Il Molise alla destra nel segno di Berlusconi: l’intesa progressista parte col piede sbagliato. Lotito: “Ha vinto la politica del fare, cara al mio amico Berlusconi”
dal nostro inviato Concetto VecchioIl nuovo presidente del Molise, Francesco Roberti
(ansa)CAMPOBASSO - «Presidente, siamo al 57-60 per cento», sussurra un collaboratore nell’orecchio di Claudio Lotito. Il pascià del Molise socchiude gli occhi. Poi è scosso da un sussulto: «Scrivi: con Lotito risultato garantito!». La destra si tiene il Molise. Francesco Roberti, sindaco di Forza Italia a Termoli, è il nuovo governatore. E nella sala del Centrum Palace hanno occhi solo per il patron della Lazio, senatore di Campobasso e coordinatore regionale berlusconiano: «Ha vinto la politica del fare, quella cara al mio amico Silvio», è la sua analisi del voto. Poi ci tiene a consegnarti un volantino. «Ecco, guardi qui: sono i dieci risultati che ho portato a casa in soli sei mesi». Che fare però col Campobasso calcio precipitato in serie D? Scatta in piedi. «Risolveremo anche questo problema!».
Spoglio di lentezza mediorientale. Il dato finale arriverà a notte fonda. Ma alle otto di sera, nel quartiere generale del Movimento 5Stelle, Roberto Gravina, il candidato del centrosinistr…
CAMPOBASSO - «Presidente, siamo al 57-60 per cento», sussurra un collaboratore nell’orecchio di Claudio Lotito. Il pascià del Molise socchiude gli occhi. Poi è scosso da un sussulto: «Scrivi: con Lotito risultato garantito!». La destra si tiene il Molise. Francesco Roberti, sindaco di Forza Italia a Termoli, è il nuovo governatore. E nella sala del Centrum Palace hanno occhi solo per il patron della Lazio, senatore di Campobasso e coordinatore regionale berlusconiano: «Ha vinto la politica del fare, quella cara al mio amico Silvio», è la sua analisi del voto. Poi ci tiene a consegnarti un volantino. «Ecco, guardi qui: sono i dieci risultati che ho portato a casa in soli sei mesi». Che fare però col Campobasso calcio precipitato in serie D? Scatta in piedi. «Risolveremo anche questo problema!».
Spoglio di lentezza mediorientale. Il dato finale arriverà a notte fonda. Ma alle otto di sera, nel quartiere generale del Movimento 5Stelle, Roberto Gravina, il candidato del centrosinistra, ha già telefonato al suo rivale per fargli i complimenti. Affronta i giornalisti mentre sul corso la gente si concede lo struscio estivo: «Evidentemente hanno preferito confermare questi che avevano governato male», commenta.
Il piccolo Molise era un test nazionale. La prima volta di Pd e M5S insieme alle Regionali. Il primo voto senza Silvio Berlusconi dopo ventinove anni. Il sindaco Gravina è andato maluccio pure nella sua Campobasso. La sconfitta però ha molti padri. Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno stretto un’alleanza con troppi distinguo, rinunciando non solo a fare un comizio insieme, ma anche a mostrarsi uniti in piazza. Giovedì scorso si sono rintanati in un bar: agli elettori non è piaciuto. Lotito e Salvini a Termoli sono saliti sul palco insieme. Quindi il fronte progressista parte col piede sbagliato. Ma questa è la strategia di Conte, che fino alle Europee non intende sbilanciarsi, mantenendo la sua alterità. Pagherà?
In tanti ritengono che Gravina sia stato troppo morbido. «Non credo», respinge l’accusa il diretto interessato. Il Molise veniva dal malgoverno di Donato Toma, di Forza Italia – un fallimento così manifesto da non meritarsi nemmeno la ricandidatura – contro il quale i grillini prima maniera si sarebbero avventati col coltello tra i denti. Il prescelto inizialmente non era lui, ma il giornalista Rai Domenico Iannacone, poi sacrificato sull’altare di oscure e poco edificanti logiche locali. Gravina ha ammesso di non avere brigato per correre, ha ceduto su pressione di Conte. Se avesse vinto sarebbe stato il primo governatore M5S. Un’occasione così non capiterà più, forse. Dice, davanti a una selva di microfoni: «Però spero che si vada avanti col Pd, un progetto allargato e alternativo alla destra». «La nostra proposta di grande cambiamento non è passata», sospira la consigliera regionale Pd, Micaela Fanelli: lei l’avrebbe voluto fare. Anche lei insiste sulle clientele, «il voto a strascico». Roberti aveva sette liste di centrodestra, in una aveva trovato posto anche il Terzo Polo di Renzi e Calenda. Gravina sei.
Sono dettagli che pesano in una Regione da cui i giovani fuggono in massa, la più anziana dopo la Liguria. E nella quale la politica funge da ammortizzatore sociale, basta vedere l’enorme densità di comitati elettorali: uno in ogni strada. Fratelli d’Italia è andata bene, segno che il vento spira ancora per Giorgia Meloni. Però i più non sono andati a votare, specie nei piccoli Comuni, a San Biase appena il 14 per cento. L’affluenza è stata del 47,9, in tutto 157 mila elettori. «Perché la prefettura è così lenta?», urla al telefono Lotito.
Il patron dedica la vittoria a Berlusconi. «Fu lui, nel luglio del 2004, a chiedermi di prendere la Lazio. Aveva 550 milioni di debiti. Erano scappati tutti. Una mission impossibile. E invece eccomi qua. Quando mi sono candidato per il Senato i molisani mi avevano accolto con sospetto, come uno che viene da fuori. Non li conoscevo, lo confesso. Ma ho imparato ad apprezzarli, affettuosi, fin troppo educati. Questa terra ha enormi potenzialità, ora la Regione può contare su un governo amico. Però non devono scadere nella rassegnazione dei vinti, non siamo nei Malavoglia qua!». E si guarda intorno soddisfatto.