Prestiti, plusvalenze, fornitori non pagati: ecco i punti chiave delle accuse a Santanchè
di Antonio FraschillaDaniela Santanchè
Ci sono cinque punti che al momento sembrano inchiodare la ministra, imprenditrice, Daniela Santachè. Cinque domande senza risposta, con accuse precise di procura, ex dipendenti e piccoli investitori. E tutto ruota attorno alla gestione delle sue ex aziende, delle quali ha detenuto la maggioranza fino alla fine del 2022: Visibilia e Ki group. La prima attiva nel settore dell’editoria, la seconda un gioiellino storico del biologico nata alla fine degli anni Settanta e acquistata nel 2010 dalla ministra con l’allora compagna Canio Mazzaro. Entrambe le società sono state gestite talmente male da essere disastrate e al momento con pochissimi addetti per mandare avanti l’ordinaria amministrazione. Non sono fallite perché nel recente passato un fondo di Dubai ha prestato soldi, Negma il nome, oppure perché in extremis hanno immesso liquidita la ministra e i nuovi soci ma solo per evitare il crac.
Fornitori non pagati e tfr non versati
Report con una inchiesta di Giorgio Mottola ha sollevat…
Ci sono cinque punti che al momento sembrano inchiodare la ministra, imprenditrice, Daniela Santachè. Cinque domande senza risposta, con accuse precise di procura, ex dipendenti e piccoli investitori. E tutto ruota attorno alla gestione delle sue ex aziende, delle quali ha detenuto la maggioranza fino alla fine del 2022: Visibilia e Ki group. La prima attiva nel settore dell’editoria, la seconda un gioiellino storico del biologico nata alla fine degli anni Settanta e acquistata nel 2010 dalla ministra con l’allora compagna Canio Mazzaro. Entrambe le società sono state gestite talmente male da essere disastrate e al momento con pochissimi addetti per mandare avanti l’ordinaria amministrazione. Non sono fallite perché nel recente passato un fondo di Dubai ha prestato soldi, Negma il nome, oppure perché in extremis hanno immesso liquidita la ministra e i nuovi soci ma solo per evitare il crac.
Fornitori non pagati e tfr non versati
Report con una inchiesta di Giorgio Mottola ha sollevato il caso Ki group: azienda di commercializzazione di prodotti biologici rilevata da Santanchè e dal suo ex compagno Canio Mazzaro intorno al 2011. Nel 2017, per divergenze con la proprietà, il vecchio amministratore Dino Poggio abbandona la Ki Group e Santanchè decide di prendere in mano le redini dell’azienda. Dal 2018, quando Santanchè e Mazzaro subentrano nella gestione diretta, la Ki Group ha enormi difficoltà nel saldare la merce ai propri fornitori e inizia a promettere pagamenti che non arrivano a decine di aziende. Nel 2018, i debiti di Ki Group verso i fornitori arrivano a oltre 8 milioni di euro, quasi un quarto del fatturato. A partire dal 2019 i numeri di Ki Group spa sono sempre più preoccupanti. I bilanci dell’azienda vengono sistematicamente bocciati dalla società che li revisiona e viene creata una seconda società con lo stesso nome (ma srl) che si prende i rami di azienda che fatturano e la Ki group spa diventa “una scatola vuota”.
Nel frattempo alcune piccole aziende che attendevano pagamenti vanno ko, come la Verde Bio: che chiude l’attività e affitta lo stesso ramo di azienda alla Santanchè e al suo socio con un costo di appena 50 mila euro all’anno. Inoltre invece di dichiarare fallimento, tutte le attività vengono spostate in una nuova società che si chiama sempre Verde Bio. Un giro vorticoso di società che si svuotano. E i dipendenti? Hanno perso il lavoro e alcuni attendono ancora il tfr. I fornitori attendono pagamenti per 800 mila euro.
