era Pierluigi Bersani, venuto a dare una mano a Gravina, nella speranza che tornino «a sventolare le bandiere rosse». Ma stasera Schlein e Conte non saliranno insieme sul palco. Al massimo un incontro.

Leggi i commenti