Anche Meloni pressa Santanchè: “Giusto che riferisca in Parlamento”
di Emanuele Lauria e Giovanna VitalePreoccupata per una vicenda nella quale neppure lei riesce a vederci chiaro sino in fondo. Infastidita per la presa di distanza degli alleati, tanto da telefonare venerdì sera sia a Salvini sia a Tajani per richiamarli a una maggiore disciplina di coalizione. Alla fine Giorgia Meloni decide di rompere la consegna del silenzio che si era data sul caso Santanchè.
Troppo forte il pressing delle opposizioni che hanno elevato il livello dello scontro, chiamandola direttamente in causa. Troppo alto il rischio di nuovi sviluppi delle inchieste, giudiziarie e giornalistiche, che in assenza di una reazione potrebbero mettere ancor più in difficoltà la presidente del Consiglio. È necessario uscire dall’angolo per allontanare ogni ombra da sé e dal suo partito, anche a costo di sbrecciare il muro eretto da Fratelli d’Italia a salvaguardia della ministra, che fa buon viso a cattivo gioco.
Perciò, prima Meloni sente Santanchè per chiederle se è disposta a presentarsi alle Camere. Quindi …
Preoccupata per una vicenda nella quale neppure lei riesce a vederci chiaro sino in fondo. Infastidita per la presa di distanza degli alleati, tanto da telefonare venerdì sera sia a Salvini sia a Tajani per richiamarli a una maggiore disciplina di coalizione. Alla fine Giorgia Meloni decide di rompere la consegna del silenzio che si era data sul caso Santanchè.
Troppo forte il pressing delle opposizioni che hanno elevato il livello dello scontro, chiamandola direttamente in causa. Troppo alto il rischio di nuovi sviluppi delle inchieste, giudiziarie e giornalistiche, che in assenza di una reazione potrebbero mettere ancor più in difficoltà la presidente del Consiglio. È necessario uscire dall’angolo per allontanare ogni ombra da sé e dal suo partito, anche a costo di sbrecciare il muro eretto da Fratelli d’Italia a salvaguardia della ministra, che fa buon viso a cattivo gioco.
Perciò, prima Meloni sente Santanchè per chiederle se è disposta a presentarsi alle Camere. Quindi rompe il blackout comunicativo durato per quattro lunghissimi giorni: «Io penso che non ci sia nessun problema a riferire», ammette la capa del governo. «È una richiesta legittima del Parlamento, sono contenta che il ministro Santanchè abbia dato la sua disponibilità. L’ho vista tranquilla in queste ore, come sono tranquilla io». Affermazioni che sembrano tutto fuorché una difesa a spada tratta della senatrice milanese. E che soprattutto smentiscono, a neppure dodici ore di distanza, il capogruppo di FdI a Montecitorio. «Santanché ha annunciato querela, eccolo il chiarimento. La questione è chiusa», aveva tagliato corto Tommaso Foti venerdì notte. Un corto circuito comunicativo.
Un’altra storia rispetto a quando Giovanni Donzelli e Andrea Delmastro furono travolti dalle polemiche sul caso Cospito: allora Meloni ordinò di fare quadrato, lei stessa si spese personalmente per tutelare i suoi due luogotenenti, ritenendo che avessero commesso poco più che un’ingenuità. Stavolta invece no, a riprova che qualche dubbio sulle contestazioni mosse da Report — bilanci societari falsati, fornitori non pagati, dipendenti licenziati senza corrispondere il Tfr, aiuti di Stato ricevuti e mai restituiti — forse c’è. O almeno è quel che coglie la segretaria del Pd, da 48 ore sulle barricate affinché la ministra venga a riferire in aula: «Mi sembra che si sia svegliata anche la premier», punzecchia Elly Schlein, per la quale «la questione degli affari della Santanchè sta imbarazzando anche il governo al punto che ci hanno dato ragione».
Un’evoluzione che la diretta interessata non si aspettava. Credeva e sperava di evitare il passaggio parlamentare, annunciato a Vienna dall’amica Giorgia. Ma così non è: «Se la richiesta di andare in Parlamento verrà formalizzata sarò fiera e orgogliosa di farlo», alza la voce Santanchè. E sia chiaro: «Non è stata Meloni a chiedermelo, l’ho deciso io e risponderò puntualmente a tutto. Anche se il mio partito me l’ha sconsigliato». Un modo per lasciasi aperta la possibilità di svicolare, subito però smascherato dal Pd: «Non c’è niente da formalizzare», replica la capogruppo dem alla Camera Chiara Braga. «Le opposizioni glielo chiedono da giorni e ora anche il governo di cui fa parte. Venga in aula a spiegare i comportamenti inaccettabili verso i lavoratori delle sue aziende». Nel centrodestra non sono pochi a pensare che Santanché non reggerà. Tanto che, in silenzio, si ragiona già di successione. Ad aver messo gli occhi sul Turismo è Forza Italia che, col benestare della premier — per rafforzare il partito nel caos dopo la morte di Berlusconi e arginare la Lega — potrebbe ottenere un posto di governo in più. Circola già il nome di un possibile sostituto, quello del viceministro Valentino Valentini, uno degli uomini più fidati del Cavaliere. La Santanchè-story è ancora lontana dall’epilogo.