I super compensi mentre la società andava a picco
Come denunciato da Report Mazzaro e Santanché “si avvicendano più volte alla presidenza del cda di Ki Group e della controllante Bioera, assegnandosi compensi che nel tempo sono arrivati a superare i 600mila euro all’anno – sostiene Report - In meno di nove anni, solo come stipendi per le cariche sociali, Daniela Santanchè si è portata a casa due milioni e mezzo di euro e Canio Mazzaro sei. Non solo, per anni Ki Group ha pagato a Mazzaro l’affitto di un’automobile di lusso e di una casa in centro a Milano, indicato in bilancio come ufficio di rappresentanza”. Ma c’è di più: “Nei consigli di amministrazione di Ki group e della controllante Bioera vengono cooptati la sorella della Santanchè, Fiorella Garnero, la nipote Silvia Garnero e il figlio maggiore di Canio Mazzaro, Michele. Nel cda di Ki Group trova posto anche una vecchia conoscenza di Daniela Santanchè, l’immarcescibile Paolo Cirino Pomicino”.
I prestiti con lo Stato per l’emergenza Covid non restituiti
Il Partito democratico con una interrogazione urgente firmata dal senatore Antonio Misiani ha segnalato un'altra anomalia “La Ki Group riconducibile a Santanché — si legge nel documento — risulta essere stata destinataria di un prestito pari a 2,7 milioni da parte del Fondo Patrimonio Pmi, risorse che dovevano essere utilizzate per pagare fornitori e dipendenti” nell’ambito degli aiuti Covid. La società, che nel tempo è stata beneficiata di “numerosi aiuti di Stato tra cui un credito di imposta di 600mila euro”, ha dichiarato nella relazione sulla gestione allegata al bilancio 2021 “di aver ricevuto da Invitalia, in data 17 maggio 2022, una richiesta di restituzione anticipata del prestito”. Pertanto, prosegue l’interrogazione, “la società è attualmente debitrice del Fondo, e quindi dello Stato, della somma di 2.7 milioni di euro oltre accessori”.
La plusvalenza segnalata dal perito della procura su Visibilia
La procura di Milano ha appena consegnato due perizie tecniche in un secondo procedimento civile aperto dopo le denunce dei piccoli azionisti della Visibilia editore spa (quotata in borsa) che in questi anni si sono visti ridurre il valore delle azioni da 40 a 0,20 euro. Due perizie che mettono in luce “diverse anomalie” nella galassia composta dalle cinque società costituite come scatole cinesi: Visibilia editore holding, Visibilia editore spa, Visibilia srl, Visibilia editrice srl e Visibilia concessionaria. Secondo le due perizie le anomalie iniziano negli anni 2016 e proseguono fino al 2020, quindi in periodi nei quali amministratrice era anche Santanchè, rimasta comunque socia di maggioranza in tutte le aziende fino al 2022. Le perizie segnalano continui passaggi di rami di azienda, come in Ki gruop, con una plusvalenza fittizia da 3 milioni di euro grazie a perdite registrate negli anni e crediti inesigibili messi a bilancio. Inoltre nelle perizie si segnalano finanziamenti a società terze riconducibili sempre a Santanché.
Il prestito dal fondo di Dubai e il nome La Russa che appare
Nel 2019, per far fronte a una grave crisi di liquidità dell’azienda, Visibilia aveva chiesto però un prestito a una misteriosa società di investimento di Dubai, Negma. E qui compare il nome del presidente del Senato, Ignazio la Russa. In una diffida inviata al giornale online Milanotoday da parte del fondo di Dubai, che ha prestato 3 milioni a Visibilia in cambio di azioni, la firma in calce è dell’avvocato Ignazio La Russa. Che qualche settimana prima aveva inviato allo stesso giornale un’altra diffida per conto di Visibilia. La Russa, insomma, è consulente di entrambi? Di chi chiede soldi e di chi li presta facendo poi operazioni spregiudicate? Sì, perché il fondo Negma di cui nessuno conosce gli investitori, con Visibilia fa delle operazioni di vendita delle azioni che nel corso del tempo svalutano la società e creano un danno ai piccoli azionisti. Tanto che un piccolo azionista Giuseppe Zeno, ha presentato un esposto in procura a Milano e alla Consob. Nel giugno 2022 Negma con lo stesso meccanismo entra nella partita Ki Group addirittura firmando un accordo da 20 milioni di euro. Perché sono state avallate queste operazioni così rischiose?