Francesco Figliuolo commissario per la ricostruzione in Emilia Romagna
di Emanuele Lauria , Giovanna VitaleIl generale Francesco Paolo Figliuolo
ROMA - Rieccolo, l’alpino che salvò l’Italia dal Covid. Il governo di un centrodestra che con non pochi mal di pancia incassò le decisioni del generale durante la pandemia, sceglie Francesco Paolo Figliuolo per risolvere un’altra emergenza nazionale: la ricostruzione dopo l’alluvione che ha devastato in particolare la Romagna nella prima metà di maggio.
Giorgia Meloni ricorre a una figura-chiave dell’era Draghi nel giorno in cui nomina come governatore di Bankitalia Fabio Panetta, altro uomo vicino all’ex premier, e tronca un’attesa che si stava prolungando oltremodo, suscitando l’irritazione della Lega. La delibera del consiglio dei ministri chiude anche il braccio di ferro fra Giorgia Meloni e Matteo Salvini: quest’ultimo av…
ROMA - Rieccolo, l’alpino che salvò l’Italia dal Covid. Il governo di un centrodestra che con non pochi mal di pancia incassò le decisioni del generale durante la pandemia, sceglie Francesco Paolo Figliuolo per risolvere un’altra emergenza nazionale: la ricostruzione dopo l’alluvione che ha devastato in particolare la Romagna nella prima metà di maggio.
Giorgia Meloni ricorre a una figura-chiave dell’era Draghi nel giorno in cui nomina come governatore di Bankitalia Fabio Panetta, altro uomo vicino all’ex premier, e tronca un’attesa che si stava prolungando oltremodo, suscitando l’irritazione della Lega. La delibera del consiglio dei ministri chiude anche il braccio di ferro fra Giorgia Meloni e Matteo Salvini: quest’ultimo aveva stoppato la possibile nomina del governatore emiliano del Pd Stefano Bonaccini, rispetto alla quale la presidente del Consiglio non era ostile, anche in ottica anti-Schlein. Il braccio di ferro è proseguito a lungo, con il leader del Carroccio diffidente verso una possibile scelta politica della premier: nei giorni successivi alla tragedia aveva colpito l’iperattivismo del viceministro di FdI Galeazzo Bignami, peraltro osteggiato dagli amministratori locali di centrosinistra. E alla Lega già non era andata giù la nomina del senatore meloniano Guido Castelli per la gestione di un’altra ricostruzione, quella dopo il sisma del 2016.
Si è così allargato il periodo della decisione, con altri momenti di frizione fra Meloni e Salvini. Come quando, nel corso di una riunione a Palazzo Chigi, la prima ministra ha annunciato la scelta di Nello Musumeci come coordinatore del tavolo di confronto con gli enti locali. Il vicepremier, presente all’incontro, nell’occasione non è riuscito a nascondere la sorpresa e l’imbarazzo.
Negli ultimi giorni la virata sui tecnici, la soluzione in ultimo più gradita a Palazzo Chigi, con la ricerca di nomi utili a superare l’impasse politica: in evidenza, sulla scrivania di Meloni, quelli di Guido Bertolaso e Francesco Paolo Figliuolo. E con un’insofferenza crescente della Lega per il ritardo, che culmina nella frase twittata da Salvini ieri sera, dopo l’agognata nomina: «Habemus papam».
La scelta, spiegano fonti dell’esecutivo, cade su Figliuolo (attualmente a capo del reparto operativo interforze), per due motivi: non è sgradito ai governatori, con cui ha collaborato ai tempi del Covid, ed è in grado di smontare la protesta del Pd, che ha fortemente sostenuto l’azione del generale durante il governo Draghi. Costretto perciò a concentrare le critiche all’esecutivo sul ritardo col quale ha proceduto alla nomina e l’incertezza sui fondi. Lo dice con stizza Bonaccini: «Avevamo proposto una collaborazione istituzionale che valorizzasse i territori e il rapporto diretto con cittadini e imprese, come avvenuto con la ricostruzione post sisma dell’Emilia nel 2012. Prendiamo atto che il governo, dopo due lunghi mesi di gestazione, ha scelto invece un modello centralistico. Una scelta che reputiamo sbagliata», sebbene attenuata dall’individuazione di Figliuolo, con cui «siamo pronti a collaborare».
Ritardo che peraltro, rincara l’eurodeputata romagnola Elisabetta Gualmini, «ha rischiato di mettere in discussione l’attivazione del fondo di solidarietà europeo che deve per forza essere richiesto entro 12 settimane dalla prima alluvione». E poiché si pone comunque il tema di come coordinare la ricostruzione con gli interventi sull’emergenza già delegati dalla Protezione civile ai governatori Bonaccini, Giani e Acquaroli, i tre presidenti di regione saranno sub-commissari di Figliuolo. Anche per evitare di sprecare altro tempo prezioso. «Servono soldi e misure», ammonisce in tv Pierluigi Bersani, «se perdiamo altri giorni ad aspettare finiamo nei guai».
Sono le risorse il vero nodo da sciogliere. L’Emilia-Romagna, dove è localizzata la stragrande maggioranza dei danni, ha chiuso il conto a quasi nove miliardi. Bonaccini ha più volte ribadito che quasi due miliardi servono subito, per fare, entro l’autunno, quegli interventi necessari su strade, frane e argini dei fiumi, per impedire che un nuovo acquazzone provochi e aggravi i problemi. E lo ha ribadito ieri: «Resta da capire con quali risorse potrà lavorare il commissario».
Il ministro Musumeci si è limitato a dire che ci sarà un fondo per le calamità in un nuovo disegno di legge mentre si stanno cercando fondi anche nel Pnrr: «Io non dico che non ci sarà mai più un commissario-governatore ma servono competenze. Figliuolo resterà in carica 5 anni ma ci auguriamo che i tempi previsti dalla norma — conclude Musumeci — siano bruciati e neutralizzati dall’efficacia di un gioco di squadra».