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Da Open to Meraviglia a Visibilia, gli inciampi di Santanchè che imbarazzano il governo. La Lega: “Venga in aula a spiegare”

(ansa)
La parabola della ministra al governo: appena eletta disertò la conferenza programmatica del ministero del Turismo. Poi nomina Ivana Jelenic, una sua amica, all'Enit. Poi Open to Meraviglia. Infine l'inchiesta
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“Venga in aula a spiegare”, chiede il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari. Una difesa d’ufficio che nasconde non poche insidie. Ennesimo tassello di un il malumore sempre più diffuso nella maggioranza.

Sempre più coinvolta nell’inchiesta su Visibilia, Daniela Santanchè al governo non è che abbia iniziato proprio benissimo.

Per dire, nel giorno della fiducia alla Camera  – 25 ottobre 2022 – è subito costretta a chiarire sul Twiga Beach Club e il presunto conflitto di interessi da imprenditrice balneare e ministra del Turismo, peraltro di un governo in opposizione alla famigerata direttiva Bolkestein che il mercato dei balneari lo vorrebbe liberalizzare.

Poiché il Twiga fattura circa 4 milioni e paga concessioni per soli 17.600 l’euro annui qualche problema in prospettiva c’è. “Non mi occuperò di spiagge”, annuncia dunque la neoministra pronta a rimettere le deleghe (poi andate a Nello Musumeci).

Non basta. Passa un mese e la socia di Flavio Briat…

“Venga in aula a spiegare”, chiede il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari. Una difesa d’ufficio che nasconde non poche insidie. Ennesimo tassello di un il malumore sempre più diffuso nella maggioranza.

Sempre più coinvolta nell’inchiesta su Visibilia, Daniela Santanchè al governo non è che abbia iniziato proprio benissimo.

Per dire, nel giorno della fiducia alla Camera  – 25 ottobre 2022 – è subito costretta a chiarire sul Twiga Beach Club e il presunto conflitto di interessi da imprenditrice balneare e ministra del Turismo, peraltro di un governo in opposizione alla famigerata direttiva Bolkestein che il mercato dei balneari lo vorrebbe liberalizzare.

Poiché il Twiga fattura circa 4 milioni e paga concessioni per soli 17.600 l’euro annui qualche problema in prospettiva c’è. “Non mi occuperò di spiagge”, annuncia dunque la neoministra pronta a rimettere le deleghe (poi andate a Nello Musumeci).

Non basta. Passa un mese e la socia di Flavio Briatore è costretta a fare un passo in più e a vendere le quote dello stabilimento in Versilia. Non dice a chi – “affari miei” – ma si scopre presto che il suo 24% finisce al suo compagno oltre che a Briatore stesso.

Nel frattempo la ministra aveva pensato bene di disertare gli Stati Generali del Turismo, la conferenza programmatica organizzata dal suo predecessore leghista Massimo Garavaglia in quel di Chianciano Terme per la fine di ottobre. La motivazione: doveva studiare i dossier. Se la ‘caverà’ con un messaggio di saluti.

A proposito di dossier, c’è quello dell’Enit, l’agenzia nazionale per la promozione del turismo. Un’aura da ‘carrozzone di Stato’, in cui Daniela Santanchè piazza con una certa rapidità Ivana Jelinic, 37enne croata titolare di un’agenzia di viaggi in Umbria, presidente rampante di Fiavet (associazione di categoria in pancia a Confcommercio) e soprattutto amica della neoministra.

Nulla di male in teoria, se non fosse che al chiaro efficientismo, soprattutto nei mesi del lockdown, si contrappone un minimo di vaghezza curricolare: per dire, sul sito di Enit a mesi dalla nomina nella sezione ‘Trasparenza’ non c’è traccia del cv della ceo (né del compenso).

Dettagli, si dirà. Come quelli sfortunati della ormai celeberrima campagna Open to Meraviglia, promossa proprio con Enit (costo: 9 milioni), in cui strafalcioni di traduzione si accompagnarono a una riduzione della Venere botticelliana a una versione influencer stile Chiara Ferragni.

Tornando ai dossier, c’è poi quello del Tourist Digital Hub, piattaforma italiana delle prenotazioni voluta da Garavaglia, e a cui sono destinati 114 milioni del Pnrr, e osteggiata nella scorsa legislatura da Fratelli d’Italia. L’accusa: favorirebbe i grandi operatori stranieri come Airbnb e Booking a scapito dei piccoli imprenditori nostrani. Senza entrare nel merito si segnalano non pochi malumori in FdI per lo scarso interventismo in materia dell’attuale ministra.

Decisamente più incisiva è stata la richiesta della stessa, lo scorso autunno, di inserire in manovra un taglio delle tasse per le mance di camerieri e receptionist di albergo: un premio “per chi fa bene il proprio lavoro”. La mini Irpef però non scaldò gli esercenti alla disperata ricerca di personale: “Una tassa agevolata non convincerà un cameriere a lavorare”.

Un percorso accidentato insomma, con le ombre incombenti delle rivelazioni sulla gestione della sua Visibilia. E soprattutto, per la premier, che per ora la difende, più di un motivo di imbarazzo.

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