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Giustizia, patto Nordio-Bongiorno: la riforma parte dal Senato. E anche FI protesta

(fotogramma)
Forza Italia in subbuglio parla di scippo. Critiche anche da Enrico Costa, Azione, perché il ministro Ciriani aveva garantito l’arrivo alla Camera. E annuncia, “noi cambieremo la prescrizione”. I forzisti si oppongono a sentire Davigo dopo la condanna
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“Evvai”. È questa l’espressione tipica di Giulia Bongiorno quando ottiene un successo. Stavolta si materializza la promessa di Carlo Nordio, fatta proprio a lei durante l’incontro decisivo al Senato sulla riforma della giustizia, di far partire la discussione parlamentare proprio da palazzo Madama. Quel giorno, come raccontò Repubblica, Nordio andò espressamente dalla presidente leghista della commissione Giustizia, perché voleva ottenere da lei il via libera per eliminare l’abuso d’ufficio. L’ottenne. Ma a patto di garantirle che poi sarebbero stati cambiati e adeguati tutti i reati del parterre contro la pubblica amministrazione.

Una dozzina di reati decisivi sulla materia. Tra Bongiorno e Nordio “sottoscritto” il seguente accordo: “Noi acceleriamo sulla riforma - disse Nordio alla Lega che scalpitava per il provvedimento legislativo dopo tante promesse - ma sarà poi cura della commissione giustizia del Senato correggere e implementare le eventuali mancanze”.

È proprio così sta avve…

“Evvai”. È questa l’espressione tipica di Giulia Bongiorno quando ottiene un successo. Stavolta si materializza la promessa di Carlo Nordio, fatta proprio a lei durante l’incontro decisivo al Senato sulla riforma della giustizia, di far partire la discussione parlamentare proprio da palazzo Madama. Quel giorno, come raccontò Repubblica, Nordio andò espressamente dalla presidente leghista della commissione Giustizia, perché voleva ottenere da lei il via libera per eliminare l’abuso d’ufficio. L’ottenne. Ma a patto di garantirle che poi sarebbero stati cambiati e adeguati tutti i reati del parterre contro la pubblica amministrazione.

Una dozzina di reati decisivi sulla materia. Tra Bongiorno e Nordio “sottoscritto” il seguente accordo: “Noi acceleriamo sulla riforma - disse Nordio alla Lega che scalpitava per il provvedimento legislativo dopo tante promesse - ma sarà poi cura della commissione giustizia del Senato correggere e implementare le eventuali mancanze”.

È proprio così sta avvenendo, mentre Forza Italia va in collera alla Camera. E non solo. Anche il suo vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che ovviamente seguirà anche lui la riforma con gli altri due sottosegretari, Andrea Delmastro di Fratelli d’Italia e Andrea Ostellari della Lega, aveva la certezza che la riforma sarebbe approdata a Montecitorio nelle mani del fido presidente della commissione Giustizia, il meloniano Ciro Maschio. Così aveva garantito, in un’intervista al Corriere della Sera, lo stesso ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Ma oggi si scopre che le cose non andranno per niente così.

Ma soprattutto la collera forzista deriva dal fatto che giusto due deputati berlusconiani, il vicepresidente della commissione Giustizia Pietro Pittalis e il vice presidente dell’Anci (l’associazione dei Comuni italiani) Roberto Pella, hanno presentato il disegno di legge per cancellare l’abuso d’ufficio, proposto anche da Costa ad inizio legislatura, con l’obiettivo di intestarsi la battaglia politica per l’abolizione stessa, a nome di tutti i sindaci. La lega invece, proprio con Bongiorno, la settimana scorsa aveva bloccato la discussione in commissione facendola saltare in attesa del ddl Nordio, e a questo punto la stessa Lega si prende pure il testo in commissione al Senato.

E questo provoca anche la reazione indispettita di Enrico Costa, responsabile Giustizia di Azione, che subito prepara la ritorsione. “Ciriani aveva dichiarato ufficialmente che la riforma sarebbe arrivata qui da noi, come è logico che sia visto il numero di parlamentari della Camera. Non va così. Ha vinto Bongiorno.

Bene perché questo ci darà la possibilità di cominciare subito a discutere il progetto di revisione della prescrizione, sulla base della mia proposta, vada nel cestino la riforma dell’ex ministro Guardasigilli Alfonso Bonafede, si ritorni alla legge Orlando”.

Una modifica non da poco, tutt’altro. Che porta le lancette indietro di ben tre 5 anni. Perché non solo si azzererebbe la Orlando, ma anche la successiva Cartabia. Se Bonafede aveva previsto lo stop della prescrizione dopo il processo di primo grado per chi viene condannato, la Orlando prevedeva al contrario soltanto una sospensione di 18 mesi sia in Appello che in Cassazione. In tutto 36 mesi di blocco. La ex ministra della Giustizia Marta Cartabia aveva inserito a sua volta il regime, assai contestato dai grillini, della cosiddetta “improcedibilità”. Per cui se il processo in Appello non rispetta determinati tempi viene di fatto azzerato. Tranne alcune eccezioni come nel caso dei reati gravi di mafia e terrorismo.

Sulla giustizia la battaglia tra Camera e Senato andrà avanti per tutta l’estate. In attesa che Nordio materializzi il suo secondo disegno di legge - che ha “promesso” tipo minaccia giuridica in questi giorni - nel quale dovrebbe andare non solo la modifica dei reati contro la pubblica amministrazione, ma anche l’ulteriore stretta contro le intercettazioni.

Infine una curiosità a proposito di “garantismo”. Sempre in commissione Giustizia, M5S propone l’audizione dell’ex pm di Milano Piercamillo Davigo nell’ambito della discussione sulla prescrizione. Ma da Forza Italia, da sempre sostenitrice del garantismo, arriva uno stop, con questa considerazione: “Davigo non possiamo sentirlo perché è stato condannato“. A Brescia Davigo è stato condannato in primo grado. E da sempre Forza Italia sostiene che bisogna aspettare la condanna definitiva per considerare un condannato effettivamente colpevole. Ma nel caso di Davigo, considerato un “nemico“ per le tesi che sostiene, evidentemente questo principio non vale.

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