Alfieri (Pd): “Sulla Libia non possiamo sconfessare i nostri governi. Il memorandum Gentiloni fu utile, ma ora giusta la svolta sulla guardia costiera”
di Lorenzo De CiccoAlessandro Alfieri
Non tutti nel Pd pensano che votare contro la missione a sostegno della guardia costiera libica sia sconfessare la precedente politica del Pd. Ecco Alessandro Alfieri, capogruppo dem in commissione Esteri e Difesa al Senato, oltre che membro della segreteria come responsabile Riforme: “Sulla Libia – dice a Repubblica - dobbiamo stare attenti a non dare l’idea che mettiamo in discussione il lavoro faticoso, complicato, fatto dai governi precedenti a guida Pd, a partire da quello di Paolo Gentiloni”.
Ieri però il Pd ha votato contro il rifinanziamento della missione. All’unanimità, no?
“Abbiamo votato 5 delle 6 missioni che riguardano la Libia. Non abbiamo votato quella della Guardia di Finanza a sostegno della Guardia costiera libica. Per due motivi: il primo è europeizzare l’aiuto alla Libia nella ricostruzione delle sue istituzioni. Dev’essere un tema non solo Italiano, ma di tutta l’Ue. Dall’altro lato vogliamo dare un segnale in linea con quanto avviato negli ultimi due anni, con il…
Non tutti nel Pd pensano che votare contro la missione a sostegno della guardia costiera libica sia sconfessare la precedente politica del Pd. Ecco Alessandro Alfieri, capogruppo dem in commissione Esteri e Difesa al Senato, oltre che membro della segreteria come responsabile Riforme: “Sulla Libia – dice a Repubblica - dobbiamo stare attenti a non dare l’idea che mettiamo in discussione il lavoro faticoso, complicato, fatto dai governi precedenti a guida Pd, a partire da quello di Paolo Gentiloni”.
Ieri però il Pd ha votato contro il rifinanziamento della missione. All’unanimità, no?
“Abbiamo votato 5 delle 6 missioni che riguardano la Libia. Non abbiamo votato quella della Guardia di Finanza a sostegno della Guardia costiera libica. Per due motivi: il primo è europeizzare l’aiuto alla Libia nella ricostruzione delle sue istituzioni. Dev’essere un tema non solo Italiano, ma di tutta l’Ue. Dall’altro lato vogliamo dare un segnale in linea con quanto avviato negli ultimi due anni, con il governo Draghi, per il superamento definitivo di questa missione, per denunciare con forza le violazioni dei diritti umani da parte di membri della guardia costiera libica. Ma le Nazioni Unite ci chiedono di essere presenti. Per aiutare a stabilizzare quel Paese, tanto più in un contesto geopolitico strategico per la sicurezza del Mediterraneo e del nostro Paese”.
È stato un errore l’accordo con il governo libico di unità nazionale?
“No, gli accordi di allora furono utili. Ma ora il contesto è decisamente cambiato. In mezzo c’è stato un sanguinoso conflitto interno con il rischio di una scomposizione dello stesso stato libico. Adesso accanto all’impegno italiano serve una missione europea. In ogni caso, vorrei ricordare che la stragrande maggioranza degli interventi su base bilaterale sono per formare medici e infermieri, per fare lo sminamento umanitario e per formare la classe dirigente e la polizia libica. Abbiamo il dovere di tenere insieme due obiettivi: la stabilizzazione, cioè la sicurezza della Libia e del Mediterraneo, insieme alla battaglia sacrosanta a tutela dei diritti umani”.
Schlein è contraria a quella missione proprio per questo: per le violazioni dei diritti, per i campi di detenzione dei migranti…
“Lo capisco, i campi di detenzione sono una vergogna assoluta. È un lavoro non facile tenere insieme le priorità ed è quello che abbiamo provato a fare come Pd, con equilibrio, con il coordinamento di Peppe Provenzano”.
Con il voto di ieri il Pd sconfessa la linea Gentiloni?
“Ribadisco: dobbiamo stare attenti a non dare l’idea che mettiamo in discussione il lavoro di quel governo. Perché è grazie a quel lavoro che le organizzazioni internazionali erano rientrate a Tripoli. L’Oim è riuscita ad aumentare i rimpatri assistiti volontari grazie alla copertura che quel governo gli diede. Così come ha potuto operare l’Unhcr, l’alto commissariato dei rifugiati, creando, anche con la collaborazione di organizzazioni non governative, corridoi umanitari”.
E oggi?
“Ora le condizioni sono radicalmente mutate, ci sono più governi in Libia. Ma dobbiamo mantenere un ruolo e le missioni. Non possiamo lasciare campo libero ai russi che sono presenti in Cirenaica con le milizie della Wagner o ai turco-siriani che sono in Tripolitania. L’Europa e l’Italia possono pensare di abbandonare la Libia? Io rispondo di no”.
E Meloni che risponde?
“Purtroppo il governo Meloni taglia i fondi per la cooperazione allo sviluppo, che accompagna le missioni internazionali. Hanno tolto oltre 60 milioni, mentre continuano a evocare questo fumoso piano Mattei, una bandierina da sventolare a vuoto, più che un investimento e una strategia seria di partenariato con l’Africa, di cui ci sarebbe maledettamente bisogno. Su questo come Pd dobbiamo incalzarli: continuità nella presenza in Libia e rafforzamento delle missioni per essere più incisivi anche nel combattere le violazioni dei diritti umani e nel promuovere corridoi umanitari”.
Lo stesso approccio riguarda la Tunisia, dove Meloni è andata due volte in pochi giorni.
“Non possiamo accettare lo scambio soldi-esternalizzazione della gestione dei migranti. Dobbiamo tenere insieme stabilizzazione dell’area e tutela dei diritti umani, sempre”.