Schlein-Conte e “la sindrome da palco”. Oggi in Molise uniti ma distanti: al massimo un caffè ma niente comizi insieme
dal nostro inviato Concetto VecchioGiuseppe Conte e Elly Schlein
(ansa)CAMPOBASSO – Giuseppe Conte stasera parlerà a Campobasso; Elly Schlein a Termoli. Di mezzo ci sono settanta chilometri. Si vedranno prima, intorno alle ore diciotto, sul corso di Campobasso, per un caffè al massimo, un saluto, una stretta di mano, ma niente comizi insieme, per carità, niente abbracci sul palco, niente foto di Campobasso (ricordate la mitica foto di Vasto?), che poi restano negli annali e impegnano.
Nel Molise Pd e Cinquestelle corrono insieme (il candidato è il cinquestelle Roberto Gravina), ma non si deve dire troppo in giro. Uniti, ma un po’ nascosti. Come una coppia che non vuole ufficializzare la propria unione, incerta sulla forza della propria relazione, o timorosa del giudizio altrui, quello della minoranza Pd per Schlein; quello dei propri elettori duri e puri per Conte; e quindi, gelosi della propria convenienza, ci si tasta, cauti, sospettosi, un po’ goffi.
Il più riottoso sembra Conte. “Un comizio unitario non è decisivo”, ha ribadito ieri. Aggiungendo …
CAMPOBASSO – Giuseppe Conte stasera parlerà a Campobasso; Elly Schlein a Termoli. Di mezzo ci sono settanta chilometri. Si vedranno prima, intorno alle ore diciotto, sul corso di Campobasso, per un caffè al massimo, un saluto, una stretta di mano, ma niente comizi insieme, per carità, niente abbracci sul palco, niente foto di Campobasso (ricordate la mitica foto di Vasto?), che poi restano negli annali e impegnano.
Nel Molise Pd e Cinquestelle corrono insieme (il candidato è il cinquestelle Roberto Gravina), ma non si deve dire troppo in giro. Uniti, ma un po’ nascosti. Come una coppia che non vuole ufficializzare la propria unione, incerta sulla forza della propria relazione, o timorosa del giudizio altrui, quello della minoranza Pd per Schlein; quello dei propri elettori duri e puri per Conte; e quindi, gelosi della propria convenienza, ci si tasta, cauti, sospettosi, un po’ goffi.
Il più riottoso sembra Conte. “Un comizio unitario non è decisivo”, ha ribadito ieri. Aggiungendo che “il campo largo non esiste”. Come si può pensare così di battere la destra è un mistero. Tra i sovranisti si pestano i piedi ogni volta che possono, ma Giorgia Meloni, anche quando stava all’opposizione, ha sempre predicato l’unità della coalizione “come un valore”, e infatti quando poi conta il realismo politico fa premio sulle antipatie. Il capo cinquestelle invece teme di farsi fagocitare, di perdere la sua alterità, e mantiene le distanze, la stessa che ha consegnato il governo alla destra lo scorso anno, ricordiamocelo.
Lunedì sapremo se l’esperimento Molise potrà dare altri frutti in futuro, se è l’inizio di un percorso, nel frattempo una va a Termoli e l’altro resta a Campobasso.