Mes, alluvione, canone Rai: Meloni indecisionista perde anche il suo portavoce
di Emanuele LauriaDal Mes al caso Santanchè, dal commissario alla ricostruzione all’abolizione del canone Rai. Fino all’Autonomia cara ai leghisti ma molto meno a Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni, sotto l’assedio della Lega, sposa la tattica del rinvio. Mentre incassa il probabile addio di uno degli uomini simbolo del suo recente cammino da premier: il capo ufficio stampa Mario Sechi, secondo robuste indiscrezioni, sta per lasciare l’incarico (assunto solo a inizio marzo) e accettare la nomina a direttore di Libero.
Un giugno che adesso si fa rovente. E nel congelatore del presidente del Consiglio finiscono le decisioni. La richiesta ufficiale di far slittare l’esame del disegno di legge di ratifica del Meccanismo europeo di stabilità, da parte della responsabile del governo, è il manifesto di questa fase di incertezza. La Lega, con il capogruppo Riccardo Molinari, ieri ha ribadito il suo ruolo di ariete salviniano dicendo che «è difficile immaginare che il Mes possa arrivare in aula entro il 30 …
Dal Mes al caso Santanchè, dal commissario alla ricostruzione all’abolizione del canone Rai. Fino all’Autonomia cara ai leghisti ma molto meno a Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni, sotto l’assedio della Lega, sposa la tattica del rinvio. Mentre incassa il probabile addio di uno degli uomini simbolo del suo recente cammino da premier: il capo ufficio stampa Mario Sechi, secondo robuste indiscrezioni, sta per lasciare l’incarico (assunto solo a inizio marzo) e accettare la nomina a direttore di Libero.
Un giugno che adesso si fa rovente. E nel congelatore del presidente del Consiglio finiscono le decisioni. La richiesta ufficiale di far slittare l’esame del disegno di legge di ratifica del Meccanismo europeo di stabilità, da parte della responsabile del governo, è il manifesto di questa fase di incertezza. La Lega, con il capogruppo Riccardo Molinari, ieri ha ribadito il suo ruolo di ariete salviniano dicendo che «è difficile immaginare che il Mes possa arrivare in aula entro il 30 giugno: credo che slitterà». Una conferma, apparentemente, delle parole di Meloni. Ma il lavoro della premier per spingere su altri fronti (patto di stabilità e unione bancaria) il negoziato Ue, è ostacolato dall’attacco con toni antieuropeisti degli esponenti del Carroccio, fra cui Claudio Borghi e lo stesso Molinari, che aveva definito il fondo Salva Stati, approvato da tutti gli altri Paesi dell’Ue, uno strumento di «strozzinaggio».
Sulla vicenda Santanchè, Meloni si è detta «felice» che la ministra vada a riferire in aula. La premier, nel frattempo, non ha affatto gradito il pressing che verso questa soluzione hanno fatto gli alleati, con la Lega di nuovo in testa. Ma in questo clima la presidente non ha potuto far altro che prendere tempo e delegare una decisione al Parlamento. Senza certezza sulla data.
Cinquanta giorni dopo l’alluvione in Romagna non c’è un commissario per la ricostruzione. E chi ha stigmatizzato questo ritardo? Ancora la Lega, ancora con Molinari: «Penso che si sia perso tanto tempo sul commissario, su questo voglio essere onesto». Sullo sfondo il braccio di ferro fra Meloni e Salvini, che ha reclamato voce in capitolo sulla nomina, rammentando anche che un’altra gestione commissariale, quella della ricostruzione post-sisma del 2016, è stata affidata a un senatore di FdI, Guido Castelli. Domani la nomina potrebbe essere varata in cdm: e in pole ci sono due tecnici, Fabrizio Curcio e Francesco Paolo Figliuolo.
È ferma anche la proposta dell’abolizione del canone Rai, uno dei cavalli di battaglia di Matteo Salvini. Meloni, che ha appena fatto cambiare i vertici della tv di Stato piazzando propri fedelissimi, non vede di buon occhio l’iniziativa. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sta svolgendo un lavoro di mediazione e, forte di rilievi da parte dell’Europa, punta almeno sulla rimozione dell’obbligo di versare il canone in bolletta. Ma si rischia un minor gettito fra 200 e 250 milioni di euro. Ecco i dubbi dei tecnici dell’Agenzia delle Entrate, che preferirebbero una riscossione costante che ha visto diminuire l’evasione della tassa nel tempo. Giorgetti, qualche giorno fa, ha incontrato l’ad e il direttore generale della Rai, Roberto Sergio e Giampaolo Rossi, e la soluzione - finora - si limita all’istituzione di un tavolo di lavoro sul canone.
Una serie di impasse cui non è estraneo il clima pre-elettorale. E oggi comincia al Senato la discussione generale sul disegno di legge sull’autonomia differenziata. Salvini ha dato un chiaro ordine ai suoi: «Il testo va approvato prima delle Europee». Ma non sono pochi i parlamentari di FdI a storcere il naso. Mentre il Pd, per bocca del capogruppo Francesco Boccia, promette battaglia. Insomma, potrebbe formarsi un asse trasversale contrario al provvedimento. Con conseguente melina a Palazzo Madama.
Sono i pensieri che agitano la mente della premier alla vigilia di una settimana delicata che comprende anche il consiglio europeo. E, in questo clima, Meloni si accinge a interrompere il rapporto con Mario Sechi, l’ex direttore dell’Agi che da meno di quattro mesi aveva assunto il ruolo di capo ufficio stampa. Sechi, da metà luglio, andrà a dirigere Libero, mentre Alessandro Sallusti e Vittorio Feltri andranno al Giornale. Notizia non smentita né da Sechi né da Chigi: Meloni dovrà ricominciare la ricerca di un «comunicatore».