Schlein torna a Bruxelles: “Sostegno del Pd a Kiev non cambia, ma dopo Prigozhin l’Ue spinga Putin al cessate il fuoco”. E chiederà la ratifica del Mes
dal nostro inviato Lorenzo De CiccoBRUXELLES - Elly Schlein oggi torna a Bruxelles. Ventiquattr’ore dopo la conferma di Giorgia Meloni a presidente dei Conservatori europei, la segretaria del Pd è attesa da una missione impegnativa.
Tre giorni di incontri: la delegazione dem all’Eurocamera, bilaterali con tre commissari socialisti e la presidente del Parlamento Ue (popolare) Roberta Metsola, il vertice del Pse pre-Consiglio europeo. Sullo sfondo ci sono le ricandidature alle elezioni del 2024 (qualche eurodeputato stasera porrà il tema, della serie: che facciamo? Chi ricandidi dei nostri?), ma il nocciolo è chiaramente un altro. Lo scenario in Russia, dopo la marcia di Prigozhin fino a 200 chilometri da Mosca.
Schlein stasera ripeterà quello che va dicendo da qualche giorno. E cioè che la linea del Pd sul sostegno anche militare all’Ucraina “non cambia e non cambierà”, ma con un’aggiunta sulla scia degli ultimi avvenimenti: “Putin ora è più debole – ragiona Schlein, che il 3 luglio porterà la sua segreteria a Ventotene…
BRUXELLES - Elly Schlein oggi torna a Bruxelles. Ventiquattr’ore dopo la conferma di Giorgia Meloni a presidente dei Conservatori europei, la segretaria del Pd è attesa da una missione impegnativa.
Tre giorni di incontri: la delegazione dem all’Eurocamera, bilaterali con tre commissari socialisti e la presidente del Parlamento Ue (popolare) Roberta Metsola, il vertice del Pse pre-Consiglio europeo. Sullo sfondo ci sono le ricandidature alle elezioni del 2024 (qualche eurodeputato stasera porrà il tema, della serie: che facciamo? Chi ricandidi dei nostri?), ma il nocciolo è chiaramente un altro. Lo scenario in Russia, dopo la marcia di Prigozhin fino a 200 chilometri da Mosca.
Schlein stasera ripeterà quello che va dicendo da qualche giorno. E cioè che la linea del Pd sul sostegno anche militare all’Ucraina “non cambia e non cambierà”, ma con un’aggiunta sulla scia degli ultimi avvenimenti: “Putin ora è più debole – ragiona Schlein, che il 3 luglio porterà la sua segreteria a Ventotene – E chissà se questi sviluppi daranno all'Europa una voce politica per il cessate il fuoco”. Anche ieri lo diceva in tv: “Non possiamo aspettare che cada l’ultimo fucile per chiedere un’azione diplomatica dell’Ue”. Concetti che saranno ricalcati nella risoluzione che il Pd presenterà domani alla Camera dei deputati, durante la discussione sul Consiglio europeo. Nel testo, stando alla bozza che circolava ieri, dovrebbe esserci anche un richiamo esplicito alla ratifica del Mes, per incalzare e mettere in difficoltà Meloni. Mettendo in conto, quindi, che nel voto la strada col M5S, contrario al meccanismo europeo di stabilità al pari di Lega e FdI, si separerà da quella del Pd.
Obiettivo: serrare i ranghi dem sulle armi a Kiev
L’agenda brussellese di Schlein è fitta. Stasera, prima di cena, riunirà per la prima volta formalmente i 16 eurodeputati dem, capeggiati da Brando Benifei. Li aveva incontrati subito dopo le primarie, ma in una cena informale nel ristorante “L’Improbable”, a base di tataki al salmone. Poi, a fine maggio, aveva cancellato la trasferta: dopo il flop alle elezioni amministrative, meglio restare a Roma. Nel mezzo, ci sono state due votazioni in cui la truppa del Pd ha proceduto in ordine sparso, all’Eurocamera. Prima nel voto sull’Asap (Act in Support of Ammunition Production), cioè il provvedimento che punta ad aumentare la capacità produttiva europea di armi per sostenere Kiev, anche facendo ricorso ai fondi del Pnrr: 10 voti a favore, 4 astenuti e un contrario. Dodici giorni fa, nuovo voto, stavolta sull’adesione dell’Ucraina alla Nato, nuova spaccatura, col grosso degli europarlamentari democratici che si è astenuto in dissenso dal resto dei socialisti, 2 sì e un no. La missione di Schlein serve quindi innanzitutto a serrare i ranghi: tra il 12 e il 13 luglio è in programma il voto finale sull’Asap e stavolta, in teoria, per il Pd sarà molto più facole votare sì insieme al Pse, dato che in Italia il Nazareno ha appena incassato un risultato non da poco: l’approvazione all’unanimità di una mozione che chiede al governo di non sfruttare il Pnrr per le munizioni.
Domani Schlein avrebbe dovuto incontrare tutto il gruppo dei socialisti europei, ma il vertice è saltato per problemi personali della presidente, la socialista Iratxe García Pérez. Schlein comunque vedrà nel primo pomeriggio tre commissari: il lussemburghese Nicolas Schmit (Lavoro), la portoghese Elisa Ferreira (Coesione) e verso le 18 il commissario all’Economia Paolo Gentiloni. Prima dovrebbe esserci un faccia a faccia con la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, accompagnata dalla vicepresidente italiana Pina Picierno. In serata invece si parla di un’iniziativa del circolo Pd di Bruxelles. Giovedì mattina, ultimo giro d’incontri: il pre-vertice dei socialisti in vista del Consiglio europeo, con Olaf Scholz, António Costa e Pedro Sánchez. Poi l’ufficio di presidenza del Pse, prima tappa di avvicinamento alle Europee fra un anno. Obiettivo: impedire che i Popolari abbraccino i Conservatori, slegandosi dall’asse storico con i socialisti.
Un’altra sfida a Meloni. Più complessa del Molise, su cui ieri mattina, riunendo la segreteria in vista di un’iniziativa sulla Casa che si terrà venerdì al circolo Pd del Pigneto, Schelin minimizzava, prevedendo la sconfitta: “Lì la destra governa da anni, non facciamone un dramma per un’altra settimana”.