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I timori di Pechino: “Mosca partner strategico, sosteniamo la sua stabilità”

Il presidente cinese Xi Jinping 

 
Xi pubblicamente tace ma teme che l’indebolimento di Putin destabilizzi i confini
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PECHINO — La prima reazione ufficiale di Pechino è arrivata solamente nella tarda serata di ieri. «Come vicino amichevole e partner strategico, la Cina sostiene la Russia nei suoi sforzi per proteggere la stabilità del Paese, svilupparsi e raggiungere la prosperità», dichiara il Ministero degli Esteri in un breve comunicato. Aggiungendo — come da copione — che quanto appena accaduto in Russia è un «affare interno» del Paese. Il presidente Xi Jinping, almeno pubblicamente, continua invece ancora a tacere.

Di un Putin indebolito o, peggio, sconfitto e umiliato alle porte di casa, Xi sa bene che non se ne fa niente. Per la Cina, ciò che sta accadendo rappresenta una delle più grandi preoccupazioni. Dentro le segrete stanze di Zhongnanhai, il cuore del potere comunista, si discute di come sia opportuno muoversi. La stabilità di Mosca, per Pechino, è cruciale.

La diplomazia mandarina già si dà da fare per capire quanto grave sia la situazione. A Pechino ieri il ministro degli Este…

PECHINO — La prima reazione ufficiale di Pechino è arrivata solamente nella tarda serata di ieri. «Come vicino amichevole e partner strategico, la Cina sostiene la Russia nei suoi sforzi per proteggere la stabilità del Paese, svilupparsi e raggiungere la prosperità», dichiara il Ministero degli Esteri in un breve comunicato. Aggiungendo — come da copione — che quanto appena accaduto in Russia è un «affare interno» del Paese. Il presidente Xi Jinping, almeno pubblicamente, continua invece ancora a tacere.

Di un Putin indebolito o, peggio, sconfitto e umiliato alle porte di casa, Xi sa bene che non se ne fa niente. Per la Cina, ciò che sta accadendo rappresenta una delle più grandi preoccupazioni. Dentro le segrete stanze di Zhongnanhai, il cuore del potere comunista, si discute di come sia opportuno muoversi. La stabilità di Mosca, per Pechino, è cruciale.

La diplomazia mandarina già si dà da fare per capire quanto grave sia la situazione. A Pechino ieri il ministro degli Esteri Qin Gang ha ricevuto infatti il numero due della diplomazia russa Andrei Rudenko per discutere di «questioni internazionali e regionali di interesse comune». Anche se, come sottolinea Joseph Webster dell’Atlantic Council, «a meno che non decida di correre rischi significativi, la Cina ha poca capacità di influenzare gli eventi. Un intervento nella politica interna russa sarebbe un passo azzardato e rischierebbe di danneggiare le relazioni con l’eventuale successore di Putin. La leadership cinese probabilmente osserverà gli eventi, piuttosto che tentare di plasmarli».

I media statali cinesi hanno minimizzato la rivolta guidata da Prigozhin. Una copertura piatta. Che non rende affatto l’importanza che Xi e la leadership comunista attribuiscono allo scontro in Russia, il partner più importante di Pechino nel suo sforzo di combattere quella che considera l’egemonia statunitense. Un Putin indebolito priverebbe Xi di un “amico” fidato e potrebbe anche destabilizzare l’enorme confine — oltre quattromila chilometri — che Cina e Russia condividono.

«Xi ha bisogno di una Russia amichevole e relativamente forte che possa sfidare il potere americano in Europa mentre Pechino spinge la sua influenza in Asia», sostiene Hal Brands, professore alla Johns Hopkins. «Pechino ha un profondo interesse strategico nel garantire che Mosca — e Putin in prima persona — rimanga un valido alleato per arginare il potere degli Stati Uniti. Ha la necessità strategica di evitare che la Russia subisca disordini interni che potrebbero portare all’ascesa di un regime ostile alla Cina», scrive John Culver dell’Atlantic Council. «Una Russia che barcolla significa un maggiore isolamento per la Cina. Se cade Putin, Pechino aspetterà che la polvere si depositi e coltiverà la nuova struttura di potere, forse consigliando alla Russia di uscire dall’Ucraina per concentrarsi sulla competizione a lungo termine con l’Occidente».

Uno dei pochi commenti sulla stampa cinese arriva dal Global Times, il tabloid del Partito: «Nonostante i media occidentali affermino che la rivolta della Wagner esponga la debolezza dell’amministrazione di Putin, il Cremlino mantiene una forte capacità di deterrenza, che aumenterà ulteriormente la sua autorità».

Molti i commenti sui social cinesi dove le mosse di Prigozhin sono state paragonate alla ribellione di An Lushan, iniziata nel 755 d.C., quando il generale ribelle usò le sue truppe per catturare la capitale e proclamarsi imperatore. Pur fallendo, la ribellione portò a un indebolimento della dinastia Tang, che da quella crisi non si riprese più.

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