Commissario per la ricostruzione in Romagna, è derby tra Figliuolo e Bertolaso
di Stefano BaldoliniFigliuolo o Bertolaso. A diverse settimane dall’alluvione in Romagna sono questi i nomi in pole per il ruolo di commissario per la ricostruzione post calamità. Un derby tra due figure iconiche nella gestione dell’emergenza italica che si risolverà nel cdm di oggi, la riunione slittata la scorsa settimana per “impegni personali” della premier Meloni.
Il nome che gode i favori del pronostico è quello del generale degli Alpini, salito agli onori delle cronache per il successo della campagna di vaccinazione contro il Covid-19. Paolo Figliuolo, allora pressoché sconosciuto comandante logistico dell’Esercito venne nominato nel marzo del ‘21 dal premier Mario Draghi, in sostituzione del commissario straordinario Paolo Arcuri.
Svolto con obiettiva efficienza l’incarico, il generale di origine potentine è poi rientrato nelle Forze armate, e attualmente è il capo del comando operativo di vertice interforze (Covi). Il suo nome è circolato per i vertici dello stato maggiore della D…
Figliuolo o Bertolaso. A diverse settimane dall’alluvione in Romagna sono questi i nomi in pole per il ruolo di commissario per la ricostruzione post calamità. Un derby tra due figure iconiche nella gestione dell’emergenza italica che si risolverà nel cdm di oggi, la riunione slittata la scorsa settimana per “impegni personali” della premier Meloni.
Il nome che gode i favori del pronostico è quello del generale degli Alpini, salito agli onori delle cronache per il successo della campagna di vaccinazione contro il Covid-19. Paolo Figliuolo, allora pressoché sconosciuto comandante logistico dell’Esercito venne nominato nel marzo del ‘21 dal premier Mario Draghi, in sostituzione del commissario straordinario Paolo Arcuri.
Svolto con obiettiva efficienza l’incarico, il generale di origine potentine è poi rientrato nelle Forze armate, e attualmente è il capo del comando operativo di vertice interforze (Covi). Il suo nome è circolato per i vertici dello stato maggiore della Difesa, e dunque c’è chi ha letto la sua designazione a commissario post alluvione, incarico con 2,2 miliardi già stanziati e tempi non brevissimi, come una estromissione di fatto dal risiko delle prossime nomine del governo. In questo senso sarà decisivo capire se si tratterà di un incarico a tempo e alla guida di una squadra articolata che gli possa permettere di restare in gioco per altre funzioni.
"Penso che il governo farà le sue scelte, io sono un servitore dello Stato. In questo momento ho un incarico che mi piace molto, in caso… Vedremo… Sono abituato a obbedire perché chi sa obbedire sa comandare", ha commentato il generale i rumors dei giorni scorsi.
Altrettanto simbolico il discorso per l’altro candidato forte, Guido Bertolaso, che battezzato alla Protezione Civile da un governo di centrosinistra (Prodi I, 1996), è poi divenuto la carta vincente della destra in occasione delle diverse emergenze che il Paese ha dovuto affrontare negli scorsi 25 anni.
A partire sempre da quella del coronavirus. L’attuale assessore al Welfare della Regione Lombardia, fu chiamato infatti come consulente di Lombardia, Marche, Sicilia e Umbria nei mesi più duri della pandemia.
Il nome del focoso medico toscano a capo della protezione civile dal 2001 al 2010, è stato legato a doppio filo ai governi Berlusconi, di cui fu anche sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'Emergenza rifiuti in Campania (2008-2010).
Commissario straordinario per il terremoto dell'Aquila del 2009. Fu sempre durante un sisma, quello ad Haiti del 2010, che si consumò un importante strappo con gli Stati Uniti che Bertolaso arrivò a criticare nella gestione e distribuzione degli aiuti. Coinvolto in diverse inchieste sul G8 alla Maddalena del 2009 e sul terremoto aquilano, ne uscirà indenne tra proscioglimenti e archiviazioni. A novembre del 2010 lascia la Protezione civile.
Nel decennio successivo si fa il suo nome per il Campidoglio in quota centrodestra, ma nel 2016 a sbarrargli il passo sarà proprio l’attuale premier Giorgia Meloni che romperà l’accordo e si candiderà, non senza polemiche, anche con l’appoggio della Lega.
Figliulo e Bertolaso. Un civil servant in uniforme e stellette, un tecnico in felpa e parole fuori dai denti. Due stili di leadership completamente opposti. Chi la spunterà dovrà ricostruire l’importante tessuto della Romagna e sopravvivere alle tensioni latenti della maggioranza, che già nella scelta del commissario hanno trovato il modo di venire alla luce.