Mulè: “Aspetto Santanchè alla Camera. La ministra dovrà chiarire i fatti, ma la tv non sia un tribunale”
di Emanuele LauriaGiorgio Mulè
“È giusto che Daniela Santanchè chiarisca nelle sedi opportune. Che rimangono quelle giudiziarie. Cosa diversa è la valutazione politica, certo. E quella potremo farcela in aula”. Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè era stato tra i primi, venerdì, a chiedere che la ministra del Turismo riferisse in Parlamento. Ora che anche la premier Giorgia Meloni si è espressa in questa direzione, non canta vittoria. Anzi, fa professione di garantismo: “Ma aspetto di capire, direttamente da Santanché, come stanno i fatti”.
C’era una nube di silenzio, su questa vicenda, che si sta dissolvendo.
“Per formazione e deformazione professionale, credo che bisogna sempre rispondere ad attacchi e accuse, ancor più se giudicate infondate o non veritiere. Specie quando si hanno responsabilità politiche. Detto ciò, sia chiaro che una trasmissione televisiva non può essere una procura aggiunta. E attenti: perché così si sa dove si comincia ma non dove si finisce. Dobbiamo fare un dibattito parlamentare o…
“È giusto che Daniela Santanchè chiarisca nelle sedi opportune. Che rimangono quelle giudiziarie. Cosa diversa è la valutazione politica, certo. E quella potremo farcela in aula”. Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè era stato tra i primi, venerdì, a chiedere che la ministra del Turismo riferisse in Parlamento. Ora che anche la premier Giorgia Meloni si è espressa in questa direzione, non canta vittoria. Anzi, fa professione di garantismo: “Ma aspetto di capire, direttamente da Santanché, come stanno i fatti”.
C’era una nube di silenzio, su questa vicenda, che si sta dissolvendo.
“Per formazione e deformazione professionale, credo che bisogna sempre rispondere ad attacchi e accuse, ancor più se giudicate infondate o non veritiere. Specie quando si hanno responsabilità politiche. Detto ciò, sia chiaro che una trasmissione televisiva non può essere una procura aggiunta. E attenti: perché così si sa dove si comincia ma non dove si finisce. Dobbiamo fare un dibattito parlamentare ogni volta che un organo di informazione fa un’inchiesta, che sia Report o l’ultimo sito web di Casamicciola?”.
Anche lei, quando era già deputato, fu coinvolto in un’inchiesta di Report sui rapporti con l’ex capo degli industriali siciliani Antonello Montante, poi condannato a 8 anni per associazione a delinquere,
“Chiesi e ottenni una doppia rettifica alla trasmissione e poi mi presentai in commissione Antimafia. Spontaneamente, senza che nessuno me lo chiedesse”.
Resta che Giorgia Meloni si sia detta “felice” del fatto che Santanché si presenti in Parlamento. Perché, secondo lei?
“La mia lettura è semplice: la presidente del Consiglio vuole dare un contributo per spegnere il fuoco della polemica. Evita di restare appesa per giorni alle reiterate richieste di dimissioni, di rimanere in balia dell’opposizione”.
Vi sarete fatti un’idea sul merito della questione. Si parla di tfr non pagati, di un debito rilevante nei confronti dello Stato. Vicende non proprio edificanti per un ministro della Repubblica.
“Si tratta di fatti su cui ascolteremo le sue giustificazioni. Al momento l’opposizione cavalca una tigre di carta, mediatica”.
Sul Mes, intanto, la premier si è vista costretta a ufficializzare un rinvio.
“Il Mes aveva un senso nel 2019, dopo il Pnrr ne ha molto meno. E in più c’è un fatto di merito: il meccanismo di stabilità è acefalo, la governance non risponde né alla commissione né al Parlamento. È legittima la paura che la ratifica possa trasformarsi in un passo falso. Siamo gli unici a non averlo ratificato? Gli ultimi saranno i primi... Perché magari altri Paesi, di qui a qualche mese, sosterranno la nostra posizione”.
Regge la pax interna a Forza Italia dopo la morte di Berlusconi?
“Abbiamo intrapreso un percorso che prevede il consiglio nazionale e il congresso. Non ci sono conti da regolare, dobbiamo trovare una formula che - non essendoci più il Cavaliere come dio della montagna - contempli forme di collegialità nella gestione. Bisogna legittimare chi, dentro il partito, ha storia, cultura e capacità. E far sì che FI non sia subalterna a nessuno nella coalizione, proseguendo nelle storiche battaglie di Berlusconi come quella sulle pensioni minime”.
Un possibile ruolo per Marta Fascina sta già creando divisioni.
“Si fa un errore se si vuole ritagliare a Marta Fascina un ruolo che già ha. È una dei 44 deputati di FI ed è segretaria della commissione difesa”.
Si va verso un direttorio?
“Un organigramma del partito c’è già. È composto da incapaci? Io non credo proprio”.